Rubriche - Il Papero nel pallone

"Se qualcosa può andar male, lo farà". Questo è l'assioma principale della cosiddetta "Legge di Murphy", un compendio ironico e dissacratorio di frasi, il cui intento è di deridere ogni negatività che il quotidiano propone, al fine di esorcizzarle.
A questo assioma hanno fatto poi seguito tutto una serie di postulati, paradossi e leggi correlate, che raccolte in un volumetto hanno costituito a partire dagli anni '80 una vera enciclopedia della sfiga.
Ecco, credo che l'autore di questo geniale suddidiario della catastrofe umana, tale Arthur Bloch, se di passaggio in Romagna nell'ultimo mese, avrebbe avuto materiale per integrare il suo volumetto di nuovi assiomi, e soprattutto di un nuovo personaggio, Massimo Ficcadenti, in arte Max.
Ad esempio.... Legge di Max: "Se una squadra deve segnare al 92° sarà sempre quella avversaria"; assioma di Ficcadenti: "Se non fai sostituzioni ti infamano, se le fai, dovevi togliere un altro"; paradosso del Mister: "Tutte le volte che ho messo Lauro abbiamo perso, a Verona ho preferito spostare Von Bergen e abbiamo perso lo stesso"; postulato di Massimo al paradosso del Mister: "Se Del Neri fa giocare un difensore centrale, Sorensen, terzino destro contro la Roma è un mago (perchè non ha perso), se io sposto Von Bergen per 15 minuti contro il Chievo sono un incompetente! (perchè ho perso)".

Si potrebbe andare avanti per ore, ma al di là dell'aspetto ironico e grottesco della situazione, davvero, nell'ultimo periodo, si sono verificate tali e tante congiunture astrali nefaste, negatività diffuse, e una serie di episodi fortuiti in serie, che hanno fatto sì, che ogni mossa del tecnico assumesse conseguenze negative (la sopracitata mossa di Von Bergen a Verona, poi espulso soprattutto per propria imperizia, ed ultima, l'inserimento di Schelotto con la Samp, che ha dato il via al goal di Pazzini) e che hanno portato a subire tre sconfitte nei minuti di recupero, dando la stura ad una corrente di pensiero tra gli appassionati del Cavalluccio, che ha portato Massimo Ficcadenti a fare il parafulmine di uno stato di cose, per il quale era, ed è, a mio modesto parere, l'ultimo responsabile.

Il culmine si è raggiunto, nell'immediato dopo-partita di Cesena-Sampdoria, allorchè sugli spalti è scoppiata una contestazione, più di frustrazione che di convinzione (almeno mi auguro), verso l'allenatore, al termine di una partita condotta per larghi tratti, e segnata da una tripla castroneria firmata Schelotto-Nagatomo-Pellegrino, che ha portato al goal di Pazzini.
Sinceramente, la cosa mi ha amareggiato alquanto, spingendomi per questo motivo a non scrivere il pezzo di commento, poichè troppo coinvolto emotivamente, anche a causa di un diverbio personale avuto allo stadio.

Comprendo le critiche, per carità, ma non l'accanimento terapeutico, perlomeno quando non suffragato da motivazioni oggettive. Voglio dire, la stessa partita giocata dal Cesena, contro Sampdoria e Lazio, si è conclusa in modo opposto, a causa di due eventi episodici e imponderabili, il primo contrario e l'altro a favore. Ficcadenti c'è entrato poco, sia nella sconfitta contro la Samp, che nella vittoria contro la Lazio; c'è entrato molto però nel modo di affrontare gli avversari, ossia nell'impostare la partita in modo pressochè perfetto, per quelle che sono le possibilità e le forze attuali del Cesena. Il caso poi ha fatto il resto, e per una volta, contro la Lazio, la "Legge di Murphy" si è tramutata nella "Legge di Marco", Marco Parolo, vero e indiscusso, secondo me, protagonista di questo primo, sostanzioso ormai, scorcio di stagione. Il giocatore che, non solo non ha patito il salto di categoria, ma si è addirittura esaltato in questo, denotanto una crescita esponenziale, che lo pone senz'altro tra i migliori prospetti italiani per il ruolo di centrocampista universale.

