Rubriche - Giochiamo in casa

Storia di ordinaria malavita riprese negli ultimi mesi dai quotidiani locali di una provincia profondamente compromessa con la criminalità organizzata.

-Per tutta l’estate è stato uno stillicidio di attentati incendiari a bar, ristoranti e pub sui lungomare. Oggi si scopre che un noto costruttore, non denunciò il 25 maggio scorso quello che gli inquirenti ritengono un vero e proprio tentativo di estorsione a colpi di lupara contro la sua auto. Ma lui continua a sostenere che si trattò «di uno scherzo» ed ha negato di aver pagato denaro. Il costruttore sarebbe stato vittima di un tentativo di intimidazione perché non voleva far lavorare imprese del movimento terra `amiche´ dei due arrestati per spostare massi dalla cava di C. nei pressi della quale venne compiuto l’agguato, al porto turistico di V. attualmente in costruzione. Secondo l’accusa i due avrebbero percepito un pizzo di un euro e mezzo a tonnellata, pari a 6.750 euro alla settimana (€ 27.000 al mese).


-Tentata estorsione. E’ l’accusa che la Procura di XX muove a X. , titolare della Xxxxx Xxxx, tra le aziende leader nel settore dei distributori automatici di alimenti, bibite e caffè. La presunta vittima, sarebbe il proprietario della YYY di Yyyyyy, l’azienda che opera nello stesso settore e che lo scorso marzo è stata bersaglio di un devastante attentato incendiario che ha distrutto sette furgoni, un camioncino e due container. Sul contesto nel quale si è sviluppata la vicenda non sembrano esserci dubbi: in gioco era l’appalto per la fornitura dei distributori nei tre presidi ospedalieri dell’Asl n.1: un business da milioni di euro.


-Da lunedì mattina il capogruppo consiliare del Pd, D. A. e gli ex assessori S. e I., vivono sotto scorta. Lo ha deciso il Comitato per l’ordine e la sicurezza presieduto dal Prefetto. I tre amministratori figurano nell’elenco dei testi che saranno sentiti al processo a carico del clan X. Gli inquirenti sospettano che le gravi intimidazioni ricevute siano da mettere in relazione al rigetto dell’istanza di apertura di sale giochi in città, rigetto voluto fortemente dalla minoranza consiliare, e dalla stessa D.A. (all’epoca era presidente del consiglio comunale) che contro i videogiochi creò un movimento popolare, diede origine ad una raccolta di firme, trovò consensi non solo nei colleghi di opposizione ma anche in alcuni assessori.


-Ipotesi mafia a B.: «Sì, il clan mi ha aiutato» «D’accordo, m’hanno dato una mano nelle campagne elettorali, come molti altri, specie alle Regionali 2005, quando ho ottenuto un grosso successo. Ma la storia del finanziamento non sta in piedi. Dai fratelli Xxxxx non ho mai ricevuto un centesimo»: X. X. va all’attacco dopo che il suo nome è stato associato in qualche modo all’indagine dei carabinieri sulle presunte infiltrazioni della criminalità organizzata nella nostra provincia .«I miei contributi elettorali sono tutti regolarmente dichiarati. Chiunque può avere accesso a questi dati e verificarne la totale trasparenza», insiste X.X. dirigente d’azienda, consigliere regionale per due legislature nelle fila di AN, dall’aprile del 2008 deputato del Pdl. Il fatto che il suo nome possa essere associato in qualche modo alle indagini della Dda del capoluogo regionale e della stessa Procura di Xxxxx sui presunti rapporti tra criminalità organizzata in odore di ‘ndrangheta e la politica, e sul sospetto che anche in provincia il voto di scambio avrebbe incominciato a caratterizzare le condotte della pubblica amministrazione, lo fa saltare sulla sedia. Lui, dice X.X, con quelli del clan X finiti in carcere tre settimane fa, con l’accusa, tra le altre, di avere minacciato due assessori di XXxx per la mancata autorizzazione ad aprire una sala di slot machine, non ha niente a che fare: «Tra il sottoscritto e certi ambienti c’è una distanza siderale. Sono una persona perbene. E le mie vittorie elettorali sono solo farina del mio sacco. Posso dimostrarlo in ogni momento, davanti a chiunque».


-Appalti pubblici nel mirino dell’Antimafia S'indaga sugli appalti. Obiettivo degli inquirenti della direzione distrettuale antimafia, che l’altra mattina hanno acquisito una serie di pratiche in Comune a XX, sarebbe quello di verificare la presenza e il ruolo in città di alcune aziende già sospettate di collegamenti con la 'ndrangheta. Nel mirino degli investigatori, in particolare, sarebbero finiti alcuni appalti vinti a XX, spesso da aziende provenienti da fuori, con ribassi ritenuti eccessivi. Un occhio di riguardo, gli investigatori della Dda ed i carabinieri di I. lo hanno poi rivolto ovviamente ai lavori effettuati dalla ditta dei fratelli XXX. La loro impresa da tempo ha una sorta di sostanziale monopolio nel movimento terra. E che a X, tra le altre cose, ha effettuato gli scavi e trasportato per conto delle ditte costruttrici, tutto il materiale necessario alla realizzazione delle opere a mare del Porto degli Scoglietti. Ma qualcosa, in questa inchiesta che rappresenta comunque un salto di qualità rispetto alle indagini di routine che periodicamente vedono protagonisti i Comuni, si comincia ad intuire. Perché è evidente che la Procura distrettuale antimafia non si muove per nulla e, soprattutto, non si muove a casaccio.


