Rubriche - Il Papero nel pallone

Aria di Natale, tempo di "cinepanettoni". Quest'anno, in esclusiva da Villa Silvia, a Cesena spopola un cortometraggio di circa 7 minuti. Un vero gioiellino, nel solco della grande scuola del neorealismo italiano, di Vittorio De Sica, del primo Monicelli. Una tipica pellicola natalizia, capace di commuovere e far ridere al tempo stesso, una pellicola di denuncia, beh... forse piu' da denuncia.., pregna di impegno civile.
La scena madre del film, alla quale tra l'altro si deve il titolo, "La leggenda del Santo Motivatore", è senz'altro quella in cui il coprotagonista, un attore preso dalla strada, appunto nella miglior tradizione del nostro neo-realismo, con accorata partecipazione emette il proprio grido di dolore, rivolto al protagonista del film, un allenatore di calcio un po' sfigato: "UN MOTIVATORE!!! SERVE UN MOTIVATORE!!!".

Da pelle d'oca... Ma le corde del melodramma vengono toccate allorquando l'allenatore sfigato, denigrato, e inviso alle folle, in un impeto di orgoglio, pronuncia la fatidica frase, quella che probabilmente gli varrà l'ambita statuetta dell'Academy Awards: "Chi sarebbe il motivatore!?! Quello che avete nominato domenica?? Non abbiate paura, nessuno ve lo tocca quello che avete nominato domenica...nessuno tocca quello che ha fatto!". E qui scatta la lacrimuccia, davanti al dignitoso rigurgito d'orgoglio dell'allenatore sfigato.
Ma non mancano i momenti esilaranti nel film: da sbellicarsi dalle risate, quando la comparsa col berrettino di lana (un ottimo caratterista), esclama all'allenatore sfigato: "ce ne sono parecchi di allenatori più bravi di lei!". Da apoteosi la replica: "ce ne sono parecchi anche di tifosi migliori di lei!!" Tempi comici degni dei migliori duetti Totò-Peppino. Altre "chicche" sparse: "noi giriamo i stadi, e lei fa chiudere i cancelli", "Appiah è carne morta!", "io motivo i miei ragazzi nel mio cantiere! Li motivo a fare meglio!" Insomma un piccolo gioiello, nella tradizione della migliore commedia all'italiana, per tutta la famiglia, una boccata d'ossigeno nell'asfittico panorama del cinema nostrano, per di più girato senza neanche i contributi del Fondo Unico per lo Spettacolo del Ministro Bondi!

 

Ma tutto ciò ha un antefatto.....
Il 5 dicembre si è giocata, o meglio, non giocata, e quindi persa, la partita attesa dal popolo bianconero da 20 anni: Cesena-Bologna, di nuovo in serie A.

Il "day after" del ciclone Bologna, lascia oltre alle macerie di una tifoseria umiliata ed affranta, ed in alcuni casi inferocita nel chiedere la testa dell'allenatore, una classifica che ha del paradossale. Paradossale è il fatto che, nonostante il desolante ruolino di marcia di una vittoria e due pareggi nelle ultime 11 partite, ad oggi il Cesena si giocherebbe la salvezza con una ipotetica monetina, nei confronti del Brescia, non essendosi ancora disputati gli scontri diretti con le rondinelle, potendo vantare addirittura due squadre alle proprie spalle, Bari e Lecce.
Paradossale è anche il fatto che, molto verosomilmente, quest'anno la lotta salvezza sarà riservata a quattro squadre, che si contenderanno il primo ambitissimo posto, nonchè unico utile all'agognata conferma nel gotha del calcio, nell'ambito di uno spietato e torrido mini-torneo dei bar.
Quella del "torneo dei bar" è una felicissima espressione, ed intuizione, di quella vecchia volpe di Renzo Ulivieri, allorquando nel finale del campionato di serie B 1995-96, sfidò i propri giocatori alla conquista della promozione nelle ultime 6 giornate di campionato, che egli estrapolò dal contesto dell'intero torneo, spronando la squadra a vincere tutte le rimanenti partite, per tentare quella rimonta che avrebbe consentito a quella squadra (il Bologna, per chi non lo avesse ancora afferrato) di conquistare la serie A. Promozione che venne puntualmente centrata. Quella definizione portò fortuna, speriamo possa sortire gli stessi effetti a noi..