Samporia a parte, quali considerazioni ricaviamo dall'ultimo trittico di partite disputate, ossia Juve, Lazio e Fiorentina?
Direi di sorvolare sulla partita di Torino, per commentare la quale avrei dovuto chiedere in prestito al Professor Maurizio Viroli, docente di Teoria Politica all'Università di Princeton, ma soprattutto, fiore all'occhiello della tifoseria cesenate della quale è uno dei più illustri esponenti, il titolo del suo ultimo libro: "La libertà dei servi". Tra le altre cose, dice Viroli, nella sua analisi di un Paese suddiviso in Signori e sudditi:"... un Paese così, dove la sudditanza è interiorizzata, non può essere definito libero, anche se lo è formalmente". Ecco, facendo una trasposizione, tra l'analisi politica e sociale del Paese Italia fatta da Viroli, e il sistema calcio, che è comunque parte integrante di quel Paese, credo che la suddivisione tra Signori e sudditi possa attagliarsi alla perfezione a tale sistema, ove i sudditi sono, allo stesso tempo, le squadre più piccole, costrette ad adeguarsi al sistema di potere dominante e a non lamentarsi troppo, pena l'essere bandite dal banchetto dei grandi, e gli arbitri stessi, costretti a non scontentare le potenze calcistiche, pena la stroncatura della carriera.
Nota a parte poi, per chi ha guardato la partita su Sky: da censura cinese il commento tecnico di Franco Causio; ma non è nemmeno colpa sua poverino, quanto di chi fa commentare una partita della Juve a chi ha appena fatto il giro di campo dell'Olimpico, premiato tra i grandi protagonisti della storia di quella squadra. Roba da Juve Channel.

Ma torniamo alle cose di campo, che sono quelle a noi più congeniali e che ci appassionano di più:
Facendo un'analisi globale delle ultime tre partite, possiamo, credo, considerare i 3 punti conquistati alla stregua di un bottino accettabile. Due trasferte in casa di due grandi, o presunte tali, e una casalinga contro la capolista Lazio. Difficile pensare a qualcosa di più alla vigilia. Risibili a questo proposito le considerazioni sulla presunta emergenza in casa Juve (sembrava che andassimo a giocare a casa della Cremonese, a sentire i commenti del pre-partita). Poi se si guarda il tabellino del match: per la Juve, fuori Del Piero dentro Iaquinta, fuori Sissoko dentro Melo. Nel Cesena: fuori Bogdani dentro Rodriguez... Ditemi voi chi era in emergenza..
Della partita con la Lazio si è detto, partita di grande solidità e sostanza, che sembrava incanalata su uno 0-0 sostanzialmente giusto, finchè lo spirito di Manolo non si è impossessato dei riccioli di Parolo, che ha scaraventato una "minella sapida", per dirla con la Gialappa's, sotto la traversa di Muslera; ed a Firenze, la prestazione è stata ottima, con un possesso palla largamente stravinto, quasi nulla concesso all'avversario, ma con una sterilità offensiva drammatica. Ha risolto ancora una volta un episodio, questa volta la prodezza di uno squalo dell'area di rigore, che, di contro, è la nostra principale mancanza.

Numeri a parte, la squadra, dopo il doppio passaggio a vuoto, in quanto a prestazioni, Napoli-Udine, ha ritrovato via via la sua identità, fatta di gioco, a tratti anche ottimo, e prestazioni largamente positive. Da quì l'incomprensibilità da parte mia di una tale avversione verso Ficcadenti, che fortunatamente ha goduto della fiducia del presidente Campedelli, a cui vanno senz'altro i complimenti per la maturità dimostrata in questo frangente (forse dettata anche da motivi opportunistici, ma tant'è..) e la forza di non farsi travolgere dalla deriva emotiva, e dall'assecondamento della piazza, che porta spesso i presidenti di calcio, a farsi prendere dall'ansia di cacciare gli allenatori, a fronte delle prime difficoltà di risultati, più che di gioco.

