Rubriche - Il Papero nel pallone

No, non intendo in questa sede stilare un trattato sull'annoso problema dell'abuso di alcool tra i giovani,  anche perchè tanti amici del forum mi chiederebbero: "e dove sta il problema...?"
Non intendo nemmeno inoltrarmi nel paludoso campo della diatriba tra il "bicchieraio"  Michele Santoro e il direttore generale della Rai, Mauro Masi, anche se un bel "vaffambicchiere", magari a quei commentatori, televisivi e della carta stampata, che ultimamente stanno trattando la piazza e la città di Cesena alla stregua di Kabul, ci starebbe proprio a pennello.
Il bicchiere a cui faccio riferimento io invece, è quell'unità di misura immaginaria, che riempita sempre allo stesso livello (il liquido contenuto non è mai specificato, ma, sempre gli amici di cui sopra mi consiglierebbero probabilmente del buon Sangiovese), determina, a seconda dell'interpretazione e della percezione che ne si trae, un giudizio positivo o negativo su un accadimento, o nel nostro caso specifico, su una prestazione sportiva.

Quella di domenica scorsa del Cesena contro il Parma, è dunque la classica partita che si presta a valutazioni diverse, spesso opposte, da parte di chi vi ha assistito.

Sin dall'immediato post-partita,  a seguito di un dato oggettivo scaturito, ossia un punto casalingo contro una potenziale diretta concorrente, ho sentito commenti di chi preferiva vedere questo fantomatico bicchiere mezzo pieno, oppure mezzo vuoto. In verità, c'è chi lo ha visto addirittura rotto il bicchiere, con commenti  improntati ad un assoluto catastrofismo.

Ora, i miei piccoli lettori si chiederanno come lo vede questo bicchiere il loro umile commentatore. In realtà una opinione definitiva non me la sono ancora fatta; provo insieme a voi ad analizzare alcuni spunti diversi, a suffragio delle due diverse tesi, nella speranza, alla fine del pezzo, di essermi schiarito un pochino le idee.

Cominciamo con gli argomenti che potrebbero perorare la causa di coloro che chiameremo "pienisti" (sostenitori del bicchiere mezzo pieno): innanzitutto, era molto importante interrompere il nefasto filotto di tre sconfitte consecutive. Si sa che, soprattutto in serie A, per una squadra piccola come la nostra, è facilissimo cadere in una spirale mortale di ripetute sconfitte, che portano prima di tutto ad un vertiginoso calo di autostima della squadra, con conseguenze disastrose per il morale dei giocatori, nonchè, sul piano pratico, ad uno sprofondamento in classifica che può essere letale se si viene a  creare un gap di punti con le penultime che poi sarò difficilmente colmabile nel corso del campionato. E' vitale rimanere aggrappati al gruppone, come ciclismo insegna, anche da ultimi, ma a ruota, per farsi trascinare perlomeno al rush finale con speranze di rimonta.
In quest'ottica sino ad ora, il bilancio del Cesena è sicuramente positivo, forse oltre le più rosee speranze della vigilia. Personalmente almeno, non avrei pensato di passare le prime sette giornate di campionato abbondantemente al di fuori della zona retrocessione, considerando di dover incontrare Roma, Milan e Napoli, oltre al Catania, che in casa sua si può equiparare ad una grande, come rendimento.
Da parte mia dunque, un punto a favore dei "pienisti".
Altre considerazioni: pareggiando uno scontro diretto, si tolgono due punti alla diretta concorrente, e comunque, muovere la classifica nei momenti di crisi è di vitale importanza, soprattutto psicologicamente, più che per gli effetti pratici sulla classifica.
Sul piano della prestazione invece, c'è stata un'inversione di tendenza rispetto alle asfittiche ultime esibizioni. Abbiamo ricominciato a tirare in porta, e Antonioli di contro, ha potuto rivivere, dopo qualche tempo, una tranquilla (si fa per dire), domenica di ordinaria amministrazione, o quasi..

