Rubriche - Il Papero nel pallone

 

Nel Dialogo sui Massimi Sistemi, Galileo Galilei da Pisa, sembra abbia pronunciato questa frase, riferendosi al movimento della Terra attorno al sole, teoria che verificò scientificamente, prima di essere costretto all'atto d'abiura per ragioni di fede e religione.
Ho preso a prestito questa nobile espressione, poichè, circa 600 anni dopo, come novello Galileo, domenica sera, dialogando tra me e me sui Massimi Sistemi ficcadentiani, ho avuto lo stesso pensiero, ripassando a mente la partita appena vissuta dagli spalti, contro i veronesi del Chievo.
Il "si muove" era ovviamente riferito alla nostra amata compagine bianconera, che al termine della settimana più pazza, isterica, surreale e per certi versi tragicomica della sua storia, centra, fredda e imperturbabile come il suo allenatore, la prima vittoria del girone di ritorno, con una prestazione tutta sostanza e pochi fronzoli. Dimostrando non solo di muoversi ancora, ma di essere ancora bella viva e vegeta.

 

Guardando bene dentro le pieghe dell'incontro peraltro, riallacciandosi ancora alla vicenda di Galileo, abbiamo assistito anche domenica scorsa ad una piccola abiura. Esattamente al minuto 81 del match in questione infatti, il prode 4-3-3Max (cit.), abiura al suo credo tattico per 9 minuti più recupero. Butta dentro Giaccherini in luogo di Caserta, sfoggiando così per la prima volta il vestito della festa, quello che sa di naftalina, tanto è stato relegato nell'armadio: il 4-2-fantasia, tanto agognato dai 15.000 Commissari Tecnici del Manuzzi.
Il caso, destino o buona sorte che siano stati, hanno voluto che con questo schieramento il Cesena abbia colto quella che, se le cose andassero per un certo auspicabile verso, potrebbe essere ricordata come la vittoria della svolta.

Quello che si può, però, certamente riconoscere a questa vittoria, a prescindere da ciò che accadrà di qui a maggio, è il merito di aver scongiurato una virtuale retrocessione a febbraio, eventualità che personalmente tenevo fortissimamente a scongiurare, se non altro per dare un senso compiuto alle prossime domeniche, al di fuori delle gite all'Ikea. Undici amichevoli post-campionato francamente avrei faticato a digerirle.

In quell'apparentemente interminabile intermezzo, in realtà durato un paio di secondi, tra il controllo di Fernandes davanti alla porta, troppo, troppo grande e sguarnita di Antonioli, e la parata miracolosa dello stesso (ti amo), ho visto scorrere davanti agli occhi, come quando ci si rende conto di andare incontro alla morte, tutta la vita passata sui gradoni del Manuzzi, anzi della Fiorita (e in questo caso parliamo di tavole di legno su ponteggi ondulanti), negli ultimi 40 anni (sì, sono piuttosto vecchio):
Una parata con una sola mano di Boranga, un rigore di Frustalupi, la gamba spezzata dal genoano Onofri a Bergamaschi, i capelli improbabili di Filippi, più lunghi delle sue gambe, il collo invece incredibilmente corto di Ponzo, uno stop ad "inseguire" di Fimognari, la caccia all'uomo dei genoani (sempre loro) a Pestrin, Schachner che strattona Brio e fa goal alla Juve, la rovesciata di Garlini con l'Atalanta, e tanto tanto altro, di questa incredibile storia d'amore tra un uomo, anzi un bambino in principio, ed una maglia.
Per non parlare di quel minuto intercorso tra l'assegnazione del rigore e la trasformazione di Jimenez. Probabilmente mi sono giocato qualche ora, se non qualche giorno, di vita.
Ecco, nonostante tutto, nonostante Campedelli, Ficcadenti, Minotti, Toffolutti, Pinco e Pallino, non riesco a rimanere indifferente alla mia fede, a ciò che mi ha accompagnato sin da bambino, ed ha costituito il "trait d'union", l'anello di congiunzione, una costante, dall'infanzia, passando per l'adolescenza, fino all'età adulta, e che credo, salvo imprevisti da scongiurare, mi accompagnerà fino alla vecchiaia (peraltro prossima). Tutto ciò, chi ha il bastone del comando, chi muove le pedine, chi detiene un titolo sportivo, deve sempre, immancabilmente, inesorabilmente ricordarlo. Il Cesena è di quel bambino, il Cesena è, quel bambino di 40, 30 o 20 anni fa, è il bambino che magari si è affacciato domenica scorsa per la prima volta al Manuzzi, e passerà lì i suoi prossimi 40 anni di vita.

