Rubriche - Il Papero nel pallone

 

Il leit motiv degli ultimi dopo-partita, l'espressione ricorrente tra i commentatori ufficiali, compresi quelli appartententi alla neofita risma dei "cazzari", nonchè tra gli stessi tifosi, è stata la seguente: "...è una squadra spenta...". E' questa l'impressione che se ne è ricavata infatti, a partire dalla gara di Lecce, per finire a quella di Napoli, con lo sconcertante intermezzo della partita casalinga col Catania, quella che doveva essere la madre di tutte le partite, dalla quale è scaturita la madre di tutte le mozzarelle..che qualcuno ha addirittura sospettavo trattarsi di "torta", tanto impalpabile è stata la prestazione offerta dalla squadra, al cospetto di una diretta concorrente passibile di sorpasso.

E' questo, alla luce delle ultime prestazioni, il dato più preoccupante, che sta allarmando gli osservatori delle gesta del Cavalluccio, e soprattutto i tifosi, che hanno visto scemare, nel corso delle ultime partite, il tasso di agonismo, aggressività, e "tigna", della loro squadra. C'è un dato inequivocabile ad attestare questo: pochi falli fatti, e pochissime ammonzioni nelle ultime tre partite. 
Paradossalmente la classifica è forse l'aspetto più confortante, essendo la quota salvezza ad un tiro di schioppo. Ma questo atteggiamento un po' apatico, da encefalogramma piatto, della squadra, sta gettando la tifoseria in una situazione di paradossale scoramento, al limite della sconcerto, fluttando tra rassegnazione e rabbia, in uno schizofrenico balletto di sgradevoli sensazioni.
Paradossale sì, se proviamo, in un rapido flash-back temporale, quasi fossimo in un film di Quentin Tarantino, a tornare con la mente a quella memorabile, torrida domenica di fine maggio, maggio scorso, non quello di 10 anni fa. Come dite? Sembrano passati davvero 10 anni? Davvero..sembra impossibile che quella gioia irrefrenabile, per un sogno che si stava avverando, si sia tramuta, tanto rapidamente, dapprima in scetticismo, poi in delusione, per finire negli ultimi giorni, per qualcuno, in disgusto e repulsione. E' doloroso, ultimamente, sentire e leggere certe esternazioni e sfoghi accorati, da parte di chi, da innamorato si è sentito tradito.


Ovviamente, non si spiega il tutto, con le semplici prestazioni sportive e le esibizioni tecniche della squadra; da quel giorno di maggio sono successe tante di quelle cose, sia a livello dirigenziale che tecnico, sia dal punto di vista etico-morale che strategico, che ci vorrebbero una decina di pagine per esaminare ed eviscerare tutto, cosa che, oltretutto, non rientra negli obiettivi che si prefigge una rubrica prettamente tecnica come vorrebbe essere questa.
Rientro dunque, velocemente, nei miei consueti e rassicuranti panni di osservatore di ciò che succede a livello del rettangolo verde, che è la cosa che mi piace e mi appassiona di più, cercando di isolare l'aspetto tecnico rispetto al contesto generale del "pianeta Cesena".
Parto subito da un assunto fondamentale. Io credo ancora, al contrario di tanti amici, anche sul nostro forum, alla salvezza. Ci mancherebbe. Con 14 partite da giocare, 3 punti da recuperare e un paio di squadra da superare, che assolutamente, non hanno nulla in più di noi, sarebbe da pazzi e autolesionisti non crederci.


La matematica è largamente dalla nostra parte, le 5 partite da vincere, quelle che darebbero significative probabilità di salvezza, sono ampiamente e facilmente identificabili scorrendo il nostro calendario; anche se non le elenco, perchè fare tabelle porta male, e inevitabilmente qualche risultato regolarmente salta. Poco male, se non si vince, poniamo, col Chievo, non è detto che non si possa fare a Genova, sponda Samp, o a Cagliari, o magari proprio domenica con l'Udinese, dove prudenza e raziocinio imporrebbero di prevedere al massimo un punto.
Il problema non è la matematica, e nemmeno la geografia, il problema è l'apatia! Bisogna trovare il modo di accenderla questa squadra, di ritrovare lo spirito guerriero che ha sempre caratterizzato le nostre imprese più belle, lo spirito che rientra poi nel dna del Cesena, come è inevitabile che sia, per chi, come detto da qualcuno a cui rubo la citazione, e mi perdonerà, "parte sempre ultimo e arriva primo". Comunque primo, se non nella classifica generale, almeno per abnegazione, coraggio e voglia di lottare, al di là dei propri limiti. Cosa di cui, al di là delle valutazioni tecniche su moduli, giocatori e schemi, si sente in questo momento, più di ogni altro aspetto, la mancanza.