Beh, direi che i motivi di soddisfazione per accogliere favorevolmente questo punto casalingo non manchino, che ne dite?

Ma, per una giusta legge di compensazione e pari opportunità, dobbiamo dare spazio anche alle argomentazioni del partito di coloro che chiameremo "vuotisti" (sostenitori del bicchiere mezzo vuoto).

La prima considerazione di costoro, e la "virgoletto" per renderne appieno l'impatto emotivo, è la seguente: "mo se an vinzem cun e' Parma, quand'è che a vulem venz..???"
Ecco, l'uso del dialetto in certi casi rafforza in modo deflagrante il concetto, e l'impatto emotivo di cui sopra..
Credo che questa considerazione, sia un punto di riflessione focale in effetti, soprattutto alla luce del calendario che ci aspetta dopo la trasferta di Verona (Chievo).
Io solitamente evito di guardare il calendario per evitare di farmi prendere da stati ansiogeni che minano il mio benessere psico-fisico; ma questa volta, per deontologia professionale, dovendo sfornare un pezzo il più possibile esaustivo, ho dovuto farlo. Ebbene: Samp in casa, Juve fuori, Lazio in casa, Fiorentina fuori, Palermo in casa, prima della trasferta di Bari, che normalmente sarebbe considerata insidiosa, ma che alla luce delle partite precedenti potrebbe apparire come un'agognata oasi  ricca di sorgenti cristalline e palmizi, dopo la traversata del deserto del Sahara
Ecco lo sapevo.. Respiro affannoso, battito accelerato, sudorazione eccessive e lingua felpata... Vado farmi un Tavor prima di continuare..

Ricompostomi, devo a malincuore assegnare un bel puntone anche a favore dei "vuotisti". In effetti alla luce delle considerazioni che abbiamo evidenziato, affiora una sensazione di occasione persa, per rimpinguare quel famoso "tesoretto" che avevamo baldanzosamente ammonticchiato all'alba del campionato in corso, e che ci ha consentito sin qui, di restare a distanza di sicurezza dalle secche della bassa classifica, ma che si è via via assottigliato sino a ridursi ad una manciata di punti, con la angosciosa sensazione di stare per essere risucchiati dalle sabbie mobili, in vista del "tour de force" prossimo venturo, contro alcune delle maggiori corazzate del campionato.

Tornando alla nostra disfida tra "pienisti" e "vuotisti", direi che entrambe le fazioni portano elementi validi a supporto delle loro convinzioni. Personalmente decreto un pareggio sospeso.. Che vuol dire sospeso? Significa che per il momento, sospendo il giudizio su questo punto casalingo, mettendo la partita col Parma in diretta correlazione con la prossima di Verona. Il punto di domenica sarà importante se vi si darà seguito con un altro risultato positivo; anche un punto, considerando una trasferta nella tana di una diretta concorrente, sarebbe molto ben accetto. Il risultato darebbe vita intanto ad una mini-serie positiva, che è già un successo per una piccola squadra che veleggia nei mari impervi della serie A,  e sarebbe un toccasana per il morale; toglierebbe almeno due punti al Chievo, lo manterrebbe a distanza di tiro, e ci consentirebbe per l'ottava domenica di fila di restare probabilmente al di sopra della zona caldissima della classifica.
Di contro, una sconfitta renderebbe il punto di domenica  scorsa, pressochè inutile, facendoci sprofondare moralmente e mettendoci nel mirino di chi ci insegue, alla stregua di una facile preda, vittima predestinata di un destino ineluttabile. Evviva l'ottimismo, ma tant'è...