La situazione del Cesena attuale è un pelino diversa, ma credo che la definizione di "Torneo dei Bar", si possa attagliare perfettamente all'immagine di questo mini-campionato nel campionato, ristretto a quattro squadre; anche considerando il livello tecnico (appunto da bar) delle suddette, che rispetto alle consorelle maggiori, sembrano pagare un gap di valori tecnici, che le fa quasi configurare come squadre di categoria inferiore, ospiti indesiderate al gran ballo della serie A.
E' palese in effetti, una sorta di boicottaggio, perpetrato dagli appartenenti ai quartieri nobili del calcio, verso i "parvenue" che cercano faticosamente di affacciarsi alla questa corte di eletti.
In quest'ottica è stato istituito per esempio, il contributo "mutuale" forzoso, da parte delle tre neopromosse verso le "poverelle" Juve, Palermo, Napoli e Sampdoria, che devono essere aiutate nella loro esaltante cavalcata sui campi ghiacciati dell'Europa League, che non è però quella imperiosa delle Valchirie di Wagner, ma ha piuttosto le parvenze dell'incedere incerto del destriero "Ronzinante", dell'Armata Brancaleone. Rinunciare ad una parte cospicua dei contributi federali, per permettere a queste squadre di snobbare l'appuntamento europeo, ed essere puntualmente eliminate nella prima fase a gironi, fa girare ulteriormente le scatole.

Questo boicottaggio si traduce fattivamente in punti in classifica, una classfica che a Natale avrebbe quasi già condannato le tre neopromosse a tornarsene da dove avevano avuto l'impudenza di arrivare, se non fosse stato per le innumerevoli disgrazie di un Bari falcidiato da una incredibile serie di infortuni.
L'incognita, e il perdurare della fiammella della nostra speranza, sta proprio nella situazione della squadra barese. Squadra che, così come l'abbiamo incontrata noi, avrebbe probabilità nulle di salvezza, ma che recuperando gli infortunati eccellenti ha un potenziale tecnico di un certo spessore, senz'altro sufficiente per evitare la retrocessione. Una eventuale, e probabile, rimonta del Bari, schianterebbe definitivamente le speranze di sopravvivenza delle tre neo-promosse.

Riagganciandomi al Bari, veniamo dunque alle nostre dolenti note. La sconfitta col Bologna ha definitivamente fugato i dubbi sulla valutazione del pareggio in terra pugliese. Trattavasi indiscutibilmente di due punti persi. Del resto, mai più avremo la ventura di affrontare una trasferta di serie A contro una squadra più debole dei rossi di Ventura (scusate il gioco di parole). Una squadra che nel cambio di "anfibi", Rana per Ranocchia, ci ha sicuramente rimesso.
Una partita condotta in modo pefetto fino al rigore che sanciva il nostro vantaggio, da lì in poi ha assunto le sembianze di uno psico-dramma, con il pareggio immediato dei padroni di casa, che ha fatto crollare le nostre flebili sicurezze, e che per poco non si è trasformato nell'ennesima disfatta da trasferta.
Purtroppo la nostra è una squadra estremamente labile, mentalmente oltre che tecnicamente.
Il derby col Bologna ne ha dato la definitiva prova. Chiamati alla partita dell'anno, per molteplici motivi, il "campanile" in primis, lo spareggio salvezza in aggiunta, i nostri intrepidi ragazzi si sono squagliati come mozzarelle nel microonde. Assolutamente incapaci di reggere la pressione di una partita che, la tifoseria e l'ambiente tutto, avevano fatto capire loro di considerare "speciale". Del resto, a questa improbabile, sgangherata armata multienica, non era dato possedere dentro di sè innato, lo spirito campanilistico di un derby, che qualche mese fa non sapevano neppure esistesse.
Per questo motivo, non ho condiviso nella sostanza l'invito a vergognarsi rivolto ai giocatori. Lo comprendo, lo giustifico, perchè un tifoso che perde un derby in quel modo ha diritto di sfogarsi come più gli aggrada, e i giocatori devono abbozzare senza tante storie; però razionalmente, se ragiono a mente fredda, non ho sentimenti di rabbia verso i ragazzi che sono scesi in campo. Il retrogusto che mi ha lasciato il derby, è piuttosto un amorognolo senso di impotenza. E, rivolto ai giocatori, il sentimento che prevale è quello di compatimento, nei confronti di ragazzi che a mio avviso, non hanno difettato di voglia e impegno, e nemmeno di grinta, ma soprattutto di personalità, attributi, e visto che siamo prossimi al Natale, "palle". E quelle se non ce le hai, non te le attacca nessuno, come si potrebbero invece appendere all'albero natalizio.
Panzane (scusate il termine forte, ma erano anni che sognavo di usarlo), le accuse di scarsa motivazione trasmessa dall'allenatore. Una partita così si motiva da sola; l'allenatore dovrà al contrario cercare di smorzare le tensioni e tranquillizzare i ragazzi.
Stiamo vivendo la stessa identica situazione che tormenta la stagione interista. Due anni di Mourinho di là, due anni di Bisoli di qua, accuse di scarso polso e carattere a Benitez, così come a Ficcadenti. Due allenatori che vivono nell'ingombrante ombra dei loro predecessori.
La realtà è, che è pressochè impossibile giudicare un allenatore da una sola annata o due. Il giudizio va dato alla fine della carriera, e forse non è nemmeno quello definitivo, e molto dipende dalla fortuna di guidare la squadra giusta al momento giusto. Io ad esempio, non ho ancora capito se Marcello Lippi sia un grande allenatore o meno. E' stato bravo a Cesena il primo anno, scarso il secondo. Poi è stato bravo a Napoli, scarso all'Inter. Alla Juve ha vinto tanto, poi ad un certo punto si è dimesso dalla disperazione, tante erano le sconfitte. Con la Nazionale ha vinto una Coppa del Mondo, poi l'ha condotta ad uno dei peggiori Mondiali della nostra storia. Ci vuole prudenza nel giudicare gli allenatori; quello che viene venerato nel corso di un anno, viene esonerato l'anno dopo..