Una delle possibilità, per accendere la scintilla, e dare la famosa scossa, sarebbe stato l'esonero di Ficcadenti. Non è avvenuto, e a questo punto dubito avverrà prima di giugno. I motivi possono essere svariati, e non tutti cristallini; fatto sta che la società ha scelto di confermare l'allenatore, anche a fronte di una palese insoddisfazione manifestata da quest'ultimo in sede di valutazione dell'ultima campagna acquisti. Ciò che era costato la testa a Benitez, non ha sortito lo stesso effetto su quella, un po' più chiomata, di Massimo Ficcadenti. Personaggio, attualmente, il cui indice di gradimento tra tifosi e giornalisti locali, è in vigorosa picchiata, come neanche quello del premier italiano post bunga-bunga. Personalmente ho difeso spesso e volentieri l'operato del mister, da queste righe e da quelle del forum; non mi reputo così ottuso e schierato da non potermi muovere dalle mie posizioni, nondimeno non parteciperò al tiro al bersaglio, anche violento e sgradevole, a mio avviso, nei confronti dell'uomo Ficcadenti, prima ancora che del professionista.
A mio avviso, il suo lavoro è stato ottimo fino ad un certo punto. Si è trovato per larga parte del girone d'andata a lavorare  con una rosa ristrettissima, sia quantitavimente che come spessore tecnico. Con 10-11 titolari e riserve per fare numero, ha chiuso il girone d'andata in zona salvezza, con una partita in meno. Io credo che di più, onestamente non gli si potesse chiedere. Con alti e bassi, fisiologici per una squadra con pochissime alternative, ha anche dato una fisionomia ed una identità precisa alla squadra, collezionando qualche buona prova sotto il profilo del gioco, oltre che, come detto, i punti necessari per mettersi alle spalle tre squadre.


Ora, non posso però ignorare quelli che si sono evidenziati, sempre nella mia personalissima ottica, come suoi limiti, che si sono tramutati in errori sul campo.
La partita col Catania ad esempio, andava gestista in modo diverso, perlomeno il secondo tempo. Avrei sbilanciato la squadra, almeno nell'ultimo quarto d'ora, con un modulo più spregiudicato. La vittoria in quella partita era imprescindibile, anche a costo di rischiare una sconfitta. Ovviamente trovo inspiegabile, a meno che non ci siano motivazioni "altre", non riconducibili ad una scelta tecnica dell'allenatore, l'ostracismo verso Malonga. Qualcuno dovrà dare spiegazioni prima o poi. E prendersi le proprie responsabilità. Ma, al di là degli aspetti tecnico-tattici, che possono anche essere secondari, è lo spirito agonistico che sta venendo a mancare, e temo che, a dispetto dell'ironia con la quale ho trattato l'improbabile e surreale contestazione post-Bologna, immortalata in quel video destinato a diventare un "cult", temo dunque di dover ammettere, che quei simpatici avventori di Villa Silvia, che auspicavano, come novelli profeti, l'avvento di un "motivatore", non avessero poi tutti i torti, e che il vero grande limite di Ficcadenti, sia il poco mordente che trasmette alla squadra.