Vorrei concludere con alcune considerazioni personali sulla partita col Parma. Ancora una volta non sono riuscito a rivedere la determinazione e l'intensità delle prime tre partite. Non mi sembra possibile che queste caratteristiche siano svanite nel nulla, però è un dato di fatto che a partire da Catania, si è perso quell'atteggiamento anche baldanzoso e propositivo, che ci portava a ribattere colpo su colpo, con i nostri limiti tecnici, anche ad avversari di altra categoria. Certo, dopo Udine era difficile fare di peggio, e in effetti, qualche sussulto di vitalità lo si è avuto, più nel finale di partita per la verità, piuttosto che nel primo tempo, nel quale il vantaggio acquisito è parso piuttosto episodico.
Sappiamo molto bene che non saremo mai una squadra da "giropalla", palleggio e possesso, bensì una squadra da verticalizzazione immediata, due tocchi e via, per approfittare di un eventuale malposizionamento della difesa avversaria e punirla con "raid" repentini. Ciò che ci era riuscito benissimo nelle prime due partite e nel secondo tempo col Lecce.
Per sopperire però alle nostre carenze tecniche (a mio avviso sul piano squisitamente tecnico soccombiamo contro tutte, forse ce la giochiamo col Lecce, ma anche il Brescia mi sembra possedere qualcosa in più su questo piano) dobbiamo mettere in campo una corsa maggiore, ed una aggressività spinta ai massimi livelli, e tenere sempre i ritmi molto alti.
Ora, obiettivamente, col Parma schieravamo un centrocampo assolutamente inadeguato a ciò. Eccessivamente compassato; Appiah sappiamo che ha un raggio di azione limitato, sebbene domenica abbia forse disputato la sua miglior partita, ma ovviamente non basta contro avversari molto più dotati tecnicamente; Jimenez che nominalmente sostituiva Colucci, ma che di fatto ha fatto la seconda punta dietro Bogdani, non poteva dare nessun tipo di apporto fisico alla squadra; Parolo, sta giocando forse oltre i propri limiti, ad un livello più alto di lui, che doveva partire come rincalzo di Caserta nei piani del tecnico, ed è l'unico centrocampista dotato di cambio di passo ed aggressività; rimane un giovane al primo campionato di serie A, e non si può pretendere da lui quella personalità necessaria per prendere in mano un reparto così focale. Purtuttavia, rimane una delle note più liete di questo primo scorcio di stagione. Ma è troppo poco per il nostro centrocampo.

E' del resto dall'inzio di campionato che stiamo giocando metaforicamente in dieci uomini.. Dapprima c'era da recuperare Appiah, ed è stato fatto giocare a dispetto di una condizione deficitaria; ora che il ghanese da segni di vita, c'è da recupere a nuova vita calcistica Jimenez, ai piedi del quale, sono legati gran parte dei nostri margini di miglioramento, e di conseguenza delle speranze di salvezza. Dunque considero il suo impiego di domenica scorsa un "male necessario", al fine di dargli minutaggio nelle gambe e ridurre i tempi del suo recupero ad una condizione accettabile. Quella di domenica non lo era, e di lui ricordo solamente il corner dell'inzuccata vincente di Bogdani.  Per il resto, la sua uscita dal campo è coincisa con il miglior Cesena dell'intera partita.
A proposito dell'albanese buono, nota di encomio particolare per lui; goal, sacrificio e reparto da solo. Continua così Erjon!

Purtroppo però, la scomoda verità è che una valutazione definitiva ed esauriente sul valore della nostra squadra, non la si potrà avere prima di gennaio. Solo allora infatti, potremo considerare come verosimilmente completati i processi di inserimento e recupero dei nostri tre giocatori di maggior classe ed esperienza nella massima serie, ossia Appiah, Jimenez e Budan. Se da un lato è una cattiva notizia, dall'altro si evidenzia come siamo forse la squadra con il più elevato margine di miglioramento, proprio in virtù del completo recupero dei tre, che si auspica possa avvenire in modo completo. Sperando che non sia già troppo tardi..

