Rubriche - Giochiamo in casa

30 Aprile 2011


“Giochiamo in casa” é uno dei classici cori della Curva Mare da trasferta. Per un tifoso fuori sede come me in realtà la vera trasferta é arrivare sino al Manuzzi, tutt'altra distanza rispetto alle gite fuori porta come quelle di Marassi o dell'Olimpico/Delle Alpi di Torino, stadi dove la mia presenza é stata molto più costante nel passato.
Insomma farsi più di 1.000 km tra andata e ritorno per poter entrare al Manuzzi é un pochino più scomodo ma non è nemmeno poi nulla di eccezionale, se è vero che ben altri Tifosi in una sola stagione riescono a percorrere più di 26.000 km per la mia stessa passione.



Sta di fatto che questa trasferta mi mette un’insolita adrenalina addosso: l’ultima mia presenza al Manuzzi per una partita di campionato era per quello stramaledetto match di Serie B (Cesena-Cosenza 0-1 maggio 1994) che doveva essere una passeggiata e si rivelò un incubo, premonitore di quello ben più infausto che ci avrebbe riservato lo spareggio di Cremona, poco tempo dopo.
Questa volta no. Nonostante l’impegno improbo contro l’Inter campione d’Italia, campione d'Europa, campione del Mondo, sono sicuro che assisterò ad una partita dall’esito per nulla scontato, anzi, sono sceso in Romagna sotterrando l'ascia di guerra nei confronti del mister perché i fatti sembra (ripeto, sembra), che gli stiano dando ragione e sono sicuro che complice il volano degli ultimi risultati ottenuti in campionato, ce la giocheremo alla grande sino al ’90…

Però la mia trasferta, anzi la nostra trasferta, perché la famiglia è al completo, inizia il giorno prima a Pennabilli. Un nome che sembra uscito da una favola di Andersen, un luogo surreale, incastonato tra verdi colline che in primavera si esaltano con colori e profumi intensi. Un luogo mistico dove cristianità e buddismo si esprimono in completa armonia ed è naturale trovarsi immersi nei surreali “giardini dell’anima” forgiati da quel Tonino Guerra, generoso dispensatore commerciale di ottimismo.
Non so quanto ce ne avrebbe dispensato se si fosse accorto che di giardino in giardino eravamo finiti proprio in quello di casa sua senza volerlo, e senza bussare…
A Pennabilli ci ha condotto Simone, in quanto patito di matematica. Barattare una giornata a Mirabilandia con una visita a Mateureka, il Museo del Calcolo, gli fa onore. E la visita si è dimostrata all’altezza delle più rosee aspettative perché la guida che che stava seguendo una V elementare marchigiana, ci ha inviatato ad unirsi a loro e con sapienza ha dato forma e movimento ad una materia così astratta come quella dei numeri; se avessimo fatto il percorso da soli, sarebbe stata un vera noia. Il marchingegno che girando su se stesso dimostra l’esattezza del teorema di Pitagora, da solo, vale il prezzo del biglietto. La visita è stata interessante anche per me che di matematica ci ho sempre capito poco. Infatti ancora adesso non riesco a capacitarmi di come la mia squadra, nonostante un allenatore come Ficcadenti, sia riuscita a sommare ben 43 punti in classifica... mah.

Di ritorno dalle colline riminesi, il tardo pomeriggio di Venerdì ci vede diretti verso la biglietteria del Manuzzi. Prima di uscire, con i biglietti in mano, mi accorgo che la porta per l’accesso alla tribuna è aperta; in un attimo siamo dentro, scendiamo i gradini e ci infiliamo nel corridoio degli spogliatoi con la sensazione di essere entrati nella macchina del tempo…
Sui muri le foto di Boranga, Ceccarelli, Schachner e tanti altri, tutte rigorosamente in “bianco & nero” ci accolgono dando enorme calore a quel lungo corridoio altrimenti davvero freddo e scarno; per Simone quelle foto non hanno lo stesso impatto che fanno su di me, la sua meta sono gli spogliatoi che la TV di SKY gli ha reso familiari durante la stagione. Peccato. E’ il segno dei tempi, temo. Io invece resto li ad assaggiare uno scatto dopo l’altro. Mi piace pensare che quella galleria fotografica non sia stata allestita solo per dare lustro al passato, come un museo che ricordi il Cesena che fu.
Quei giocatori, allenatori, dirigenti sono lì a ricordare a chi segue le loro orme e si appresta a calcare l’erba del Manuzzi, che quella maglia va onorata sempre con la stessa ricetta: grinta, abnegazione, resistenza, insomma la quantità piuttosto che la qualità, il collettivo piuttosto che il singolo, Davide piuttosto che Golia.
Ecco, le figure immortalate nel corridoio non devono soltanto ricordare, devono essere da monito a chi ha l'onore di indossare quella maglia, che non é una maglia qualunque. Mi auguro che Mutu ne sarà all'altezza, di Lauro, Antonioli, Ceccarelli (De Feudis?) ne sono sicuro.
Tra le tante, c’è anche la “mia” foto: Roberto, Ruggiero, Dario ed Alberto che festeggiano radiosi l’ennesimo gol di quella entusiasmante galoppata.
Segue una veloce incursione in Sala Stampa dove qualche mese prima è stata gratuitamente esposta al ludibrio nazionale, non solo la tifoseria del Cesena ma l’intera città con il pilatesco consenso di alcuni rappresentanti politici locali (chapeau!), e poi su per i gradini che ci catapultano davanti ad un prato spettacolarmente irradiato dal sole pomeridiano. Con la complicità di un addetto ai lavori riusciamo ad entrare in campo a correre, liberi sul prato. Ma quant’è bello ed avvolgente questo stadio visto dal campo!?!?!? Ma quanto brillano gli occhi ad un bambino di 10 anni che al suo primo ingresso al Manuzzi ha la fortuna di calpestarne l'erba!?!?! Non c’è risposta, perché non ci sono parole.

Sabato 30 Aprile ore 19,45 circa. E’ andata proprio come speravo, ora stiamo patendo un pochino ma per tutta la partita ce la siamo giocata da protagonisti e stiamo finendo in vantaggio; la sconfitta con il Cosenza del Maggio 1994 ormai è soltanto un lontano affievolito e brutto ricordo che finalmente sta per essere esorcizzato.
L’unica cosa che hanno in comune queste due partite è che anche allora come oggi, al 90’ c’è sempre qualcuno che se ne esce dallo stadio poco prima del fischio finale. Allora per fu la delusione, ricordo, oggi probabilmente per evitare il traffico di un piovoso dopo partita: non ho mai compreso questo gesto, giudicandolo in entrambi i casi davvero sconsiderato. Almeno sino ad oggi..........

Lunedì 2 Maggio, ore 16,30 all’uscita da scuola. “Oh Simone allora com’è andata? Martina e Silvia (due interiste sfegatate) ti hanno preso in giro per la sconfitta di Sabato?”
“Si ci hanno provato, ma io ho tirato fuori il teorema di Pitagora che a scuola studieremo alle medie e loro sono rimaste ad ascoltare a bocca aperta, così si sono dimenticate della partita.”
Vabbè dai, Pennabilli-Inter: 1-0. Occhiolino

marco20miglia