Rubriche - Il Papero nel pallone


"Ti piace pareggiare facile, Predestinato (bon ci bon ci bon bon bon)?" Sembra che siano queste le parole che Mister Ranieri ha rivolto a Mister Ficcadenti, durante i saluti formali del dopo-partita, nel labiale ripreso dalla Sky-Mister-cam, ossia la novità introdotta quest'anno dalla piattaforma di Mr Murdoch, una microcamera inserita tra i capelli impomatati dell'allenatore bianconero.
Eh sì, perchè parafrasando l'ormai celeberrimo spot di una nota agenzia di scommesse, ieri il Cesena all'Olimpico, all'esordio in A dopo 19 anni, è riuscito a gabbare il controllo dell'arbitro Gava, giocando in 13!

Sì, avete capito bene amici, io la partita l'ho vista solo in replica notturna all'1.30 di notte, però ero ancora abbastanza lucido per rendermi conto che sulle corsie laterali, sfrecciavano a destra due Schelotto e a sinistra due Giaccherini. Non potrebbe essere altrimenti, perchè quell'andirivieni lungo le due fasce non poteva essere l'opera di un giocatore solo..

Dopo questo piccolo e scherzoso preambolo, tanto per rompere il ghiaccio, mi addentro nell'analisi vera e propria della partita.

Dopo 19 anni il debutto del Cesena nella massima serie, è da far tremare i polsi. Si va all'Olimpico contro i vice-campioni d'Italia, reduci da un primo tempo sontuoso nel quale hanno soggiogato l'Inter nella partita valida per la Supercoppa italiana.
Ma l'atmosfera che si respira tra la tifoseria cesenate, è tutt'altro che di entusiasmo, quanto piuttosto di costernazione, rabbia e sgomento per una campagna acquisti che iniziata con il piede giusto, ci ha visti giungere sul filo di lana della scadenza con tanti colpi già annunciati e poi sfumati, e altrettanti colpi inviati all'indirizzo degli ineffabili dirigenti cesenati, che hanno fatto la fortuna delle compagnie aeree e dei ristoranti di mezza Europa, per quanti voli e quante cene, sono stati consumati al vano inseguimento di improbabili obiettivi di mercato.

Il tempo di cospargermi il capo di cenere, per il mio pronostico nel nuovo giochino ideato da Bismark (6-1) (capito il vostro esperto??), e iniziamo l'analisi della partita.

Il calcio è un gioco fantastico. Questo è l'assunto iniziale. In qualsiasi altro sport di squadra, dopo la lettura delle formazioni iniziali, l'arbitro avrebbe aggiudicato di diritto la vittoria alla Roma, senza neanche giocare. Del resto era quello che pensava la gran parte di noi tifosi alla vigilia.

E invece, soprendentemente, la misteriosa creatura di Ficcadenti, questa "accozzaglia, raffazzonata di stranieri" (e qui mi cito..), questa squadra monca di 4-5 futuri titolari, nonchè di 3 senatori dell'anno passato, si presenta al cospetto del gotha calcistico italiano, con una prestazione che definire da sogno, non credo sia eccessivo.

Praticamente un meccanismo ad orologeria, messo insieme dal Mister in appena un mesetto di lavoro, una condizione fisica straripante, una personalità da lasciare a bocca aperta, e sopratttutto un'anima e un cuore che rappresentano il filo conduttore con gli eroi dell'anno passato. Quell'anima e quel cuore che pensavamo fossero svaniti, con l'amaro addio di Mister Bisoli e l'accantonamento doloroso del nostro Capitano De Feudis (il suo non ingresso in luogo di Piangerelli ne fa presagire l'imminente addio, con non poca costernazione da parte dei tifosi bianconeri).

Tatticamente la squadra scende nel suo assetto più logico, per una partita di difesa e ripartenze, ossia Schelotto esterno alto e Ceccarelli terzino. La sorpresa relativa è Appiah, schierato titolare a dispetto di una condizione che non supera il 50%; dimostrazione che a centrocampo manca qualcosa...

La squadra in campo è disposta benissimo. Colucci fa il sarto sapiente, un taglia e cuci per smistare il gioco a destra o a sinistra, e innescare gli esterni, come deve fare un centrale nel centrocampo a 3. Eredita degnamente la fascia del Conte, gioca con personalità, carisma, fa sentire i tacchetti a Totti, non ha paura di mostragli anche i denti... Il capitano è lui, non ci sono dubbi.

Davanti, interessantissimo il tridente, con due giocatori di grande corsa e resistenza, come Schelotto e Giaccherini che in pratica svolgono le due fasi incessantemente, trasformando lo schema in un 4-5-1 in fase di non possesso, con il solo Bogdani sopra la linea della palla (a volte neanche lui..).
A centrocampo attorno a Colucci, giostrano un Parolo soprendente (migliorato rispetto alla serie B), che è il primo a chiamare il pressing alto, ripiega ad aiutare i difensori e non disdegna qualche inserimento interessante (bellissimo il palleggio e apertura per Schelotto a destra), e Appiah, che essendo molto indietro, limita molto il raggio d'azione, è un po' macchinoso e lento nell'impostazione, ma fa vedere qualche tocco che fa ben sperare per il futuro.