Insomma, tanto per cambiare la partita di domenica prossima sarà un crocevia importante (e quando non lo sarà del resto...). Anche Ficcadenti sarà per la prima volta di fronte ad  una certa abbondanza di scelte, e dunque alle prese con  alcune decisioni importanti sulla formazione da mandare inizialmente in campo.
Caserta ad esempio, ha dimostrato di poter dare una scossa ed un contributo importante di determinazione e personalità in mezzo al campo, il  reparto che rimane a mio avviso il più deficitario. E se non funziona il centrocampo, che è il cuore di una squadra, faticano tutti gli altri reparti. Col Parma e ad Udine, oltre a non essere propositivo, e dunque far mancare i rifornimenti alle punte, ha difettato anche nel pressing sui portatori avversari, e in fase di filtro, tanto che a Udine la difesa è stata sottoposta ad un fuoco di fila incessante, che ha portato alla fine a cedere sul più bello. E anche col Parma, gli avversari arrivavano troppo facilmente a  portar palla sulla  nostra tre-quarti, difettando per fortuna nell'ultimo passaggio, anche per la buona prova del nostro quartetto difensivo. Ma  di certo, se non si protegge meglio la difesa, questa viene sottoposta ad una pressione continua che alla lunga induce all'errore.

Si ripropone anche il dilemma Jimenez. Vorrà continuare il tecnico il processo di recupero del cileno? Col rischio di giocare "in dieci" per l'ennesima volta?
C'è poi un "caso" Schelotto. Le ultime prestazione del Galgo sono state abbastanza sconcertanti, tanto da avvalorare l'iniziale convinzione di Ficcadenti, che non lo vedeva nel ruolo di punta esterna nel tridente. E' solo questione di ruolo, o c'è dell'altro? Col Parma è parso particolarmente abulico e quasi indisponente per alcune scelte di gioco incomprensibili, oltre che per una apparente svogliatezza. Sottolineo apparente, perchè da grande estimatore di Schelotto, sono convinto che sia trattato di una impressione esterna, assolutamente ingannevole. Si rimane però perplessi, dopo aver assistito una di seguito all'altra, alle gare di Udine, Italia-Bielorussia, e Parma.
Abulico a Udine (con attenuante di taglio al ginocchio e relativo scarso allenamento in settimana), devastante con la maglia azzurra, e di nuovo irriconoscibile contro il Parma.
Sicuramente, tatticamente, si può supporre una certa  difficoltà nel giocare da esterno alto, quando c'è da attaccare una difesa schierata. Non ha cambio di passo da fermo, nè tantomeno dribbling secco  per saltare l'avversario, e si trova spesso a fare giocate banali in orizzontale, o tentare improbabili dribbling con alta percentuale di palle perse. Si preannuncia turno di riposo per lui, e magari una riproposizione qualche metro più indietro, come da progetti estivi.

La palla passa al tecnico ora; dalle sue scelte dipenderanno gran parte delle sorti del Cesena di domenica prossima, e sarà di fronte ad un banco di prova importante, che, in caso di sconfitta, potrebbe portarlo su un altro banco, quello degli imputati, anche ai fini di un primo bilancio sul lavoro fin qui svolto da lui in Romagna. I suoi detrattori avranno sicuramente i fucili spianati, con pallottola in canna, per decretarne l'esecuzione. Personalmente spero di no. Ho ancora negli occhi il Cesena di Roma e Milan, quel pressing asfissiante, i raddoppi implacabili, i tackle decisi, le ripartenze corali, gli "occhi della tigre" dei ragazzi in bianconero.  E credo che questo signore dai modi garbati ci abbia messo tanto del suo in tutto questo.
Ecco, da Verona, vorrei tornare con queste ritrovate caratteristiche, e rinnovate sicurezze, affinchè al rientro a casa si possa brindare con un bel bicchierone, nè mezzo pieno, nè mezzo vuoto, ma colmo del dolce nettare della vittoria.
Ad majora, Cesena!

=paperinik=