Tornando a noi. Io credo in buona sostanza, che ciò che ha dichiarato Colucci nel dopopartita sia verosimile. Ossia che la squadra era talmente carica che non ha saputo gestire l'importanza dell'incontro e la pressione conseguente. E' infatti una squadra la nostra, che da il meglio di sè quando gioca libera mentalmente, contro avversari nettamente superiori; si esalta nell'entusiasmo del non aver nulla da perdere. Gioca bene infatti, li mette quasi sempre in difficoltà, ma poi puntualmente perde, come è ovvio che sia, stante una tale disparità di forze in campo.
Contro i rossoblù, probabilmente  i ragazzi sono entrati in campo con la voglia di spaccare tutto, aggredire,  azzannare alle caviglie gli avversari, convinti di aver di fronte una squadra in difficoltà e piuttosto modesta. Dopo i primi dieci minuti, dove non abbiamo visto la palla, si sono resi conto che anche questi erano molto più forti di noi, e per niente arrendevoli. E non ci hanno capito più niente. Panico più totale, nessuna idea di gioco, palla a Benaloune, al quale è stata data la delega da regista, (mentre Colucci si nascondeva dietro a Mudingayi e Perez) dal quale nascevano gli unici schemi che si sono visti nel primo tempo: palla lunga, sbilenca, verso i difensori bolognesi. Avvilente direi. Troppo brutto per essere vero, anche per una squadra modesta come la nostra, che pure aveva dato dimostrazione di sapere giocare la palla, seppure senza alcuna concretezza offensiva.

Inevitabili due parole su Ficcadenti al di là del divertente cortometraggio di cui sopra. Come ben sapete sono stato uno di coloro che hanno continuato indefessamente a sostenerlo, nel succedersi delle sconfitte.
Alla luce delle ultime due partite, è chiaro che alcune certezze, essendo dotato della capacità di discernere tra preconcetto ed evidenza dei fatti, si sono incrinate. Sarebbe da stolti non ammettere le responsabilità del tecnico nella situazione in cui ci siamo venuti a trovare. Tanto che, un eventuale esonero dopo la partita col Bologna, lo avrei trovato a questo punto giustificato, (anche se non so quanto utile) almeno rispetto all'ordine delle cose attorno a cui gravita il calcio. Iachini del resto, non è certamente più colpevole di Ficcadenti, rispetto alla situazione attuale del Brescia; ma è prassi, infondo accettata anche dagli stessi allenatori, che quando i risultati negativi si susseguono senza soluzione di continuità, la testa dell'allenatore sia la prima a saltare. La motivazione classica è: "per dare una scossa all'ambiente". Può anche darsi che potesse servire una scossa anche a questo Cesena. Anche se io ho una mia opinione di fondo, che non cambio; ossia che questo gruppo, così com'è, non lo salva neanche Mourinho. Ma neanche Padre Pio, toh!
Non per questo rinnego il mio sostegno a Ficcadenti, che fino alla partita di Bari ritengo sia stato motivato e doveroso, a fronte di una squadra che si mostrava sempre viva e con un'idea precisa di gioco; e continuo a ritenere perlomeno avventati coloro che ne chiedevano l'esonero dopo Napoli, Udine e anche dopo la Sampdoria.
Nondimeno, continuo a pensare che Ficcadenti sia il meno colpevole della situazione attuale. Tutti siamo consapevoli della modestia della rosa a disposizione dell'allenatore, eppure si spera sempre che un "taumaturgo" venuto da fuori, un "Papa straniero", possa fare il miracolo di trasformare degli asini (è una metafora, ragazzi della squadra, non risentitevi...) in puledri di razza. Ce ne era uno che tramutava l'acqua in vino, ma non credo sia disponibile in questo periodo..

