Rubriche - Il Papero nel pallone

"La palla passa al tecnico ora; dalle sue scelte dipenderanno gran parte delle sorti del Cesena di domenica prossima, e sarà di fronte ad un banco di prova importante, che, in caso di sconfitta, potrebbe portarlo su un altro banco, quello degli imputati, anche ai fini di un primo bilancio sul lavoro fin qui svolto da lui in Romagna. I suoi detrattori avranno sicuramente i fucili spianati, con pallottola in canna, per decretarne l'esecuzione"

Queste erano le righe con le quali concludevo il mio pezzo precedente, alla vigilia di quel Chievo-Cesena dall'esito tanto doloroso. Come novello profeta di sventura, avevo evidentemente anticipato ciò che poi è effettivamente successo. Non che ci volesse Nostradamus, per prevedere che il bubbone del malcontento verso il tecnico marchigiano, sarebbe fragorosamente esploso in caso di ennesima sconfitta, indipendentemente dal tipo di prestazione espressa dalla squadra.



Ora, vorrei innanzitutto precisare che all'interno della comunità virtuale che mi ospita, la mia è una corrente minoritaria, più o meno come quella del Professor Marino all'interno del PD (se vi state chiedendo chi è il Prof. Marino del PD, potrete rendervi fattivamente conto di quanto essa sia minoritaria..).
Lo preciso per rispetto di coloro (la maggioranza degli utenti) che la pensano in modo diverso (ossia sono apertamente critici verso il tecnico auspicandone l'esonero, e non da oggi). Per una serie di circostanze a me è toccato l'onere e l'onore di condurre questa rubrica, ed avere dunque una maggiore visibilità anche all'esterno della ristretta (mica poi tanto) cerchia degli utenti iscritti al forum. Chi mi dovesse leggere, sappia dunque che ciò che dirò sarà a titolo strettamente personale e non rappresenta la linea del sito, anche perchè il sito stesso si caratterizza appunto, per non avere una linea di pensiero univoca, non solo su Ficcadenti ma in generale sull'Universo Cesena.
Tanto dovevo agli amici che la pensano in modo diverso da me.

Adesso invece, parliamoci chiaro; riguardo a domenica scorsa Ficcadenti è indifendibile. Col senno di poi..
Il fatidico cambio Ceccarelli-Pellegrino, con conseguente sposatemento di Von Bergen sulla fascia si è rivelato probabilmente decisivo, non so se ai fini della sconfitta, ma quantomeno per il fatto di aver concluso la partita in 10 uomini.
Il fatto è, che anche io sono indifendibile, perchè, in presa diretta, avevo concordato con la decisione del tecnico, che mi era sembrata la più logica. Questa considerazione di per sè fa poco sugo, perchè io sono un semplice tifoso e appassionato di calcio, e a Coverciano avrò al massimo mangiato una "fiorentina" al sangue, di passaggio, alla Trattoria da Osvaldo, senza avere il tempo di conseguire alcun patentino. Ciò che fa sugo invece, è che i giudizi a "babbo morto" risultano sempre piuttosto stucchevoli e banali. Purtroppo in questi casi manca sempre la controprova. Sarebbe andata diversamente con Schelotto al posto di Ceccarelli e Von Bergen lasciato al centro della difesa? Non lo sapremo mai. Sappiamo però, che la sottile linea di confine tra una mossa geniale e una castroneria, è ancora più esile quando si tratta della decisione di un tecnico, i cui esiti sono in gran parte legati a fattori fortuiti o casuali. Fattori che hanno portato secondo me all'espulsione dello svizzero, insieme alla sua sventatezza e superficialità nell'affrontare quelle due situazioni di gioco.
Diciamolo. Non può essere un problema per un professionista, nazionale svizzero, spostare per un quarto d'ora il suo raggio d'azione qualche metro più a destra, dovendo mantenere perlopiù, le sue naturali funzioni di marcatore, senza velleità di spinta. Mica l'ha messo a fare il centravanti al posto di Bogdani. Ha messo il nostro miglior difensore sul loro attaccante più pericoloso, il colored Constant. Considerato che al centro Pellissier e Thereau non avevano dato fino a quel momento eccessivi grattacapi, un Pellegrino, per meglio contrastare i loro difensori di stazza sui calci piazzati, ci poteva stare.
