Rubriche - Il Papero nel pallone

Dove eravamo rimasti? Ah sì.."Ficcalandia", il Cesena ammazza-grandi prima, capolista poi, miglior difesa del campionato fino a Catania. Bene, dimenticate tutto; nel giro di una settimana si  è capovolto il mondo; ma non lo si può fermare per farci scendere, come recitava quel famoso motto tanto in voga negli anni 70. No, troppo facile così, la bicicletta griffata Serie A l'abbiamo voluta, adesso ci dobbiamo pedalare sopra, anche se, esaurita la discesa, abbiamo imboccato la salita del Mortirolo. E sarà solo la prima di una lunga serie.

"Only the brave", dunque; solo i coraggiosi proseguano, perchè chi pensava che questa serie A fosse il naturale prosieguo di quella allegra cavalcata che ci ha portato da Sesto San Giovanni all'Olimpico, dovrà riporre le sue illusioni e ritornare alla cruda realtà.  Sarà una stagione "lacrime e sangue", e ci sarà da soffrire come cani per raggiungere il quart'ultimo posto.

Catania e Napoli dunque, come due robusti pizzicotti, ci ridestano dal bellissimo sogno che stavamo vivendo, ricordandoci che per diventare l'anti-Inter per eccellenza, c'è ancora tempo, forse un'altra vita, o più facilmente un'altra dimensione in un ipotetico Universo parallelo.

Evidentemente però, c'era qualcuno che ci aveva davvero creduto al sogno, tanto che, con mio grande stupore e disappunto, mi sono ritrovato a leggere nel dopo-partita, sul nostro forum, strali di rabbia, e auspici di esonero, verso Massimo Ficcadenti. E certo; del resto l'occasione era ghiotta per agganciare l'Inter in vetta, e farle sentire il fiato sul collo...

Vorrei dunque esordire, esortando costoro, dal mio immeritato pulpito, ad un maggiore equilibrio, e ricordare che al netto dei cinque match disputati, tre dei quali contro regine milionarie del calcio italiano, 7 punti rappresentano un bottino straordinario, impensabile alla vigilia. Insomma i numeri conteranno pure qualcosa, e se non bastassero questi, invito a considerare le prestazioni, che in almeno tre occasioni su cinque hanno oscillato tra il buono e lo straordinario.
Mi sembra onestamente fuori dall'ordine delle cose, chiedere la testa di un allenatore che, partito tra lo scetticismo generale, ha dato un'indentità ben precisa alla squadra, tra le difficoltà che tutti ben conosciamo e che non sto a ri-elencare.
Diamogli il tempo di lavorare dunque, mettiamolo nelle condizioni di farlo il più serenamente possibile, e senza troppe pressioni. E soprattutto di far salire di condizione le seconde linee, per potergli permettere quell'alternanza di uomini che domenica ha consentito a Mazzarri di mettere in campo una sorta di Napoli 2, che comunque, a dimostrazione della disparità di forze in campo, è bastato per mettere alle corde il Cesena titolare, per tutto il primo tempo.
L'entrata in campo dei grossi calibri nel secondo tempo, è stata un'abile mossa tattica del tecnico azzurro, che prima ha fatto sfiancare i nostri soliti 11 e poi ha spedito un fresco Cavani a banchettare dei nostri cadaveri, trattati come birilli su una pista di bowling.

Il punto è questo ora. Ficcadenti è stato chiaramente penalizzato dal triplo turno settimanale, e a differenza dei suoi 19 colleghi, ha dovuto o voluto mandare in campo gli stessi 11 uomini, per la quinta partita consecutiva.
Ricordo il Cesena di Castori, che ha tratti di similitudine con quello ficcadentiano, soffrire maledettamente i turni infrasettimanali, proprio per una carenza strutturale di rosa, e per un gioco oltremodo dispendioso, soprattutto da parte degli esterni offensivi, i vari Pinto, Piccoli, Bracaletti e Papa Waigo, che infatti non finivano mai una partita intera, venendo avvicendati a 20-25 minuti dalla fine, per via del super lavoro che si sciroppavano in copertura e rilancio, incessantemente. Ecco, Ficcadenti al momento non ha neppure questa possibilità, non avendo alternative credibili a Giaccherini e Schelotto. Il quale Schelotto domenica, in evidente affanno, è arrivato in ritardo a chiudere su Cavani nell'azione del pareggio, non scalando la marcatura poi su un Dossena lasciato libero di rimettere in mezzo per la stoccata del "Pocho" Lavezzi. Ecco, ci fosse stato un cambio per il Galgo, qualche minuto prima, forse il pareggio non l'avremmo subito. Insomma gli episodi determinano gran parte dei risultati e stravolgono le storie delle partite.
Altra similitudine, la carenza di scelte a centrocampo. Perduto Ciaramitaro per qualche mese, Castori dovette arrangiarsi con un giocatore probabilmente fuori categoria, come  Fattori. Altro non aveva, se non un Rossetti che pure non era un fulmine di guerra.