La strada da perseguire è dunque questa, quella del gioco, che peraltro ha subito una netta evoluzione rispetto alle prime uscite. Da un Cesena che badava solo a stare raccolto, chiudere gli spazi per poi ripartire quando ce ne fosse stata la possibilità, ora assistiamo ad uno sviluppo di gioco per molti versi sorprendente. A partire da Verona direi, la squadra sta impostando le partite sul possesso, il fraseggio palla a terra, con due tocchi e passaggi brevi, per cercare di arrivare a smarcare con rapidi uno-due, l'uomo sulle fasce che possa concludere direttamente o arrivare sul fondo per un cross a palla più scoperta possibile.
E' qui che bisogna lavorare ancora a mio avviso. E' vero che non abbiamo terminali offensivi all'altezza, senza fare nomi, Bogdani, che ha fin qui svolto un lavoro encomiabile, e sul quale dunque non mi sento di gettare la croce addosso; è anche vero però, che palle pulite in area ne arrivano poche, per non parlare di cross tesi e ad altezza di incornata. Tanto per fare un esempio recente, è vero che il goal della Fiorentina è stata una mezza invenzione di Gilardino, ma non sottovaluterei il lavoro propeduetico al goal fatto da Ljajić e Cerci sulla fascia, che ha messo in condizione quest'ultimo di avere lo spazio necessario per mettere in mezzo una palla comunque invitante, sulla quale poi Gilardino ha effettivamente fatto un capolavoro di coordinazione, con torsione e tiro, che è peraltro una specialità della casa.
Questo a noi, obiettivamente, è successo di rado ultimamente. Si pesta, si ripesta, si gira e si rigira la palla, ma quando arriva a Giaccherini o Schelotto o Jimenez su una delle due fasce, o a Nagatomo e Lauro quando salgono, questi si trovano sempre regolarmente chiusi da un paio di difensori, e palloni giocabili in area ne arrivano pochini. Segno che bisogna aumentare ancora la velocità di scorrimento della palla, per rendere più difficoltosa la chiusura degli spazi da parte dei difensori. Il buon Schelo poi, sembra regolarmente mirare il fondoschiena del difensore quando crossa, Lauro ha qualche problema balistico nel piede sinistro, Giaccherini si gira e si rigira ma raramente trova il varco per saltare l'uomo e il suo raddoppio, causa anche della poca lucidità con la quale arriva nei pressi dell'area, dopo aver rincorso tutti i terzini della serie A, e Jimenez... Ecco sul cileno vorrei soffermarmi un attimo. Lui è la chiave di volta di questo Cesena, quello che può trasformare il gioco bellino e piacevole che pratichiamo, in un gioco anche efficace e concreto. E' esentato dallo sfacchinaggio a cui è preposto Giaccherini, dunque da lui si pretende estrema lucidità sulla trequarti, personalità e soprattutto di incidere su questa squadra, lasciare la sua impronta sulla partita, concludere di più in porta, insomma, lui deve essere il nostro Diamanti, tanto per fare un paragone con una diretta concorrente, visto che di Caracciolo o ancor meglio, Di Vaio, per il momento non se ne vede ombra.

A proposito del gioco, ho sentito qualche appunto ultimamente circa un eventuale eccessiva dispersione di energie, portata da questo atteggiamento tenuto di recente, ossia molto più propositivo che in passato, della squadra. Che dire.. Prima si sosteneva che non si poteva giocare solo di rimessa, perchè alla lunga troppo prevedibili, e comunque passibili di una disattenzione che avrebbe portato regolarmente a subire goal. Ad Udine si è e avuta in effetti dimostrazione pratica di tale teoria. Come ha detto Mihailovic riguardo alla Fiorentina che ha perso a Roma: "preferisco perdere in contropiede, dopo aver giocato, piuttosto che subire e soffrire per tutta la partita".
Condivido in linea di massima questo principio. Io non credo che il Cesena abbia altre strade da percorrere, oltre quella del gioco, della personalità, del fare una corsa in più dell'avversario e del ritmo. Quando si è più carenti tecnicamente rispetto agli altri, in qualche modo devi compensare tale carenza. Udine ha dimostrato che lasciare l'inziativa ad un avversario superiore, ed in ottima condizione, come ha poi dimostrato di essere l'Udinese da quella partita in poi, è un suicidio per chi non possiede una difesa di fenomeni, che possano reggere 70-80 minuti di pressione costante, senza prima o poi cedere di schianto. E' vero, siamo pochi, giocano sempre gli stessi, e sarà difficile reggere il ritmo fino alla fine. Però la squadra sta dimostrando grande disponibilità al sacrificio, e ottima tenuta direi; a Firenze, la terza partita in 6 giorni ci ha visto correre fino al 94° con un finale in crescendo, in forcing, chiudendo i viola nella loro area. Sorprendente direi. Mi sarei aspettato una partita più scialba e passiva onestamente, a poco più di 48 ore dalla maratona vincente contro la Lazio. Forse la squadra non è allenata poi così male, come paventato da taluni frequentatori di Villa Silvia. Ricordiamo tra l'altro che, caso più unico che raro direi, la nostra squadra è pressochè immune da incidenti muscolari, in tempi in cui altre squadre contano gli infortunati a manciate. Che sia solo casualità, o ci sia lo zampino della preparazione estiva, e del metodo di allenamento di Ficcadenti e del preparatore Toffolutti, altro discusso innesto nello staff tecnico? A voi, e alla vostra sensibilità, la risposta.

