Rubriche - Giochiamo in casa
Esistono momenti della propria vita che rimangono scolpiti nella memoria. Più passa il tempo e più questi ricordi segnano il destino del nostro presente, costruendo le basi per il nostro futuro. Fin da piccolo la gioia di essere cesenate l'ho condivisa con una persona che giusto 19 anni fa ci ha lasciato, sconfinando in quel limbo etereo di palpabile presenza. Lo scritto che segue è il fedele resoconto di quello che è successo oltre 23 anni fa, ma che è stampato nella mia mente insana con gli stessi particolari e la stessa dovizia di quei giorni. Mi basta chiudere gli occhi per sentire ancora la sua voce, vedere il suo sguardo, apprezzare il suo modo di vivere. Ciao G., la tua morte mi ha reso più forte. Onorare il tuo essere è la mia ragione di vita. Riposa in pace, ultras.

Prepartita Juventus Cesena 22 novembre 1987

G: ‘Andiamo a Torino tra due domeniche?’
J: ‘Dici davvero?’
G: ‘Si’
J: ‘Porca puttana, certo che andiamo a Torino’
La Y10 turbo conosce molto bene la strada che portava al parco di Trenno e non sbaglia un incrocio nemmeno a volerlo. Ha il suo posticino riservato segnato da tante presenze nel parcheggio del cimitero di guerra, dove i due occupanti si dilettano a passare i sabato pomeriggio. Non è la passione per la natura a spingerli verso quella destinazione, ma la ricerca del vizio.
G: ‘Molto bene. Quando torniamo a casa chiamo i ragazzi e sento come si stanno organizzando. Molto probabilmente faranno dei pulman.’
J: ‘Ok. Da qui chi siamo?’
G: ‘Io e te. Non voglio pesi morti o gente che viene per vedere la Juve’
J: ‘Ancora meglio. Gobbi di merda’
G: ‘Chissà, magari ribecchiamo gli stessi dello scorso anno’.
J: ‘Credo che si ti ribeccano ti aprono a cozza.’
G: ‘Magari vengono a richiedermi la sciarpa’
J: ‘Ah Ah Ah’
G: ‘Se vuoi venire le conosci le regole’
J: ‘Si che le conosco’
G: ‘Quali sono?’
J: ‘Pronti a tutto, non si scappa mai, non si chiede mai aiuto alla polizia’
G: ‘Vedo che andare a fumare al parco ti ha svegliato’
J: ‘Dillo ai miei professori.’
A vederli non sembrano fratelli. Diversi fisicamente, con un carattere spesso agli antipodi. Il più grande mostra un carisma tipico del leader, ma per scelta ha deciso di rappresentare solo sé stesso. Sempre in cerca del pericolo e massimo cultore dell’adrenalina. In costante movimento, quasi sapesse che da lì a pochi anni sarebbe andato a caricare San Pietro dopo aversi visto negare l‘accesso al paradiso. Non tifa pro, ma solo contro. E la Juventus è il primo nemico. Il gobbo il tifoso da ricercare in ogni occasione. Non c’e un motivo di fondo. E' così e basta, e un Juventus Cesena in serie A era troppo invitante per lasciarselo scappare. Gli agguati dell’anno prima alla stazione della metropolitana di piazzale Lotto prima di un Milan Juventus, con furto di sciarpe e bandiere, non gli sarebbero bastati. Non è in cerca della gloria personale, per lui è solo sano divertimento. E l’unica approvazione che brama è quella del fratellino che si porta sempre dietro. E’ la sua coscienza, il suo punto di contatto con il mondo reale. Il suo alter-ego. Il piccolo è timido e impacciato. Conosce molto bene la paura e viene spesso tirato in mezzo a situazioni che sono più grandi di lui.
La ricerca del vizio dura pochi minuti. In tempo zero l’aria del parco si fa acre e i pensieri si aprono a nuove evoluzioni. In questo stato le due anime si uniscono, quasi a sembrare fratelli gemelli. E passa anche la paura. Stesi sulla solita panchina, in attesa degli altri, sono già in preda all’ansia prepartita, che li avrebbe accompagnati per tutta la settimana seguente.
J: ‘Cosa raccontiamo al vecchio?’
G: ‘Che andiamo dalla nonna a pranzo e poi passeggiamo fino a San Siro’
J: ‘Come al solito’
G: ‘Dobbiamo avvisare la nonna che ci deve coprire’
J: ‘La chiamo io, tranquillo’
G: ‘Per i soldi?’