A bocce ferme sappiamo tutto, abbiamo ascoltato le motivazioni di Ficcadenti, la necessità di un uomo di stazza ed esperienza in difesa, e probabilmente ciò che non ha potuto dire per convenzione e rispetto per lo spogliatorio, ossia che non considera Lauro un'alternativa affidabile per questa categoria, e Schelotto non ancora pronto per svolgere quella fase difensiva per la quale si era approntata la sua preparazione estiva.
Ma non vorrei soffermarmi troppo nell'analizzare una sostituzione. Personalmente non l'ho trovato così astrusa come tanti altri osservatori hanno rilevato; indubbiamente però, è diventata per forza di cosa opinabile, visti gli esiti. Sarebbe altresì ingeneroso e riduttivo, addurre ad essa la motivazione di una sconfitta, giunta nel modo in cui è giunta.
Abbiamo assistito probabilmente alla miglior partita in trasferta di quest'anno, forse esclusa Roma, fatta di tanto gioco, occasioni da rete, e a sorpresa, di possesso palla.
La squadra è stata messa in campo in modo ineccepibile, anche i detrattori di Ficcadenti questa volta hanno in linea di massima concordato su questo; l'approccio è stato buono, la personalità mostrata anche. Insomma si è rivisto per larghi tratti quel bel Cesena di inizio campionato, anche con più qualità, portata dagli innesti di Caserta e Jimenez. Fino al novantesimo avevo buonissime sensazioni per il futuro, stavo ricominciando a credere alle potenzialità di questa squadra nell'ottica di una insperata salvezza. Poi quel goal nel recupero è stata una botta tremenda, che ha causato lo sbriciolarsi nella mia testa di tutto il castelletto costruito, di ritrovate certezze e speranze. Quel goal ha tra l'altro segnato la perdita della mia innocenza (residua), avendomi indotto ad espressioni poco rispettose della nomenclatura celeste. Dunque, non si meravigli Gasolio69 se nelle prossime apparizioni oniriche (a proposito, fossi in te mi terrei più leggero ai pasti prima di andare a dormire), i 12 apostoli in colonna gli parranno particolarmente abbacchiati. Mea culpa..
Tornando alle cose terrene, quel goal nei minuti di recupero, ha segnato in me anche il passaggio da una sensazione di positività, determinata dalla gagliarda prestazione, ad una sensazione di impotenza e prostrazione, dovuta al fatto che quella gagliarda prestazione non ci aveva permesso nemmeno di non perdere sul campo del Chievo. E questa è una sensazione angosciante.
Paradossalmente ero più fiducioso dopo Udine, perchè sapevo che quel Cesena era troppo brutto per essere vero, e i margini di miglioramento erano tanti, che dopo Verona, dove una prestazione al massimo di quelle che sono le nostre possibilità, non ha portato altro che l'ennesima sconfitta.
Andando ad analizzare la partita nei numeri e nel dettaglio, si evince comunque, che nonostante la bella prova propositiva e le occasioni costruite (e in gran parte sciupate), è risultato ancora Antonioli il nostro miglior uomo in campo. E questo è un dato molto preoccupante, perchè nonostante la partita l'abbia fatta sostanzialmente il Cesena, il Chievo ha portato con estrema facilità diverse volte un uomo davanti alla porta. Insomma, la difesa, che col Parma aveva fornito una buona prova, domenica ha fatto acqua da tutte le parti, sbagliando sistematicamente l'allineamento nel tentare di mettere in fuorigioco gli avversari, il posizionamento sui calci piazzati a sfavore, e anche su azione manovrata. Esemplare il primo goal subito, con i quattro difensori preoccupati di guardare la palla e tenere la zona, e nessuno che guardava i due avversari che attendevano il cross in area, uno dei quali, Cesar, ha potuto inzuccare indisturbato. Errore da circoletto rosso.
Clamoroso poi il secondo goal, con un campanile che ricade in area quando non avrebbe mai dovuto toccare terra, a costo di saltare sulle spalle degli avversari per colpire di testa e spazzare l'area.
Per non parlare della palla persa a metà campo che ha portato Moscardelli a conquistare il calcio d'angolo decisivo. Stessa dinamica di Udine. E allora non si può parlare di sfortuna o fatalità, ma di scarsa malizia e personalità, fragilità psicologica nel momento di gestire i momenti topici di una partita, limiti tecnici evidenti.
