Rubriche - Giochiamo in casa


Per molti è stato solo uno slogan da vivere solo durante i 90’ di partita. Per la maggioranza benpensante il pretesto per non allacciare i rapporti con il mondo ultras. Per una fetta di Curva Mare queste poche parole hanno racchiuso lo spirito di appartenenza ad una categoria che per decenni ha rappresentato uno dei punti di aggregazione più importanti della Romagna. Bastava pronunciare il nome ‘Curva Mare’ e gli occhi di quelle persone si riempivano di vita, pronte a sormontare ogni ostacolo per tenere alto l’onore e la storia di questo piccolo mondo. Un intreccio di pensieri, parole, sentimenti, paure, sacrifici e passioni vissute in un’unica armonia a difesa di un’unica ragione: la maglia bianconera. Ad ogni costo.

Non evidenziare che anche il passato ha portato dei problemi tra i fruitori di questi nobili gradoni è un errore, ma la necessità di fare fronte unitario prima, durante e dopo la partita era un sentimento diffuso in ogni ultrà, tifoso o semplice appassionato. Il dodicesimo uomo in campo era una sinergia completa tra tutti gli spettatori della Curva e le imprese più belle sono state realizzate quando gli ultras dirigevano, i tifosi partecipavano e i simpatizzanti, per un breve tempo, si dimenticavano di essere degli schifosi strisciati. L’anarchia perfetta era sancita da regole non scritte di appartenenza, di fratellanza, di uguaglianza, di partecipazione. Non era necessario presenziare a riunioni, programmare degli scontri, trovarsi al bar tutti i giovedì per sentirsi un Ultras del Cesena. Era sufficiente pensare alla maglia 7 giorni su 7, 24 ore al giorno, ogni istante della propria giornata. Bastava vivere il prepartita dal fischio finale della precedente, arrivare 4 ore prima dell’inizio perché la casa cominciava a crearti ansie claustrofobiche e non riuscivi più a sopportare i tuoi coinquilini, cominciare diversi giorni prima dell'incontro a sentire quante defezioni dai tuoi amici ti dovevi aspettare. Aspettare la partita della domenica pomeriggio, specie alcune partite, creava quel meraviglioso pathos che solo un tuo fratello di Curva poteva capire. Aiutare ad attaccare gli striscioni in balaustra, dare una mano nella realizzazione delle coreografie, accendere una torcia, ammirare i coraggiosi che si esibivano sul palchetto nel creare situazioni coinvolgenti. E poi fuori, a creare movimento, confusione, ribellione con la speranza di riuscire sempre a tornare a casa indenne, cosa che non sempre riusciva, per poi aspettare le stesse paranoie la prossima partita. Questo voleva dire essere un Ultras Cesena, senza nessuna rivendicazione di titoli o paternità. Tutti si sentivano WSB e tutti avrebbero dato tutto per la maglia. Anzi, tutto è stato dato. E ora?

Le fratture che si sono palesate all’interno della Curva Mare sono in antitesi con la sua storia e sono in contrapposizione con la sua essenza. E’ vero che le nuove normative hanno prodotto scenari che solo un decennio fa sembravano da regime castrista e sono andate a modificare la partecipazione del tifoso durante la partita. E’ anche vero che la scelta di aderire alla TdT, con la conseguente accettazione di essere controllato preventivamente dalle Forze dell’Ordine, va in direzione completamente opposta ai dettami che la storia della Curva Mare ci ha insegnato in molti lustri di storia. Capisco e aderisco alla diffidenza verso coloro che hanno tradito valori e onori costruiti in tanti anni difficili, che per molti sono stati impossibili a seguito di diffide, processi, repressione e stigmazizzazione dell'opinione pubblica. La separazione tra tesserati e non tesserati è stata inevitabile anche se poco tangibile, e a poco servono i pretesti e le scuse di chi ha sottoscritto la Tessera per ricucire questo strappo.

 

Pare evidente, però, una contraddizione di fondo. Nel momento che accetti di entrare in uno stadio con queste regole e normative, che decidi di vivere il tuo mondo con le persone che hanno voltato le spalle alla storia della tua Curva,  nell’istante che chiedi alla Società il diritto alla prelazione, interagendo con essa, per accedere alla partita, la stessa storia che gli ultras rappresentano deve essere più forte delle divisioni interne. Se entri al Manuzzi il bene del Cesena dovrebbe far superare ogni ostacolo. Se entri devi cantare sempre e dimostrare che il cuore pulsante del Cavalluccio è rappresentato da quel manipolo di uomini e donne liberi che nonostante le avversità vogliono essere vicini alla squadra. Durante i 90’ tra i tesserati dovrebbe serpeggiare invidia e autocommiserazione nel constatare l’unità di intenti e lo spirito di fratellanza presente tra i non sottoscrittori della Tessera. Purtroppo, in questi mesi, si è palesato l’esatto contrario e la mia decisione di restare fuori per onorare al meglio la mia storia con la Curva Mare la ritengo sempre più corretta. A volte si confonde il principio di fondo. A volte si crede di onorare il proprio passato, ma si finisce per onorare solo sé stessi. La storia della Curva Mare è un patrimonio comune e non strumentalizzabile.

Leggendo il forum nell’ultimo periodo ho provato attacchi di orticaria prima, herpes diffuse poi e, per finire, dissenteria profusa a getti per la quantità di ipocrisia presente negli scritti di molti utenti. Mi sono andato a rileggere qualche intervento del periodo post promozione e gli amici del piccolo Galliani erano molto più numerosi degli amici di jailbreak. Entusiasmo, felicità, gratitudine e gioia per la promozione hanno spinto numerosi utenti verso la sottoscrizione di tessera e abbonamento, andando in palese contrasto con l’intelligenza e con la storia. Soprattutto avallando un progetto che era solo a parole. A nulla è valso l’umile tentativo di far cambiare loro idea, anzi hanno profuso una quantità enorme di scuse che a rileggerle oggi, nella situazione in cui ci troviamo, mi procurano inevitabili sorrisi. E proprio in questi giorni, da queste stesse persone, arrivano appelli alla rivolta verso la società, richiami di contestazione ad oltranza, richieste di teste da appendere in piazza. Al peggio non c’è mai fine e questi signori, non so con quale coerenza, additano ai non tesserati appartenenti ai gruppi dell’anello inferiore, scarso appoggio alla contestazione verso quello che è diventato il nemico numero uno: Igor Campedelli. Non ho mai provato simpatia per il Presidente e non l’ho mai nascosto. Nel momento che non ho più sentito la fiducia nei suoi confronti (in quell’occasione fu la nomina di Luca Mancini in società) ho rispedito al mittente il mio abbonamento, unico vincolo contrattuale che mi legava alla Società da lui gestita. Gli utenti che si sono macchiati dall’onta del tesseramento seguendo l’onda dell’entusiasmo della promozione, uccidendo di fatto decenni di storia della Curva Mare, infrangendo ogni valore di riferimento solo per vedersi una cazzo di partita di calcio, che hanno invaso il Cesena Point per lo shopping di Natale non hanno davvero un minimo di decenza personale. Non siete più contenti del vostro Presidente? RICONSEGNATE L’ABBONAMENTO, invece che stare ad elemosinare l’approvazione delle persone a cui avete voltato le spalle la scorsa estate. BRUCIATE LA TESSERA DELLE DIVISIONI, tanto caldeggiata dalla Società. Se vi serve sapere in che modo si esplica questa pratica resto a disposizione.

Alla Curva Mare, con gratitudine.

Jailbreak.