Ficcadenti dovrà dimostrare ora, oltre alla sua preparazione tattica, anche di sapere accendere questa squadra dal punto di vista caratteriale. Prestazioni come quella col Catania, non dovranno più essere tollerate, e questo deve essere un monito anche per i giocatori, che motivati o meno, dovrebbero trovare comunque dentro di loro la grinta, e la cattiveria agonistica, senza le quali è impensabile salvarsi.
Ora la squadra, con gli innesti che si sono succeduti a gennaio, non è inferiore a Bari, Brescia e Lecce, dunque il valore aggiunto ce lo deve mettere lui. Se si salva l'avrà dato, e gli si dovranno riconoscere i meriti, in caso contrario, non sarà riuscito a far rendere il materiale umano a sua disposizione secondo i valori oggettivi della squadra. E sarà pollice verso per lui.
Anche il problema della punta a mio avviso, è un falso mito. Rimaniamo alle nostre dirette concorrenti, nel nostro mini torneo dei bar: Bogdani non ha fatto peggio di Kutuzov, Caracciolo, Maxi Lopez, Corvia, Jeda ecc, anzi credo abbia fatto meglio di tutti costoro, in quanto a reti segnate, senza rigori.


La squadra si schiera sempre con tre giocatori prettamente offensivi, e secondo me è difficilmente spiegabile l'allergia al goal del Cesena. Ci deve essere un difetto strutturale, che va identificato nella scarsa propensione alla conclusione dei centrocampisti e dei difensori, e soprattutto, nel non sfruttare a dovere i calci piazzati, che rappresentano un buon 50% delle reti segnate in serie A. Anche in questo caso ovviamente, l'allenatore non è esente da responsabilità, e deve fare in modo di trovare le giuste contrarie.
Spulciando poi un po' di numeri, scopriamo che non è così vitale avere un attacco mitraglia, se consideriamo che se il Cesena ha fatto 17 goal, il Catania ne ha fatti appena due in più come il Genoa, e la Sampdoria 20. Tutte squadre ampiamente in una zona tranquilla di classifica, tranne il Catania, che sarebbe comunque salvo ad oggi.
Ecco dunque che basterebbe limitare le disattenzioni in difesa, e ne abbiamo viste una "carrettata" quest'anno, per far fruttare al massimo quei pochi goal che riusciamo a segnare.
Sempre chiedendo l'ausilio dei numeri, notiamo poi come l'anno passato l'Atalanta è retrocessa segnando 37 goal e il Siena la bellezza di 40. Il bomber poi, è così vitale per salvarsi? Campionato 2009-2010, classifica marcatori: Maccarone (Siena) 12 goal, Calaiò (Siena) 8 goal; Tiribocchi (Atalanta) 11 goal; Lucarelli (Livorono) 10 goal. Tutti retrocessi.
Il bomber dà tanto, ma rischia di togliere anche tanto alla squadra, in fatto di compattezza, equilibrio e gioco di squadra. Oltre alla prevedibilità. Fermato lui, fermata tutta la squadra.
Credo piuttosto che sulla "tre-quarti", nessuna delle dirette concorrenti possa vantare la nostra qualità. Rosina, Giaccherini e Jimenez, assieme a Bogdani e, si spera anche Budan, possono sopperire tranquillamente alla mancanza di un cannoniere da 12-13 goal.


Il Bari poi, credo che sia virtualmente spacciato; il Brescia è legato alla vena di Diamanti, che è notoriamente molto intermittente, per il resto pochissima qualità; il Lecce ha dimostrato anche domenica scorsa, sì, la facilità ad andare a rete, ma soprattutto l'ancora più estrema facilità nel subire. E se subisci tanto, non ti salvi, è quasi matematico.
Non farei tanto conto sul Catania invece, perchè a mio avviso ha qualcosa, o forse tanto, più di noi e delle altre tre.
Concludendo, capisco e convengo, che Ficcadenti ispiri la simpatia di un Testimone di Geova bolognese, che suona il campanello di casa, alle otto della domenica mattina, e questo non depone certo a suo favore, perlomeno dal punto di vista dell'impatto emotivo sul tifoso; ritengo però altresì, che si debba far quadrato attorno alla squadra, allenatore compreso, perchè le possibilità di salvare la pelle a maggio ci sono tutte, e parecchie, anche con questo trainer.
Sarebbe poi bello e utile, che dessimo anche noi, che saremo sui gradoni del Manuzzi domenica pomeriggio, l'innesco per accendere uno stadio che ultimamente sta patendo il clima di depressione che ha avvolto la squadra. Accendiamoci noi, per accendere il Cesena!


=paperinik=