Perchè i limiti tecnici non riguardano solamente la capacità di palleggio e fraseggio o di stoccare dentro lo specchio della porta (e questi sono evidenti), ma, limiti tecnici sono anche quelli di un difensore che non sa marcare a uomo, non sa posizionarsi nella zona di campo idonea al momento giusto, non sa tenere la linea del fuorigioco. E questi sono limiti che ti portano a perdere sempre o quasi sempre, in serie A. Hai voglia a giocare bene, fare possesso palla e ricamare... Se poi l'avversario si presenta 5-6 volte da solo davanti alla tua porta prima o poi il goal lo prendi. E allora ritorna il vetusto, ma sempre in voga, concetto della "coperta troppo corta". Ossia, se vogliamo rimanere solidi e compatti dobbiamo proteggere la difesa con i centrocampisti di rottura, sacrificando di molto la fase offensiva. Se alzi il livello tecnico del centrocampo la coperta si sposta in avanti e lascia scoperti i piedi, ossia la difesa. Abbiamo visto le due versioni; ad Udine arroccati, a Verona propositivi, con il medesimo risultato. Frustrante direi..
In tutto ciò dunque... quanto c'è di Ficcadenti? Tralascio in questa sede l'analisi del mercato estivo, perchè più o meno si è tutti concordi nel sancirne la sufficienza e forse superficialità o faciloneria, con le quali è stato gestito. Dato questo per assodato, e dunque essendo consapevoli del materiale umano che si è messo a disposizione del tecnico, non voglio cadere nell'errore di coloro che sono prevenuti sin dall'inizio nei confronti del tecnico, e dunque pur avendolo sin qui difeso, sostenendone il buon lavoro nel complesso svolto, voglio evitare di indossare paraocchi, e scevro da preconcetti positivi, cercherò di essere il più obiettivo possibile.
Partendo però dalla sconfitta di Verona, non riesco proprio ad addossarne la responsabilità all'allenatore, se non nella misura in cui un allenatore sia sempre responsabile, in una certa percentuale, di una sconfitta della sua squadra. Gli errori sotto porta, e quelli difensivi, sono clamorosamente individuali, e una sostituzione, rivelatasi sfortunata, non può assurgere ad alibi per le mancanze tecniche e caratteriali dei giocatori in campo.
Riguardo al cammino prima di Verona, io ho percepito un allenatore di personalità, che ha portato avanti le sue idee senza farsi condizionare da fattori esterni, che ha dato subito un'impronta precisa alla squadra e assemblato un gruppo coeso, fatto di giocatori di una decina di nazionalità diverse, in poche settimane di lavoro. Mi è sembrato un tecnico meticoloso, preparato tatticamente, che cerca sempre il gioco, portando anche i terzini in attacco, nei limiti di ciò che gli consente l'avversario di turno. Benissimo dunque contro Roma, Milan, e anche Lecce alla fine, quando ha saputo rivoltare a suo vantaggio l'apparente svantaggio dell'inferiorità numerica; e non mi sembra un particolare di poco conto.
Positivo dunque il mio giudizio sulle capacità di assemblaggio e preparazione tecnico-tattica della squadra. Posso comprendere invece le perplessità frutto delle successive gare di Catania, Napoli e Udine (per le partite contro Parma e Chievo non posso invece condividere, nè comprendere, le critiche al tecnico). Si dice scarsa capacità di lettura della gara, e di mettere mano in corso d'opera, scarsa gestione delle risorse umane, ossia di coinvolgere tutti gli elementi della rosa nel progetto tecnico, incapacità totale nel gestire le sostituzioni durante la gara, quasi tutte contestate.
Ci può stare onestamente, ed è anche concepibile in un tecnico poco esperto a certi livelli (ma qui si torna alle responsabilità di chi ha scelto un tecnico inesperto per guidare una squadra/scomessa), e credo che sia anche ciò che gli imputi la società (Campedelli dunque...), che sembra propenso a dare i sette giorni fatidici a colui che aveva personalmente scelto, affibbiandogli lo scomodo appellativo di "predestinato"..