J: ‘A me il biglietto non costa nulla. Dato che non ho ancora 15 anni non pago. Non mi porto il documento dietro, tanto non è obbligatorio. Quanto ci vorrà in tutto? 20000 lire?’
G: ‘Dieci a testa tra benza e pedaggio. Per il mangiare ci arrangiamo’.
J: ‘Ce lo facciamo fare’
G: ‘Da chi?’
J: ‘Dalla nonna, pirla. Passiamo presto a prendere dei panini da lei’
G: ‘Bravo. Ottima idea.’
J: ‘Tu agisci, io penso’
G: ‘E’ per questo che non siamo ancora in galera’.
J: ‘Tu due notti le hai fatte, e infatti io non c’ero’
G: ‘Vabbè, capita’
J: ‘A che ora ci muoviamo?’
G: Voglio essere a Torino per mezzogiorno’
J: ‘La cartina della città la dovrei trovare. Quando arriva S. glielo chiedo.’
G: ‘Si, perché Torino mi hanno detto che è un casino. Senza cartina giri a vuoto per ore’
J: ‘Tranquillo. Il navigatore sono io, quindi a quello ci penso io’
G: ‘E per i soldi come fai?’
J: ‘Vado a scrocco di siga per una settimana e il gioco è fatto. Al massimo rubo qualche MS dalla nonna. Più che altro ci serve il fumo. Non si può andare in trasferta senza.’
G: ‘Lo so. A quello ci penso io. Passo dal Lurido in settimana’
J: ‘Il Lurido? Ma se ha un pastone vergognoso’
G: ‘E’ vero, però costa poco’
J: ‘ Sentiamo con Mohammed se ci tratta bene.’
I due si alzano e vanno in cerca per la seconda volta in dieci minuti dell’unico marocchino presente nel parco alle 14,30 di un nebuloso sabato di novembre. Il loro sguardo penetra il tempo e con il cuore sono già a Torino. Quando si è Cesenati in esilio basta solo pensare al Cavalluccio per tornare ad essere felici. Per una settimana sarà l’unico pensiero, l’unico scopo della loro esistenza. Il piccolo ha solo l’incertezza di come potrà finire quella giornata, perché l’inizio di quella domenica è già scritto.
G: ‘Stavolta senza pietà’
J: ‘Gobbi di merda’
G: ‘Per quanto ti è rimasto il livido nella schiena?’
j: ‘Due settimane’
G: ‘Quando ho visto che ti arrivava quel calcione volante mi è scappato da ridere’
J: ‘Però l’ho distratto bene. ‘Giusto coi bambini te la puoi prendere, gobbo di merda’’
G: ‘Quei due secondi di incertezza che ti portano dalla vittoria alla sconfitta. Ma quante ne ha prese dopo?’
J: ‘E’ rimasto praticamente in mutande. Pensa quando è dovuto tornare a casa.’
G: ‘Che bella scena’
J: ‘A me ha fatto anche un po’ pena’
G: ‘Se provi pena non puoi fare l’ultras’
J: ‘Ne abbiamo già discusso’
G: ‘Lo so, ma te lo ripeto. Nel momento che accetti lo scontro fisico come sostegno alla maglia non puoi fare sconti. Ricordati che chi hai di fronte ti vuole fare male, e tanto. Se avesse la stessa possibilità ti manderebbe a casa in mutande pure a te. Per cui nessun pentimento’.
J: ‘Magari voleva solo vedersi la partita’
G: ‘E viene allo stadio con una spranga d’acciaio?’
J: ‘Era per la bandiera che gli avete bruciato’
G: ‘Il cazzo. Era per le nostre teste. E poi il calcio è così. Se vieni a Milano con una bandiera della Juve le prendi, le porti a casa e non rompi le palle chiamando la polizia come un bambino scemo’.
J: ‘Su questo siamo d’accordo. L’isteria post scontro del tipo è stata patetica.’
G: ‘Se le prendi è perché c’eri. E se vuoi essere un ultrà ci devi essere. Gli schiaffi fanno parte della vita e qualche livido aiuta a crescere.’
J: ‘Quindi a Torino cosa mi devo aspettare?’
G: ‘Spero tanta violenza’.
J: ‘Ecco, hai già quello sguardo. So già che mi metterai in tanti guai e non saranno mai tanti come quando il vecchio scoprirà dove siamo andati’.
G: ‘Non lo scoprirà.’
J: ‘Speriamo. Di farmi un altro mese chiuso in casa non ne ho voglia.’
G: ‘Sai che fatica. Sono io che rischio la macchina’.
J: ‘ E poi vaffanculo. Vuoi mettere? Andiamo a Torino? Ci pensiamo quando torniamo.’
G: ‘Assolutamente’.
J: ‘Ecco mohammed’
G: ‘Afrika Bambaataa, ho una proposta che non puoi rifiutare. Tu intanto silenzio con gli altri. Non voglio avere pesi morti dietro. Bastano quelli che vengono su da Cesena. Silenzio con tutti, è un nostro segreto’.
J: ‘Agli ordini’.

A G. con riconoscenza.
18/10/1967 29/1/1992