Sventato attentato contro obiettivi “istituzionali” Un attentato a personaggi delle istituzioni dello Stato, in particolare investigatori, come segnale di supremazia nel territorio da parte della malavita organizzata, sarebbe stato sventato dai carabinieri del comando provinciale di xxxx, in un’indagine coordinata dal Procuratore capo di Sxxxx, Roberto C. che si è conclusa con l’arresto di due calabresi. La vicenda è emersa nel corso di una conferenza stampa tenuta dallo stesso procuratore C. stamani. I due arrestati sono M. e A. M., rispettivamente padre e figlio, originari di Cinquefrondi (Reggio Calabria). I due, gestori del bar situato all’interno del «Mercatone», a XX, sono stati trovati in possesso di una pistola calibro 6,35 di fabbricazione francese e matricola abrasa e devono rispondere di detenzione di armi clandestine. Massimo riserbo sugli obiettivi dei due, ma si parla di più persone che, da una serie di intercettazioni ambientali, si è appreso, dovevano essere uccise, a scopo «dimostrativo».


«La giunta B. va sospesa subito» I carabinieri, nell’estate scorsa, volevano che B. e la sua giunta andassero subito a casa. E questa è stata la richiesta precisa avanzata al prefetto. L’istanza dei carabinieri del comando provinciale risalente al 28 giugno scorso non chiedeva infatti solo l’avvio della procedura per lo scioglimento del consiglio Comunale di B. per mafia, ma era «una proposta di immediata sospensione degli organi elettivi in attesa del decreto di scioglimento». Nero su bianco è questo, infatti, l’oggetto della prima relazione inviata dall’Arma alla prefettura di I. che soltanto «in subordine avanzava richiesta di delega all’esercizio dei poteri di accesso ed accertamento». Ma la prefettura ha preferito adottare la strada degli ispettori. Il documento parla «di un condizionamento mafioso dell’amministrazione comunale che ne avrebbe, di fatto, distorto e pilotato le scelte e gli indirizzi» 

Cronache quasi scontate queste che appaiono sui quotidiani di certe regioni italiane. I fatti sopra riportati però non accadono nelle provincie di Reggio Calabria, Crotone, Cosenza ma in quella di Imperia. In tutta la regione ligure le cose non vanno diversamente come testimonia la relazione che il 7 Settembre scorso la Direzione Investigativa Antimafia ha consegnato al Ministro Maroni e che il Secolo XIX ha così sintetizzato:


L’assalto della ’ndrangheta può mettere in ginocchio l’economia della regione. È un quadro a tinte fosche quello che la Dia, la Direzione investigativa antimafia, fa della Liguria nell’ultima relazione consegnata in questi giorni al ministro dell’Interno Roberto Maroni. Cosa Nostra non molla la presa, non è sconfitta la Camorra. Ma sono i clan calabresi a rappresentare la vera emergenza. Così l’analisi della Dia si apre con queste parole: «La Liguria si conferma territorio di elezione di diverse forme di criminalità organizzata e, tra queste, assumono particolare rilievo le presenze di sodalizi riconducibili alla ’ndrangheta». Le indagini, scrive la Dia a Maroni, hanno confermato che esiste un patto tra le organizzazioni ormai radicate sul territorio e gruppi albanesi, macedoni, romeni e sudamericani. Di più. I detective hanno evidenziato «l’importanza che hanno assunto la città di Genova e la Liguria in generale quali crocevia internazionali del traffico di stupefacenti». Ma non solo. Se quello della droga è sempre stato un business fiorente in regione, imperniato sul porto di Genova, adesso la vera emergenza è il riciclaggio dei capitali sporchi, con la Liguria proiettata a livello nazionale come “lavatrice” del denaro da ripulire. «Riciclaggio di capitali – ammonisce la Dia – con reimpiego in attività commerciali lecite, tramite infiltrazioni nel sistema degli appalti pubblici e in quello dello smaltimento dei rifiuti». Conclude la Direzione antimafia: «Questo è uno dei principali rischi criminali per l’economia della regione». 
Ai pochi che si sono spinti a leggermi sin qui propongo questa riflessione: con quale coraggio, il ministro Maroni poco più di due mesi dopo aver ricevuto una relazione così inquietante, si è presentato in TV (da Fazio & Saviano) a raccontare a dieci milioni di persone che la criminalità organizzata si combatte arrestando i capiclan e siccome “loro” ne hanno arrestati 28 su 30 oramai la guerra è ad un passo dall'essere vinta?


Leggendo i giornali e guardando certi TG sembra che il nostro Ministro dell'Interno, oltre ad aver brillantemente eliminato il problema della violenza negli stadi ha dimostrato che non appena saranno catturati gli ultimi due super latitanti ancora in giro, avrà debellato anche il fenomeno delle mafie in italia. 
Io invece volevo dar prova che, nonostante le sue pericolose e vacue affermazioni, nel nord anche in quello governato dalla Lega, è un dato di fatto che la malavita organizzata può intonare a gran voce il famoso coro da stadio “Giochiamo in casa”.

Quanto sopra datava autunno/inverno 2010. Il Comune per il quale i Carabinieri hanno chiesto dal Giugno scorso l'immediato scioglimento del consiglio comunale é quello di Bordighera ed il Prefettoche non se l'é sentita di prendere una decisione, dopo aver mandato gli ispettori ha deciso di girare la patata bollente al Ministro Maroni, il quale preso com'era dalle beghe politiche nazionali dopo 4 mesi di tentennamenti ha trovato il tempo di prendere quella decisione che qui si attendeva come immediata.