A questo riguardo, avevo paventato, nel precedente pezzo del dopo Cesena-Milan, tra i motivi di preoccupazione, un centrocampo che non aveva ricambi all'altezza della categoria. Domenica se n'è avuta una dimostrazione pratica. I titolari hanno sofferto terribilmente la maggior dinamicità e la superiorità tecnica nonchè numerica (5 centrocampisti azzurri contro 3) dei dirimpettai. Con l'eccezione di  Parolo, sicuramente il più in forma del pacchetto centrale, autore del goal della speranza, e a questo punto la vera rivelazione stagionale. E qui c'è uno dei temi focali della partita e della "contestazione" a Ficcadenti.
La sostituzione di Parolo ha effettivamente destato la peplessità della maggior parte degli spettatori di fede bianconera. A posteriori è anche facile sentenziare che si sia trattato di un errore, visto anche l'epilogo della partita dopo l'uscita del riccioluto centrocampista. Ed è probabile che, sempre a posteriori, lo stesso Ficcadenti non rifarebbe questa mossa. Se andiamo comunque ad analizzarne razionalmente i motivi, sarebbero anche plausibili. Parolo, dei tre centrocampisti, è sicuramente quello che in partita spende di più, si sobbarca pressing, raddoppi ed inserimenti. Gli altri due sono più statici, ed inoltre Caserta (l'unico ricambio di categoria a centrocampo) sembra essere il sostituto naturale di Parolo più che di Appiah o Colucci. Dopodichè, è anche vero che il problema Appiah comincia a farsi pressante (continuare a farlo giocare nella speranza di una crescita esponenziale, o accantonarlo per provare un giovane Tachtsidis magari?), e che Colucci sembra piuttosto appannato dopo un promettente inizio di campionato. Un loro cambio dunque, sarebbe stato forse logico.
Insomma, a prescindere dal giudizio e al valore che si può dare ad una sostituzione (non c'è prova contraria che sarebbe finita diversamente la partita), non si può crocefiggere un allenatore che si sta barcamenando con una rosa insufficiente, e che fino ad ora ha fatto secondo me un grande lavoro, riuscendo a sfruttare al massimo le poche armi che la società gli ha messo a disposizione fino ad ora. In attesa soprattutto di Jimenez (che purtroppo sembra molto indietro, e che sembra difettare di convinzione negli allenamenti) e di Budan, che potrebbe essere un'arma fondamentale, qualora riacquistasse la condizione ottimale in tempi ragionevoli.

Nel giorno in cui Cesena ospita i "grillini" della "Woodstock 5 stelle" dunque, al Manuzzi va invece in scena una "Waterloo 4 pere".
La partita col Napoli è difficile da giudicare e raccontare. Si è svolta in modo strano, piuttosto dominata nel primo tempo dai partenopei, con un Antonioli contro tutti, senza riuscire però a sbloccare; con un vantaggio inaspettato cesenate in apertura di ripresa, che poteva portare addirittura ad una vittoria immeritata, o quantomeno ad un pareggio, anche questo largo, e che invece si è trasformata in una sconfitta prima, e disfatta poi, per un episodio arbitrale discutibile.
Insomma la vittoria dei "vesuviani" è meritata, ma senza quell'errore (chiamiamolo pure col suo nome) arbitrale, il pareggio si sarebbe probabilmente portato a casa, e sarebbe stato di platino, vista la prestazione insufficiente.

