Rubriche - Il Papero nel pallone

Sottotitolo: (Cese)nati per soffire.
Mamma mia che fatica ragazzi! Eh sì, l'ultimo trittico di partite ha messo seriamente a dura prova il sistema nervoso degli stoici tifosi bianconeri. Al secondo autogoal consecutivo di Pellegrino, giunto puntualmente in zona recupero o quasi (adesso abbiamo deciso di sfruttare anche il recupero del primo tempo per prendere goal), preceduto dalla sconfitta con la Roma al 90° su autogoal dello stesso difensore, e dalla sconfitta nella prima uscita a San Siro contro l'Inter, con un altro goal nel recupero del primo tempo, dopo aver rimontato due goal di svantaggio, al secondo autogoal conscutivo di Pellegrino dicevo, un sms di un amico sintetizzava più o meno il mio stato d'animo, e penso quello di tanti altri appassionati cesenati. Il testo era: "Non ce la faccio più".


Ho tentato di consolarlo, e nel contempo consolare me stesso, con una risposta magari banale ma tutto sommato pertinente: "E' la serie A, amico..".
Banale, ma ineccepibile. Due anni fa si viaggiava a Milano per andare a vincere a Sesto San Giovanni. Oggi si perde a San Siro contro Inter e Milan. Certe vittorie e certe sconfitte, hanno un peso senz'altro diverso, e va tutto contestualizzato; anche se a caldo una sconfitta a San Siro fa male come una sconfitta a Crema, anzi, forse di più, quando arriva con certe modalità, a dir poco rocambolesche, se non quando addirittura inficiata da fattori casuali o, per così dire, "arbitrari"..
Detto questo, è doveroso ricordarsi, soprattutto il giorno dopo, a mente fredda, che stiamo vivendo un'avventura straordinaria ed eccitante, in una dimensione parallela, ma distante anni luce da quella dei palcoscenici della serie B e ancor di più, della Prima Divisione, con uno sfarzo e un risalto mediatico sicuramente superiori a quelli della massima divisione di 20 anni fa.
Qui ti senti davvero parte integrante del grande calcio, e il solo fatto di vedere le maglie bianche, con bordi neri, sbucare dal sottopossaggio del Meazza, e mettere paura ad Inter e Milan, dovrebbe valere il prezzo della sofferenza. E per larghi tratti della partita con l'Inter, quella divisa tutta bianca pareva quella delle "merengues", che siamo più avvezzi a veder giocare a San Siro. Per una sera Giaccherini era più forte e bello di Cristiano Ronaldo e Jimenez era la bella copia di Kaka. Miracoli di quella magia chiamata calcio, che ci imprigiona per sempre, e irrimediabilmente, in una eterna, gioiosa fanciullezza.

Per fortuna il lunedi, sfogliando le ultime pagine dei quotidiani sportivi locali, riesco ad apprezzare questo aspetto, e rivalutare una sconfitta casalinga con la Roma su autogoal all'ultimo minuto, a fronte di una vittoria a Bojano (giuro che esiste, anche se non ho idea di quale recondito angolo d'Italia occupi. Ma sicuramente in riva al Marecchia sapranno..) o sul Gubbio.

Assodato dunque, in un trionfo lapalissiano, che è meglio giocare in serie A che in serie D (non saranno d'accordo gli irriducibili "pasdaran" del calcio di una volta, senza tessere e pay-tv, e i duri e puri del "meglio l'Eccellenza di questa dirigenza"; ma tutto sommato credo siano una minoranza, seppur rispettabile), adesso che ci siamo sarebbe un peccato mortale non fare di tutto per rimanervi.
L'evidenza dalla quale si può partire, per azzardare un'analisi del momento, è che la squadra, pur reduce da tre sconfitte, è viva e convinta dei propri mezzi. E' anche conscia delle difficoltà, e dei suoi limiti, e questo le ha finora permesso di saper reagire con carattere ad alcune mazzate che avrebbero sfaldato una pattuglia mentalmente fragile. Tra tutte, il derby perso malamente in casa, seguito da due settimane senza partite, dense di tensione e con l'allenatore sotto "assedio". Non era facile dovere affrontare due settimane di allenamenti tra la contestazione, molto civile ma palpabile, dei tifosi, e l'impossibilità di scendere subito in campo per scaricare la rabbia e la voglia di rivalsa.
Questa rabbia non ha sopraffatto la squadra, ma al contrario è stata proficumente immagazzinata, e sprigionata nella doppietta a cavallo di fine anno, Cagliari e Brescia, che ha ridato ossigeno, morale e autostima a tutti, tifosi compresi.