Chiusa la parentesi dei sentimentalismi personali, che però ho voluto rappresentare, nella certezza che tanti altri amici si potranno immedesimare e riconoscere negli stessi, facciamo un attimo un passo indietro, e torniamo alla partita di domenica scorsa.
Innanzi tutto, tengo a dire che prima ancora che il Cesena, ha vinto Cesena. Conosciamo tutti i fatti e gli accadimenti che avevano preceduto il match. Ebbene, nella domenica più difficile, rognosa e antipatica dell'anno, in una infame giornata di rigurgito invernale, contro la squadra di minore appeal del campionato, il Manuzzi si presenta pieno come un uovo, ma cosa molto più importante, pieno di calore ed entusiasmo, come non accadeva da tempo.

E la Curva Mare in particolare, onora la sua maglia numero 12, segnando un buon 33% del goal che potrebbe essere ricordato come il goal della ritrovata speranza. Inutile girarci attorno, quel rigore probabilmente sotto la curva Ferrovia, o ancor meno in trasferta,  non sarebbe mai stato assegnato. Per cui: 33% a Bogdani che se lo è procurato di puro mestiere ed esperienza, 33% a chi ha avuto gli attributi e la freddezza di trasformarlo, Luis Jimenez, ed il restante alla "Mare", che pur legittimamente contestando Ficcadenti e Campedelli, ha fatto sentire il suo ruggito, soprattutto nel secondo tempo, trascinando i ragazzi in campo ad una prestazione, non bella stilisticamente, ma finalmente di forza, intensità e quel tanto di furore agonistico e cattiveria che erano completamente mancati nel primo tempo, e in tante precedenti esibizioni.

A questo proposito, grande è il rimpianto pensando alla partita col Catania, che se fosse stata affrontata con lo stesso piglio del secondo tempo col Chievo, e un pizzico di coraggio in più, anche da parte di Ficcadenti, che non ha avuto l'ardire in quell'occasione di osare il modulo con i tre trequartisti, sarebbe stata ampiamente alla nostra portata, e ci avrebbe consentito di vedere la salvezza davvero ad un passo.

Salvezza che ora invece dista 3 punti. Con undici partite da disputare, possono essere pochi o tanti, soprattutto per una squadra che ha un rapporto conflittuale e complicato con la vittoria. Inutile fare tabelle, e fissare una quota salvezza a mio avviso. Basterà tenere d'occhio il Lecce, l'unica squadra che possiamo mettere dietro secondo la mia opinione, e cercare di fare perlomeno tre punti in più di loro nella rimanente tranche di campionato. Insomma, bisognerà purtroppo sperare anche nelle disgrazie altrui, perchè se il Lecce tiene il passo del girone di ritorno, non lo si prende più. In una retrocessione di Parma o Catania non credo, mentre ritengo che per il Brescia la mazzata di domenica scorsa, che va a fare il paio con la sconfitta interna contro il Cesena, possa essere stata fatale, soprattutto da punto di vista psicologico.

Oltre all'aspetto puramente numerico e matematico, credo che altri motivi di moderato ottimismo non manchino. La squadra ha dimostrato di avere valori morali e caratteriali importanti. Nel periodo più complicato dell'anno ha saputo isolarsi dai tumulti esterni, non è franata, non si è disgregata in schermaglie da spogliatoio, ha fatto corpo unico e ha cavato dal  buco un corposo ragno con il numero 4 stampato sul dorso; quattro, come i punti conquistati nelle ultime due partite, contro squadre comunque ostiche; andando due volte in vantaggio, con carattere, a Parma, e azzannando il Chievo fino al 90°, cogliendo una meritata vittoria, a prescindere da valutazioni arbitrali obiettivamente favorevoli.