Peccato, alla vigilia ero abbastanza fiducioso, perchè la linea difensiva del Napoli (Aronica, Cribari, Campagnaro), non mi sembrava imperforabile, tutt'altro, e la rinuncia a Cavani e Gargano sembrava un peccato di presunzione di Mazzarri, che speravo avrebbe alla fine pagato.
Tatticamente inoltre, la loro difesa a 3 avrebbe dovuto soffrire il nostro 4-3-3. Infatti, quando viene messa in crisi la difesa a tre ? Quando l'avversario gioca con due attaccanti esterni veri, ossia con il 4-3-3, perchè questo obbliga per coprire su di loro, i due laterali di centrocampo a giocare da terzini trasformando la difesa a 3 in una difesa a 5, con la conseguenzea che a centrocampo si resta in 3 vs 3 quindi in parità, ma la nostra difesa, schierata a 4  avrebbe dovuto dunque rimanere in superiorità sui loro attaccanti, che sarebbero rimasti soli e slegati dal reparto centrale, e si poteva quindi spingere sulle fasce coi terzini.
Tutto questo sulla carta, poi si sa, nel calcio gli schemi e le tattiche sono importanti, ma se l'avversario corre più di te, i numeri diventano carta straccia. Domenica il Napoli ha corso di più, è stato più cattivo, più affamato e ha vinto meritatamente. Questa la sintesi estrema della  partita.
Giaccherini e Schelotto sono stati ben imbavagliati, ma più probabilmente non ne avevano più tanta, per riproporre il solito lavoro di copertura e rilancio che è stata la chiave delle nostre imprese passate. Quanto siano importanti i loro ripiegamenti, ma anche quanto siano dispendiosi, lo testimonia anche la clamorosa sfuriata del terzino interista Chivu sabato sera a Roma, che vistosi lasciato solo da un Eto'o che quest'anno ha deciso di rimettersi a fare la punta, ha minacciato Benitez di andarsene dal campo. Questo, Nagatomo e Ceccarelli onestamente non avrebbero motivo di farlo. Ma certo, le nostre due estreme offensive, non potranno continuare su questi ritmi fino a maggio. Urge trovare diversivi, e ricambi soprattutto.
Se vogliamo proprio parlare degli allenatori però, diciamo che la mossa vincente è stata di Mazzarri, ma non è stata un'abile mossa tattica, bensì la scenata dopo il nostro goal, che ha portato alla sua espulsione, ma che ha convinto l'arbitro di aver forse commesso un errore, e di dover in qualche modo "compensare". Purtroppo la mediocrità degli arbitri italiani sta diventando endemica e disarmante, tanto che sembra un problema senza soluzioni apparenti. Comincio a pensare che il motivo per cui i giocatori si facciano il segno della Croce prima della partita, sia per chiedere protezione all'Altissimo dagli errori arbitrali.

Ma guardiamo avanti. Ora l'importante è non abbattersi, riconquistare quell'autostima che avevamo faticosamente acquisito con i primi risultati positivi, perchè se ci convinciamo che siamo più scarsi degli altri, cosa che tanti di noi pensavano alla vigilia del campionato, finisce che in campo ci comportiamo di conseguenza, scendendo timorosi e già rassegnati alla sconfitta. In quest'ottica è un peccato aver "sbragato" negli ultimi dieci minuti, subendo una pesante umiliazione. Non sono persuaso infatti che perdere 2-1 con un rigore regalato, sia la stessa cosa che perdere 4-1, soprattutto a livello mentale, per i giocatori.

Andiamo comunque ad Udine forti del "tesoretto" di 7 punti, messo da parte nelle prime 5 partite, di cui dobbiamo fare buon uso, perchè ci consente di affrontare questa prima "crisetta", senza l'acqua già alla gola, e la pressione di una classifica deficitaria, cosa che per esempio dovrà affrontare l'Udinese stessa. Sarà ad ogni modo un crocevia fondamentale, il primo dei tanti  che affronteremo in futuro, e dal quale avremo già risposte importanti. Se torneremo a correre e ad essere compatti  come nelle prime tre partite, ad affrontare la gara con personalità, a ripartire ogni volta che ce ne daranno l'occasione, allora avremo la riprova che il calo sia stato essenzialmente fisico, e dunque naturale, sempre nell'ottica di una squadra che non ha usufruito di ricambi nelle prima partite.
Lo stesso Ficcadenti sarà di fronte ad una dilemma importante: riproporre la stessa formazione, col rischio di un linciaggio mediatico in caso di sconfitta, o attingere alla panchina, dando spazio alle forze, che più che fresche rischiano di diventare gelate, se non cominciano a muoversi.. ?
Dalla sua, avrà la possibilità di una settimana intera di lavoro,  per preparare la partita come piace a lui. Da quel poco che conosciamo del nuovo mister fino ad ora, sappiamo che la sua miglior peculiarità risiede proprio nel meticoloso lavoro di approccio tattico e mentale all'incontro. Sicuramente un lavoro che non ha potuto svolgere nei pochi giorni a disposizione prima di Catania e Napoli.
Sabato sapremo... Per quanto mi riguarda, la risposta alla domanda insita nel titolo di questo pezzo, non può che essere quella di asciugarsi presto le lacrime, non piangersi addosso, dimenticare le ultime sconfitte e tirare fuori gli attributi, e il coraggio di osare,  perchè....

"only the brave happen to arrive where the angels can't tread"

ovvero "solo i coraggiosi arrivano dove gli angeli non osano spingersi".

Andiamo!

P.S. Nelle ore successive alla partita, è arrivata la triste notizia della scomparsa del nostro caro Presidente Edmeo. E purtroppo, e con sentito dolore, in questo caso davvero... "non ci resta che piangere".. CIAO PRESIDENTE!