Questa forza morale è già un fattore sul quale fondare qualche speranza concreta di raggiungere la salvezza. L'altro fattore è ciò che è stato confermato dal trittico terribile. La squadra continua nel suo trend generalizzato di bel calcio, non soccombe con nessuno, mette in difficoltà qualsiasi squadra, e da sempre l'impressione di poter fare quel salto di qualità che la faccia diventare più concreta e le faccia fare quello scatto in classifica per allontanarsi dai bassifondi.
L'avvocato del diavolo (no...non è Ghedini) obietterebbe che è paradossalmente facile giocare bene a San Siro, prendersi i complimenti e lasciare i tre punti. Vero. Inter e Milan non prenderanno mai eccessive contromisure tattiche per limitare il Cesena nei suoi punti di forza, talmente conscie della loro smisurata potenza, sanno che prima o poi la bilancia verrà spostata dalla loro parte, se non da Eto'o o Ibrahimovic, da qualche zelante arbitro o collaboratore, che nel dubbio, tenendo famiglia, non favorirebbe mai il Cesena al cospetto di tali corazzate. Niente di nuovo, e niente di clamoroso, purtroppo, tanto che ormai nelle previsioni di punteggio di classifica finale, si fa la tara dei punti sacrificati alla famosa "sudditanza psicologica". La consolazione è che, da un certo punto di vista, si gioca ad armi pari, supponendo che le nostre concorrenti dirette alla salvezza subiscano più o meno lo stesso trattamento. Pensare il contrario equivarrebbe a paventare un complotto anti-Cesena, e francamente ipotizzare un "fumus persecutionis" nei nostri confronti, lo riterrei poco realistico, e preferirei che non si scadesse, da parte di tutto l'ambiente cesenate, in un vittimismo che rischia di diventare anche patetico. Per intenderci, continuo ad esempio a considerare, dei quattro errori che hanno portato al goal della Roma, sommando i tre di arbitro e guardalinee al quarto di Pellegrino, quest'ultimo senz'altro il più grave.