Io però sono ottimista. Il gioco cresce, le ultime due partite hanno denotato anche una crescita della compatezza e della solidità difensiva, che è caratteristica principale per una squadra che vuole salvarsi, più ancora di un bomber, se è vero che con poco più di un punto a partita ci si salva, e le partite cominciano da 0-0. Se non prendi goal sei sicuro di portare a casa almeno un punto.. La squadra poi ha valori tecnici interessanti, anche se purtroppo in soli sei o sette giocatori; però ha grandi valori morali: ad un certo punto dopo le tre sconfitte in zona Ficcad....ehm, Cesarini, e il solo punto in sette partite, lo spauracchio generale era rappresentato da un prevedibile crollo mentale, e lo sfaldamento dello spogliatoio, come spesso accade quando i risultati non arrivano. Questa squadra invece, come un pugile suonato ma generoso, ad ogni cazzotto si è rialzata, ne ha preso un altro e si è alzata ancora, e ancora un altro e un altro ancora, finchè, dato per morto, e barcollante, ha sferrato il suo tremendo "uppercut", stendendo l'aquila laziale, scesa al Manuzzi più con le sembianze di un avvoltoio, intenzionato a pasteggiare dei nostri resti.
Questo è lo spirito giusto, la sconfitta di Firenze non fa altro che rimarcare la nostra costante crescita. Ancora un piccolo sforzo, e aggiungendo un po' di imprevedibilità e incisività davanti (Jimenez è l'ora..), raggiungeremo la quadratura del cerchio. Ovviamente fino a gennaio, quando la società dovrà necessariamente porre mano al portafogli, o al mercato creativo, qualora il portafogli fosse vuoto, per rimpinguare l'organico di almeno tre pedine di qualità, una per reparto a mio avviso. Intanto registriamo e festeggiamo l'approdo di Fatic tra gli abili e arruolati; una pedina duttile e con caretteristiche interessanti e diverse rispetto agli altri omologhi di ruolo. Il mister ha dimostrato, che avendo in panchina alternative valide, non è refrattario alle sostituzioni e ai cambi di uomini e modulo in corsa. Il 4-3-3 del resto, è di fatto più teorico che pratico; con Schelotto in campo ad esempio, si trasforma spesso durante lo svolgimento della partita stessa, in un 4-2-3-1. A Jimenez è data infatti ampia facoltà di scivolare tra le linee, creando il buco per le incursioni del "levriero" a destra. A proposito, quest'anno il levriero ha sino ad ora assunto più le sembianze di un barboncino. Coraggio Ezechiel! E' anche da lui e dal recupero mentale di Malonga, che passano le nostre speranze di salvezza. Due recuperi indispensabili direi.

Per finire con un sorriso, uno degli sviluppi della legge di Murphy recita così: "Il sonno è un intervallo tra una sconfitta e l'altra, sempreché non sia popolato da incubi."
Dev'essere proprio passato da Cesena ultimamente, il sig. Murphy..
La versiore relativistica della legge di Max potrebbe invece essere: "Se il Cesena compra una punta, questa è sicuramente rotta".
Chiosa di Igor alla legge di Max: "Max era un ottimista".

Alla prossima..

=paperinik=