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Pagine Gialle

Avete presente quando qualcuno avanza una richiesta che vorreste soddisfare ma temete di non poterlo fare perché ritenete di non essere in grado o perché non vi reputate all’altezza? Prendiamo due esempi spiccioli di vita quotidiana: la moglie che vi chiede di passare all’Ipercoop per comprare un detersivo un pelo più sofisticato del Dash in polvere e voi che vi cimentate nella ricerca del prodotto desiderato nella famigerata corsia detersivi, provando a orientarvi in quella selva di fustini e flaconi che sembrano tutti uguali (io, anni fa, persi mezz’ora nella corsia detergenti in cerca dell’Actimel che, dopo un rapido consulto con una gentile dipendente del supermercato, scoprii essere uno yogurt della Danone!). Oppure, il capoufficio che vi sollecita la chiusura della pratica più incasinata della vostra vita nel giro di un quarto d’ora: lì per lì, le gerarchie impongono obbedienza, perché il capo è pur sempre il capo; poi, nella migliore delle ipotesi, ci si lascia andare a una sfilza di rosari da scomunica, perché la pratica sarà importante, ma 15 minuti sono veramente pochi (per quantificarne la durata, consiglio l’infallibile metodo Sassuolo: non fai in tempo a entrare allo stadio, prendere un eurogol da Donazzan, vedere due pascolate di Bucchi che l’arbitro dà già il recupero e il quarto d’ora è bello che finito!).
(S)fortunatamente, non ho ancora trovato una moglie che sopporti le mie paturnie e il mio capufficio è alquanto magnanimo, quindi per il momento evito di lamentarmi; ma ogni tanto capita anche a me di rispondere affermativamente a una qualsivoglia richiesta, per una personalissima predisposizione all’accondiscendenza, salvo poi rimuginarci sopra e svilirmi in un laconico “Non ce la posso fare!”, fino allo stadio più grave dello sconforto: il pentimento! Che può essere irreversibile oppure sfociare in un timido e alle volte immotivato ottimismo, che mi permette di guardare al futuro con un po’ più di fiducia. Per entrare nell’argomento pallone, memorabile fu quella volta in cui l’allenatore della mia squadretta amatoriale mi chiese, per via di un’epidemia generale di compagni più bravi di me (cioè tutti), di giocare trequartista: io, ruvido terzinaccio buono giusto per la panchina, abituato a tocchi smarcanti che mandavano in porta gli avversari, quella volta avrei dovuto mandare in porta i miei compagni. Invece di agire fra le linee, avrei preferito agire dove più mi competeva: largo, molto largo sulla fascia, seduto di fianco al mister, ma alla fine decisi di assumermi le mie responsabilità (grazie all’ingiustificato ottimismo di cui sopra) e scesi in campo con il 10 sulle spalle, provocando con tutta probabilità uno scompenso cardiaco a Maradona, che difatti in quel periodo non se la passava molto bene (per la cronaca, la partita terminò con uno squallido 0-0, con una prestazione del sottoscritto ai limiti del dignitoso).
Ma veniamo al dunque. Qualche settimana fa, mi è stato chiesto da alcuni membri dello staff di occuparmi di una rubrica. Non nascondo che la richiesta mi ha immediatamente lusingato e reso entusiasta: frequento Cib da diversi anni, ero presente nel vecchio forum, ho visto nascere il nuovo e ormai considero questa comunità come una seconda casa, appuntamento fisso di ogni mia giornata.
Come ho già avuto modo di esporvi, alla soddisfazione per la scelta dello staff di affidarmi una rubrica, ha fatto seguito l’immediata sensazione di inadeguatezza per il ruolo (l’immancabile “non ce la posso fare!”). Quella dell’editoriale è una responsabilità molto pesante, che eredito da alcuni decani di Cib, che a distanza di anni vengono ancora celebrati su queste frequenze. Inoltre, l’editoriale ha come caratteristica intrinseca quella di “fare opinione”: è una peculiarità che non mi si addice, non è nelle mie corde, mentre prediligo la formazione del pensiero derivante dal confronto. Lo faccio su Cib, al bar, in ufficio, lo faccio ovunque: ritengo fisiologico che l’interazione fra individui provochi in ognuno delle conseguenze; e mi chiedo se la mia indole tentennante possa ben conciliarsi con i requisiti di un’opinionista (eufemismo!) oppure no! La risposta non me la sono ancora data: ho deciso comunque di provarci e accettare la sfida. Inoltre, è doverosa una nota in merito alle polemiche estive sulla tessera del tifoso, che avranno contribuito ad addossarmi, agli occhi di diversi di voi, un’etichetta indelebile al mio curriculum di forumista. Il confronto, a volte anche aspro, generato da quel dibattito mi ha permesso di crescere ed ampliare il mio bagaglio di conoscenze (senza conoscenza, la scelta non è mai consapevole), ma senza mai snaturare il mio modo di essere per questioni di desiderabilità sociale (non mi piace scrivere quello che altri vogliono leggere): ho ritenuto che sul forum ci fossero troppi slogan vicendevoli (pro e contro tessera) e pochi argomenti; così, ho deciso di intervenire, magari un po’ a gamba tesa, ma credo che alla fine quella discussione sia stata presupposto di crescita individuale e (mi auguro) collettiva.
Venendo alle specifiche tecniche, nella rubrica si parlerà di Cesena e del Cesena, di tutto ciò che ruota attorno alla squadra e alla piazza, allo spogliatoio e alla società, al pianeta calcio e al mondo del tifo in tutte le sue sfaccettature. Sarà un appuntamento molto stimolante per il sottoscritto, con un unico obiettivo: mettere sul piatto della carne, in attesa che quanti vorranno prendere parte al dibattito la condiscano come meglio credono.



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