Rubriche - Vox Populi
E’ stupefacente come alle volte il caso riesca a mettere lo zampino nelle giornate di una persona. A partire dalle piccole, piccolissime cose come una scarpa slacciata che ci permette di chinarci trovando 5 euro a terra, fino alle cose più grandi ed importanti come un treno perso che magari ci porta a conoscere la nostra anima gemella. La chiamano, poco scientificamente a dire il vero, teoria delle “sliding doors”, porte scorrevoli, quelle che ogni giorno decidono in qualche modo al posto nostro, sconvolgendo i nostri scenari quotidiani. E la mia sliding door odierna mi ha fatto trovare sottomano un quotidiano locale, più precisamente “La Voce”; nulla di strano, direte voi, ma per quanto sia disonorevole per chi scrive una rubrica, il sottoscritto legge molto di rado i quotidiani locali. E il caso, che evidentemente mi vuole bene, per l’ occasione non ha voluto presentarmi la solita intervista o il solito noiosissimo resoconto dell’ allenamento, e nemmeno una delle oculate quanto stucchevoli sviolinate al tifo a firma di tale “valp”; no, quest’ oggi il caso ha voluto che alla mia attenzione saltasse l’ articolo a firma Flavio Bertozzi, ragazzo forse non dotato di una eccezionale proprietà di linguaggio, ma che in ogni caso ho sempre apprezzato per l’ impegno e la serietà che traspare dal suo operato. Purtroppo per lui però, probabilmente ieri la musa ispiratrice sacra agli scrittori stava ispirando altri, magari i novelli editorialisti del 4C, o magari tizio o caio, non ci è dato saperlo. Tuttavia a Bertozzi va maggior affetto da parte del sottoscritto rispetto ad altri, quindi è a lui che voglio dare una mano.

Il titolo del pezzo fa riferimento all’ assenza di cori in curva rivolti ai singoli giocatori, e per uno che di mestiere fa il tifoso l’ attrazione è di quelle troppo forti per girare pagina, così mi addentro nel piccolo editoriale, pregustando analisi e prese di posizione sufficienti a tenermi occupato a riflettere per almeno mezz’ ora...ma purtroppo, nulla di tutto questo: una volta terminato l’ elenco dall’ album dei ricordi, il cronista riduce il discorso ad un “forse sarebbe il momento di fare un passo indietro”, visto che ormai la nefasta stagione 99-2000 è lontana un decennio. Il buon Flavio, probabilmente stretto nella morsa dei tempi editoriali, non ha riflettuto abbastanza su questo che è un argomento estremamente delicato e con radici molto più profonde di quanto egli abbia presentato. Facciamo chiarezza: dopo la vergognosa retrocessione di inizio millennio, il direttivo della Mare decise di non fare più cori ai singoli giocatori, considerati eccessivamente mercenari per meritare un’ onoreficienza del calibro di un coro personale; nulla da dire, si pensi ai vari Confalone o Bernacci, considerati da qualcuno bandiere, e volati poi, umorismo del caso, sotto le Torri bolognesi. Fin qui tutti d’ accordo, Flavio Bertozzi compreso. Ora però il suddetto dovrebbe spiegarmi cosa vede di diverso oggi rispetto a 9 anni e mezzo fa, per arrivare a proporre un ritorno a certi cori…un suggerimento? NULLA. Le regole del “mestiere” sono sempre le stesse, anzi, a maggior ragione in terza serie, dove gli stipendi sono più bassi che in serie B, a farla da padrone è sempre il dio denaro; pochissimo o nessuno spazio ad attaccamento alla maglia, ai colori e quant’ altro, condizioni a personale e modesto avviso, imprescindibili per rivolgere un coro ad un singolo. Mi permetto di suggerire a Flavio un punto di vista differente dell’ argomento, che non si basi sulle prestazioni dei giocatori o sul “fenomeno” di turno: parti dal presupposto di avere di fronte a te una donna che ami follemente, ma che pur stando bene con te ambisce a qualcuno che possa darle di più. Questo è il punto di vista di chi tifa una “provinciale” come il Cesena, un amore fortissimo per i propri colori, ma la consapevolezza che chi li indossa, anche il più fortemente legato al bianconero, potrebbe andarsene domani stesso verso squadre con maggior appeal… Quindi dove sta la differenza tra lo scenario del 2000 e quello del 2009? Forse nel primo posto in classifica, ma un primo posto in classifica di Prima Divisione, non può essere barattato con dei sani principi.

Le pagine del quotidiano di oggi, però, mi riservano un’ altra tragicomica sorpresa: un articolo “goliardico”, che riporta i soprannomi attribuiti ai singoli giocatori…Scorro qualche vecchio nome, da Agostini ad Hubner e arrivo all’ attuale “Buondì Motta”….sudore freddo…no, non può essere, hai letto male Mattia, torna indietro e rileggi….B-u-o-n-d-ì….no, zero margine d’ errore avevi letto bene…ok, fantasia da far invidia al più composto degli inglesi ma tant’ è, passo oltre. Arrivo così a Ceccarelli, ribattezzato “Gyn Tonic”: dopo i primi secondi in cui mi rendo conto che l’ autore dev’ essere un incallito astemio per scrivere “gyn” con la “y” anziché con la “i”, sorrido pensando alla fama da appassionato di alcolici che si era guadagnato anni fa il buon Cecca; ma il sorriso dura solo un secondo, lasciando il posto ad una fantozziana espressione di terrore, con tanto di salivazione azzerata… “per come ubriaca gli avversari che gli si pogono di fronte sulla fascia”... ora…non ho avuto il coraggio di leggere oltre, per paura di imbattermi in altre perle come “pasticca Flachi: per la sua bravura nel frenare la corsa”…ma mi chiedo: chi scrive certe cose ha un’ idea di quello che sta scrivendo??? Non tanto per il nome, che è sempre stato “Martini Cecca”, quanto per l’ idea che Ceccarelli sia un giocatore capace di ubriacare gli avversari!! Accetto accenni alla forza fisica, alla determinazione, alla corsa, a tutto, ma non alla tecnica! Geniale, semplicemente geniale...pure troppo per il sottoscritto.

Chiudo il giornale, oggi ho materiale a sufficienza per non dormire stanotte, mi resta solo un piccolo appello: in futuro, cari quotidiani locali, vi prego umilmente: risparmiateci le operazioni – simpatia…

Mattia Guidi