Giusto? Sbagliato? Costringere Ficcadenti a giocarsi la permanenza contro la quasi-corazzata Sampdoria, reduce dalla quasi vittoria del Meazza contro l'Inter?
Forse è ingeneroso, ma inevitabile, quando si è prodotto un punto nelle precedenti 5 partite abbordabili, giocarsi tutto in una sfida quasi impossibile.
La perplessità più grande che ho personalmente su Ficcadenti invece, riguarda un altro dei leit-motiv dei suoi detrattori della prima, come dell'ultima ora. A forza di sentirlo dire mi si è piantato in testa il tarlo del dubbio: "Non sa motivare la squadra"! Ecco la fatidica affermazione. Insomma, il ricordo del padre di tutti i motivatori, Pierpaolo Bisoli, è ancora troppo vivo in tutti noi, per non cadere nella debolezza del confronto di caratteri tra i due mister.
Ora è da stabilire se sia automatico e scontato che un allenatore-motivatore, debba essere necessariamente colui che sbraita dall'inizio alla fine dell'allenamento, e urla nelle orecchie dei giocatori, arrivando fin quasi all'umiliiazione e alle lacrime del poveretto di turno. Oppure si può motivare i ragazzi in altro modo, magari col dialogo pacato, le cose magari anche dure, dette in modo più ortodosso?
La storia del calcio è piena di allenatori di entrambe le risme, bravi e mediocri, vincenti e perdenti, che tenevano in pugno il gruppo o lo sfaldavano. Ad altissimi livelli, abbiamo la mascella volitiva e autoritaria di Fabio Capello, o le guanciotte paciose di Carletto Ancelotti. Quest'ultimo lo possiamo definire un cattivo motivatore solo perchè ha modi più bonari e pacati del primo? Non credo...
Facciamo attenzione dunque alle apparenze. Qualche tempo fa, sul nostro forum, a proposito di Serse Cosmi, che sembrava tra i papabili alla nostra panchina, ho letto una bellissima definizione da parte di un noto utente genoano: "Cosmi era un grande allenatore di tifosi..". Ho trovato geniale, e mi ha colpito molto, tale espressione.
E io credo che si possa attagliare alla perfezione un po' a tutti gli allenatori istrionici ed estroversi del nostro calcio. Naturali affabulatori e arringatori di folle.
Nello stesso Bisoli ritrovo un po' questa peculiarità. A me tifoso, quando lo sentivo parlare, dava una carica incredibile. Mi veniva l'irrefrenabile voglia di mettermi gli scarpini, scendere in strada e fare un'entrata in scivolata, col piede a martello, sulla prima vecchietta di passaggio. Così, tanto per smaltire l'adrenalina.
Evidentemente, visti i risultati del campo, questa carica l'ha poi trasmessa effettivamente anche alla squadra, e si può a buon diritto considerare Bisoli una grande allenatore di giocatori, oltre che di tifosi. Ma siamo sicuri che sia sempre così automatico?
Un conto è vessare (in senso buono eh...) il carneade Schelotto, e la "burba" Malonga, che al limite fanno una lacrimuccia in un angolo, e ti mandano a quel paese quando ti volti; un altro conto è usare gli stessi metodi con Daniele Conti, Agostini e Lazzari, tre pezzi grossi nello spogliatoio cagliaritano. Ed infatti.. Bisoli contende a Ficcadenti la palma di primo esonerato del campionato (Colomba non ha nemmeno iniziato). Insomma, ogni spogliatoio necessita di un allenatore diverso, a seconda di coloro che lo compongono.
Certo, visto l'approccio alle partite di quest'anno di Malonga, e ricordando il giocatore del girone di ritorno dell'anno passato, il dubbio rimane..
Cesena-Sampdoria dunque. Potrebbe essere l'ultima di Massimo Ficcadenti, e la fine della sua carriera a certi livelli; o la svolta, che potrebbe magari portarlo, dando seguito ad un eventuale risultato positivo, alla futura consacrazione tra i grandi allenatori del calcio italiano. A volte la linea sottile che divide un allenatore da una grande carriera o da un grande fallimento, è talmente esile, che la differenza può farla un pallone che rotola un centimetro oltre, oppure un centimetro prima di un'altra linea, quella di gesso bianco di una porta di calcio...
Che i centimetri siano con te dunque, Massimo Ficcadenti..