L'appunto tecnico più preoccupante, che mi sento personalmente di fare alla squadra, soprattutto riguardo a domenica scorsa, è una certa mancanza di qualità sulle due fasce. Tante volte siamo arrivati sul fondo con i due terzini, ma troppo spesso questi sono stati fermati nel tentativo di saltare o aggirare l'uomo per mettere la palla in mezzo. Lauro e Ceccarelli, sono gli uomini di maggior cuore della squadra, con un rapporto simbiotico con la maglia, e spesso questo gli ha consentito di andare oltre le loro possibilità, sfornando spesso prestazioni all'altezza della massima serie. Per questo meritano onore e rispetto.
Le qualità tecniche però alla lunga fanno la differenza, e gli sbocchi sulle fasce danno un senso alla costruzione certosina della manovra, nel gioco ficcadentiano. Ecco, se l'azione poi si arena per un controllo errato, un cross sballato, un dribbling velleitario del terzino andato in avanscoperta, viene vanificato tutto il lavoro precedente, rischiando inoltre, perdendo palla, di lanciare una ripartenza avversaria.
Certo, vedere le scorribande di Nagatomo e Schelotto su fasce di altri lidi, aumenta il rimpianto che per quello che poteva essere e non è stato. Mi attendo a questo proposito, un doveroso contributo da un giocatore potenzialmente di prima fascia per quel ruolo, qual'è Davide Santon. Terminato il periodo di ambientamento, già da Genova, dove mancherà Ceccarelli, l'esterno ferrarese dovrà dimostare di essersi calato nella realtà proletaria cesenate, rischiando anche di spettinare il capello scolpito nel gel, anteponendo ad esso la giusta causa della salvezza del Cesena.

C'è poi un dato che va guardato con interesse e che può essere di buon auspicio secondo me: parte forse da una mia predilizione personale per le squadre organizzate, che fanno della solidità difensiva la loro peculiarità. Sarà per questo che, pur con tutti i difetti caratteriali e di comunicazione, interna ed esterna, che gli imputo, non riesco a considerare Ficcadenti, quell'incapace che ormai il 90% dei tifosi cesenati considera.
Certo, non apprezzo la maniacale ricerca dell'equilibrio, e la concezione dogmatica del modulo, però gli riconosco la capacità di mettere sempre in campo una squadra organizzata, che non sbraga mai,  che cerca sempre di giocare a calcio; anche se considero questa metodologia di lavoro, forse più idonea ad una squadra di metà classifica, che non deve mai rischiare il tutto per tutto per vincere una partita che può essere vitale; cosa che al contrario capita spesso ad una squadra che lotta per non retrocedere, che per vincere a volte deve mandare a ramengo equilibri e compattezza, per buttare nell'arena rabbia ed agonismo, e prendersi anche qualche rischio tattico. 

D'ora in poi considererò le "prestazioni" di Ficcadenti partita per partita, senza pregiudizi. Contro il Catania l'avevo decisamente criticato; domenica onestamente, pur non condividendo a caldo l'esclusione di Rosina (premio Oscar per la mossa più impopolare della settimana, assieme al rincaro di 1 Euro del prezzo del biglietto del cinema), devo ammettere che alla fine la scelta si è rivelata corretta. Sbilanciare la squadra al 60°, togliendo un centrocampista, era decisamente troppo prematuro e troppo rischioso. Del resto l'ingresso di Malonga era doveroso per dare peso e profondità agli attacchi. Dunque doveva scegliere tra Rosina e Jimenez. Uno o l'altro avrebbero comunque scatenato contestazioni e polemiche.
Alla fine poi, ha rischiato il tutto per tutto, lasciando soli due uomini a centrocampo e inserendo Giaccherini. Immancabilmente abbiamo lasciato spazi in mezzo al campo, rischiando di perderla, e alla fine l'abbiamo vinta. E' andata bene così, ma si è evidenziato come il 4-2-3-1 comporti un certo quoziente di rischio che ritengo non si possa affrontare per più dei 15 minuti finali.

Dicevo però poco sopra, di un dato interessante e beneaugurante, relativo proprio alla compattezza di squadra. Scorrendo la classifica infatti, alla voce goal subiti, balza all'occhio un intrigante numero 48. Sono i goal subiti dal Lecce fino ad ora. Dato numerico che risulta ampiamente il più negativo di tutta la serie A. Per intendersi, il derelitto Bari ne ha subiti 41, mentre il Cesena "appena" 36.
Grazie a quel fantastico strumento che è internet, ho potuto fare una rapida ricerca statistica sulla base degli ultimi dieci campionati di serie A, per scoprire che nove volte su dieci la squadra che alla fine del torneo deteneva la maglia nera di peggior difesa, è regolarmente retrocessa.
Ha fatto eccezione la Reggina, che nel campionato 2005-06, pur subendo 65 reti, che le valsero il titolo di peggior difesa del campionato, riuscì a piazzarsi addirittura al sestultimo posto.
Insomma, se il Lecce non si darà una sistemata nell'ultima parte del campionato, e manterrà questo poco invidiabile primato, secondo la statistica, che è pur sempre una scienza, ha nove probabilità su 10 di retrocedere...E se retrocede il Lecce, ci sono buonissime chance che a salvarsi sia proprio il Cesena.

Del resto come diceva Tonino Guerra, un romagnolo doc: "L'ottimismo è il sapore della vita.."

 =paperinik=