Rubriche - Vox Populi
Un mese fa, proprio da queste pagine, il sottoscritto si augurava che nel limbo della mediocrità in cui il Cesena e il suo allenatore vagavano, se ne uscisse qualcosa di diverso dall’ ibrido mix tra la figura del vincente (Castori) e quella del perdente (Tazzioli); “Cazzioli”, lo avevamo chiamato, ed a 30 giorni di distanza fa piacere notare che, al di là di come possa andare di qui in avanti, il signor Bisoli stia facendo, nel bene e nel male, semplicemente il Bisoli. Il suo indice di gradimento, da Giugno ad oggi, è stato soggetto, alternatamente, a fiducia totale, critica indiscriminata, sfiducia, apprezzamento per le idee, mancanza di comprensione e ad altre decine di atteggiamenti, in uno sbilanciamento tale che su un grafico cartesiano sembrerebbe di leggere l’ andamento di Wall Street. Se il nuovo allenatore non suscita consensi a 360° però, quello che è innegabile è che sia stato capace di attirare a sé tutti i paragoni immaginabili dalla mente umana: lo facciamo ogni giorno discutendone sul forum, lo fanno i salotti televisivi, l’ ha fatto il sottoscritto nell’ editoriale a cui ci si riferiva qui sopra, e lo ha fatto anche qualcun altro, arrivando a scomodare addirittura un Cesena datato 1964, l’ unico, a quanto pare, capace di partire peggio negli ultimi 44 anni di storia bianconera. Poi accade che Bisoli e i suoi ragazzi infilino 12 punti in un mese, e tutti i discorsi di quelli come noi, dei critici, dei teorici, di quelli che allenano nei tornei Arci-Uisp convinti di saperne di calcio più di tutti gli altri, crollano clamorosamente, e mettono a serio repentaglio credibilità e competenze dei suddetti. Il pallone è questo, è numeri, vittorie, reti, punti e classifiche; tutto quello che vi è attorno è solo rumore, perché spesso contano più la fortuna e il momento giusto, rispetto ai moduli e alle teorie calcistiche. Pensiamo a Lumezzane, nel 2004, dove una botta, anzi, un “pugno” di fortuna ci permise di vincere una partita destinata al pareggio e a vederci nuovamente ai box di partenza nella terza serie; doveva andare così, teoricamente, perché il Lumezzane era più forte del Cesena, il suo allenatore più preparato di Castori, i suoi giocatori qualitativamente superiori e ugualmente vogliosi di ottenere una promozione che sapeva di “storico”. Ma non andò così perché il calcio, appunto, non è una teoria. E il Cesena di questo inizio stagione non aveva bisogno di teorici, non aveva alcun bisogno di critiche, non aveva bisogno di rimpiangere giocatori, specie se questi si chiamano Andrea Bracaletti che tutto può essere fuorchè un giocatore capace di fare la differenza in terza serie; e se non fosse bastato ne abbiamo avuto riprova a Cremona, dove con Argilli, Viali, Saverino e Guidetti per citarne alcuni,si sono accorti in fretta che i “nomi” in serie C contano poco o nulla, se non hanno la voglia, la gamba, la determinazione e l’ ambiente giusto per fare bene.

Quello che serviva al Cesena era soltanto il tempo, il tempo per trovare la quadratura, per trovare gli uomini giusti ai posti giusti, per imparare dalle sconfitte e dagli errori, per capire se la propria identità era quella di una squadra ambiziosa od operaia. Ora le carte sono in tavola, scoperte: il materiale umano e tecnico c’ è ed è valido, e la guida tecnica dovrà mostrarsi adeguata alle ambizioni legittime della piazza. Non credo che Bisoli sia un fuoriclasse da allenatore, come non lo era da giocatore; ma credo altrettanto che egli fosse quel tipo di giocatore imprescindibile per vincere qualcosa a certi livelli: uno “di fatica”, magari alle volte eccessivamente confusionario, ma che con grinta, voglia e una buona dose di cattiveria e faccia tosta, sapeva sempre e comunque sopperire ai propri limiti, esprimendo al 130% le mere qualità offertegli da madre natura. E la mia sensazione, finalmente, è che anche da tecnico in serie C possa fare, lui sì, la differenza.

Mattia Guidi