Capitolo Ficcadenti, immancabile. Continua a dividere l'opinione pubblica tifosa. Con picchi da una parte o dall'altra, a seconda che si sia reduci da una vittoria o da una sconfitta. C'è poi lo zoccolo duro, intransigente, che non si fa condizionare dalla contingenza ma che porta avanti le sue convinzioni, pro o contro l'allenatore.
Personalmente, credo che il più grande limite di Ficcadenti coincida con il suo più grande pregio. Ossia l'atteggiamento costantemente propositivo, invariabile, a prescindere dall'avversario. Ha sposato la filosofia del gioco, senza se e senza ma, e la porta avanti indefessamente. A Bari come a Milano, comincia con lo stesso schieramento tattico, stesso atteggiamento mentale, e soprattutto, fa la partita per fare un goal in più dell'avversario. Coraggioso? Intraprendente? Presuntuoso? Imprudente? Un po' di tutto questo. Sicuramente, il buon Maciste Bolchi si sarà rivoltato sul divano, essendo fortunatamente ancora vivo e vegeto, durante la visione di Inter-Cesena (tra l'altro i suoi due grandi amori calcistici). Il buon Bruno, sarebbe sceso a San Siro con un prudente 9-1, schema un po' desueto ai giorni nostri, ma molto in voga tra le provinciali della serie A anni' 70-'80. E probabilmente avrebbe perso 1-0. Ficca ha preferito perdere 3-2, ma con un po' di vento a favore, il 3-3 non sarebbe stata un'ipotesi poi tanto assurda.
Intendiamoci, la differenza non è tanto nella fase difensiva, dove anche Max si difende con 10 uomini dietro la palla, quanto in quella offensiva, dove abbiamo portato costantemente almeno 5 uomini in proiezione nella trequarti avversaria, con azioni che si sviluppavano prevalentemente uscendo palla al piede dalla nostra area (il Cesena non butta mai un pallone alla riconquista, ma lo gioca in fraseggio anche nella propria area), facendo salire anche i terzini, con manovra ariosa e corale, che ha davvero raggiunto picchi di spettacolarità, anche nei primi 20 minuti della sfida con il Milan. Risultato: diamo sempre l'impressione di poter far male, ma più di una volta ci siamo esposti, persa palla al limite dell'area avversaria, alle ripartenze altrui, con la squadra spaccata in due, lasciando il centrocampo agli avversari, fino alla nostra trequarti, dove, se fai arrivare Cassano o Eto'o al limite, a palla scoperta, sei morto. Esemplare il primo goal del Milan a tal proposito. Cassano ha tutto il tempo per trovare l'imbucata per Ibra, che approfitta ancora una volta dell'errato allineamento dei nostri difensori, così come Pandev contro l'Inter, e prima ancora Eder a Brescia. Bisogna al più presto porre rimedio a questa pecca grave e ricorrente, perchè sembra che i quattro difensori spesso applichino la tattica del fuorigioco, per così dire "ad minchiam". Due salgono, gli altri rinculano, e Ibra ci...
Di regola, in una situazione come quella di domenica, appunto con Cassano fronte alla porta, a palla scoperta, il manuale del piccolo allenatore prevede che i difensori non salgano ma temporeggino, seguendo l'attaccante nel suo movimento verso la porta.
Facile a dirsi, poi si tratta di decisioni prese in frazioni di secondo. Certo è che i quattro debbano muoversi all'unisono; se si sale si sale tutti, se si arretra si arretra tutti. Se no, è un suicidio tattico. Lavorare Mister, lavorare..
Per quanto riguarda il giudizio sulle sostituzioni effettuate da Ficcadenti, che sono sovente oggetto di critiche e valutazioni severe e aspre, credo che, in linea generale, sia un po' presuntuoso da parte di un tifoso, bollare a fuoco come "assurdo" o "scriteriato" un cambio, che può essere determinato da innumerevoli variabili, sia tecniche che fisiche o tattiche, per valutare le quali, credo ci si debba affidare e fidare di chi ha conseguito un patentino per fare questo mestiere, oltrechè miglior conoscitore di tutte le dinamiche di spogliatoio. Diversamente chiunque di noi, a turno, potrebbe chiedere al presidente Campedelli di sedere in panchina, nella convinzione di fare meglio di Ficcadenti. Fermo restando, sia chiaro, il diritto di critica e di opinione divergente. Sempre con misura ed equilibrio però. Dare dell'incompente per una sostituzione non condivisa, ad un tecnico che bene o male allena in serie A, credo sia, ripeto, quantomeno presuntuoso.
Nello specifico, si è trattato ampiamente nelle ultime discussioni, della sostituzione di Schelotto nella partita con il Milan. Personalmente non l'avrei mai fatta. Ma, prima cosa: non ero allo stadio, e per valutare a tutto tondo la prestazione di un giocatore la visione televisiva non è lo strumento adeguato. Seconda cosa; anche tra coloro che erano allo stadio, c'è stato chi ha visto una buona prestazione di Schelotto, soprattutto tra i tifosi, e chi, come la totalità dei cronisti locali, ha ritenuto insufficiente, se non deleteria per la squadra, la prova dell'italo-argentino. Ero curioso nel dopopartita di ascoltare la motivazione di Ficcadenti riguardo a questa mossa tattica. Ha dichiarato che la squadra al rientro dopo l'intervallo, non era più corta e compatta come voleva, e ha ritenuto con un centrocampista in più, chiudere meglio gli spazi centralmente, cercando probabilmente di limitare i danni, vedendo la squadra stanca e poco brillante, per arrrivare a giocarsi tutto negli ultimi mimuti, sull'1-0. Può essere condivisibile o al contrario opinabile; sicuramente si è persa profondità e corsa, ma altrettanto certamente si è raggiunto l'intento di tenere il risultato in bilico fino alla fine, con una squadra stanca e demoralizzata, che oscillava come una barchetta tra i marosi di un mare in tempesta, sempre sul punto di essere travolta. E se Bogdani alla fine anticipava il tiro, prima dell'intervento di Papastathopoulos....