Io credo che sia invece importante, assodata la fiducia da parte del presidente nei confronti di Ficcadenti, che il mister, che continuo a considerare un bravo allenatore, un allenatore moderno, propositivo nel gioco sempre votato all'offesa, con idee innovative, faccia tesoro dei propri errori; che la sconfitta col Bologna funga da spartiacque, tra la fase del Ficcadenti-1, quella della ricerca maniacale del gioco e dell'estetica, e la fase del Ficcadenti-bis. Un reincarico in definitiva, sulla base di un maggior pragmatismo, l'accantonamento dei sogni di recupero di un Appiah ormai svuotato di carica agonistica, e del tentativo di valorizzazione ad oltranza di un Benalouane apparso al momento inadeguato; e magari sulla base della ricerca di un metodo di gioco diverso. Insomma, gli ingredienti sono quelli, poveri e miserelli, ma magari mescolandoli diversamente, viene fuori una zuppa un po' più saporita. Così mi dicono i suoi detrattori, e non posso non prendere in considerazione l'ipotesi che possano avere ragione, visto il perdurare delle batoste prese con i soliti 11, disposti allo stesso modo, o quasi.
Azzardo: Colucci alla Pirlo è forse un progetto di gioco troppo ambizioso per una squadra fragile come la nostra. Era affascinante l'idea, un trequartista spostato davanti alla difesa per dare qualità estrema alle ripartenze dal basso e al "giropalla". Forse però, quando hai una difesa quantomeno insicura, è opportuno proteggerla con due mediani.. Poi.. Abbiamo un trequatista di buon pedigree, Jimenez; proviamo a farlo giocare più accentrato, dietro a due punte magari.. Schelotto poi.. Così com'è impiegato ora è inutile. Tantovale cederlo, oppure trovargli un ruolo nel quale possa ritrovare fiducia nei propri mezzi, e la sicurezza che ora ha perduto. Potrebbe essere un 4-4-2, o un 4-2-3-1. Schemi che peraltro sono stati già adottati da Ficcadenti a partite in corso.
Io non sono affatto convinto che si possano avere sostanziali miglioramenti, però penso sia obbligo di un allenatore intelligente, e miracolato dalla dirigenza, fare un piccolo esame di coscienza e voto di umiltà, nel tentativo di rivedere alcune sue convinzioni dogmatiche. Poi è lampante che senza 3-4 innesti di sostanza non si vada da nessuna parte, e sarà un miracolo fare 30 punti alla fine del campionato.
Ecco, vorrei avere la soddisfazione di vedere Ficcadenti alle prese con una rosa degna di tal nome, per constatare quello che riesce a tirar fuori. Da parte mia credo che il Ficcadenti-1 sia ingiudicabile, perchè gestore di una squadra totalmente inadeguata alla categoria, allestita senza alcun criterio logico, presentata spesso in campo in inferiorità numerica già dalla partenza, per mancanza di alternative ai giocatori mandati in campo per fare numero.
Non ricordo negli ultimi anni squadre di serie A in queste condizioni. Provate a rivedervi qualche partita di Atalanta e Siena, le retrocesse dell'anno scorso, per constatare la differenza.
In quanto al "Santo Motivatore", Pierpaolo da Porretta Terme, credo sia giunta anche l'ora di lasciarlo andare, senza rievocarne continuamente lo spirito e il fantasma, che continua ad aleggiare sulla panchina sinistra dello stadio Manuzzi. Come dice l'allenatore sfigato del nostro "cinepanettone" natalizio: nessuno ci toglie quello che ha fatto, e nessuno dimentica; ma credo sia ora giusto girare pagina e fare quadrato attorno a questo gruppo e questo allenatore. Almeno finchè ci sarà accesa l'esile fiammella. Poi si potranno tirare le somme e magari fare un salto a Villa Silvia per per girare il sequel: "La leggenda del Santo Motivatore 2 (la vendetta)".