Detto questo, nel complesso, Ficcadenti sta facendo un ottimo lavoro, avendo mantenuto una squadra "monca" di due pedine fondamentali, difensore centrale ed attaccante di categoria, in perfetta linea di galleggiamento fino a fine gennaio. Onestamente, io pensavo ad inizio campionato che a questo punto avremmo occupato la posizione del Bari. Invece, credo di poter affermare con buona congnizione di causa e senza eccessivo timore di poter essere smentito dai fatti, che questa squadra, con gli ipotetici innesti di Legrottaglie e Maccarone, Ficcadenti l'avrebbe portata stabilmente nella parte sinistra della classifica. Purtroppo non ci potrà essere controprova, visto che quantomeno Maccarone, rimarrà una figurina nell'album dei desideri, e Legrottaglie sarà un obiettivo molto difficile da conseguire.
Per il resto, la situzione di classifica rimane la medesima, rispetto a quando parlai di una sorta di torneo dei bar, tra quattro squadre che si contendono lo scudetto della salvezza.
Purtroppo il divario tra queste e le altre della media classifica, rimane pressochè inalterato, e credo sia la rappresentazione fedele del divario tecnico esistente tra i due raggruppamenti.
A meno di un coinvolgimento di Catania e Chievo, che comunque ritengo abbiano qualcosa di più delle ultime quattro, credo che dovremo giocarci davvero la salvezza con Lecce, Brescia e Bari, avendo perlaltro tutte le carte in regola per prevalere. Per aumentare le possibilita però, ora la palla passa alla società. Ci trasciniamo lacune gravissime esistenti da giugno. Per la punta di può parlare addirittura di giugno di 2 anni fa, quando promossi in serie B, si cercava una punta che sostituisse Motta e Veronese, in attesa del recupero di Bucchi e della maturazione di Djuric. Arrivò Malonga, una scommessa, comunque vinta 6-7 mesi dopo, e Greco a gennaio, complessivamente deludente. Il difensore lo aspettiamo invece "solamente" da quando Volta è tornato alla Sampdoria.
Siamo consci delle difficoltà del mercato, anche se la società ha fatto intendere, con la "querelle" Mutu, e l'offerta al Palermo per BigMac, di avere da parte un "tesoretto" non trascurabile da destinare alla campagna acquisti. A prescindere da questo, il presidente ha la grande responsabilità di dar seguito alle parole spese all'indomani della sconfitta nel derby: "La cosa più importante della mia vita, fino a giugno sarà la salvezza del Cesena". Per noi tifosi, non sarà forse la più importante, perchè la vita è fatta anche di altre cose oltre il calcio, per fortuna; ma sarebbe comunque un regalo, ed un sogno, che  ci aiuterebbe senz'altro a vivere meglio, come direbbe Marzullo.
Sarebbe un sogno ad esempio, tornare a perdere l'anno prossimo a San Siro, assaporando comunque, la sostenibile leggerezza dell'essere (in serie A)...

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