Dietro, i due esterni stantuffano che è un piacere, costringendo i loro terzini a starsene sulle loro, Nagatomo velocissimo e insidioso in fase offensiva, ha qualche affanno in quella difensiva ma si arrangia, Ceccarelli si concede come spesso gli capita un paio di svarioni a partita nel contesto di tante belle cose. Il prossimo step, per diventare un giocatore di serie A, sarà limitare al massimo quei due svarioni e conservare le cose buone che già gli riescono.
I due centrali sembrano ben assortiti, un Pellegrino più poderoso e compassato, abbastanza sicuro, si condede un'incertezza che poteva costare il goal di Brighi nel recupero. Von Bergen è un tipo di centrale meno possente ma svelto e con buon tempo negli interventi e buon piede. Potrebbe essere il naturale erede di Biasi come caratteristiche.

Per finire, Antonioli dimostra che c'è ancora e che la serie A per lui non è molto diversa dalla B. Nel dopopartita mi è sembrato un po' polemico alla domanda del giornalista Sky sull'acquisto di Cavalieri. Ha preferito glissare, ma il tono era piuttosto stizzito. Continuo a pensare che questo ingaggio, abbastanza sorprendente e in parte forse inopportuno, potrebbe non giovare alla lunga alla tranquillità dello spogliatoio e alla psiche di entrambi i portieri.

Per finire, qualche appunto su Mister Ficcadenti. Per un paio di mesi è stato oggetto di ironie e critiche, più o meno pesanti, non solo sul lato tecnico ma anche sul personale. Ci sta, per carità. Ha avuto il grande torto innanzitutto di sostituire uno degli allenatori più amati della storia del Cesena, Bisoli, e colmo di sfiga, di esserne anche l'opposto caratterialmente. Si fa un bel dire che un allenatore non si giudica da quanto urla o bestemmia in campo, dal tono di voce nelle interviste, tantomeno dalla pettinatura! (ebbene sì, è stato uno dei temi di discussione più accesi...) ma un dato di fatto è che il tifoso romagnolo ama, per indole, i mister sanguigni ed estroversi, perchè in fondo ci si rispecchia per affinità caratteriale.
Un appunto tecnico che gli viene rivolto è invece quello di essere troppo rigido nell'applicazione del suo metodo di gioco, quel 4-3-3 che pare quasi essere un dogma religoso per lui.
La settimana scorsa nel corso della prima puntata di Novantesimo serie B Vincenzino D'amico (so che a qualcuno verrà un po' di acidità di stomaco adesso) a proposito di un allenatore che non ricordo disse che l'allenatore di personalità è quello che non adatta il modulo ai giocatori, ma porta avanti le sue idee, modificando se necessario anche le caratteristiche dei giocatori a disposizione. Sta a vedere che abbiamo un Mister di personalità allora, ho pensato.....
Io non so se questa visione di D'Amico sia condivisibile in toto (del resto D'Amico in quanto ad amenità non si risparmia affatto), però potrebbe essere anche una lettura interesante. Certo, ha portato l'esempio di Sacchi che non si è mai distaccato dal suo 4-4-2 a costo di snaturare anche Baggio o di non farlo giocare, però è anche vero che con Gullit, Van Basten, Donadoni, Rijkaard e compagnia bella, secondo me vincevo anch'io col 2-4-4 magari....
E di Zeman, che di spettacolo ne ha fatto tanto col suo 4-3-3, spesso per i tifosi avversari però...

Sta di fatto che alla prima prova di campionato, Ficcadenti ha messo in campo una squadra ordinata, quadrata, logica, tornando anche sui suoi passi, con lo schieramento di Schelotto nel tridente, inizialmente escluso, che secondo me è la soluzione ideale per tutte le partite dove si sarà aggrediti, e Schelotto ripiegando e ripartendo ha quello spazio di campo davanti a sè necessario per fargli esprimere al massimo le sue straordinarie caratteristiche podistiche. Nelle partite casalinghe, dove si dovrà far gioco, invece credo che Schelo dovrebbe fare un passo o due indietro per far spazio a un esterno alto più abile nello stretto.

In sintesi, Ficcadenti ha dimostrato duttilità e soprattutto idee. La differenza maggiore che ho notato rispetto alle partite in trasferta dell'anno passato è stato il numero di giocatori portati davanti alla linea di palla in fase di attacco. Mi stropicciavo gli occhi nel vedere 5 o 6 bianconeri che a turno sfrecciavano tra le maglia giallorosse della difesa, vuoi sugli esterni, vuoi con percussioni centrali. Erano vere e proprie ripartenze corali, in modo che Bogdani non è mai stato lasciato a se stesso, come accadeva qualche volta l'anno passato a Djuric, in trasferta.
Del resto il 4-3-3, seppur edulcorato e moderato come a Roma, rimane il modulo che garantisce le maggiori soluzioni offensive, ed è quasi sempre garanzia di spettacolo.
La quadratura del cerchio sarà per il mister unire le potenzialità offensive del 4-3-3, alla copertura degli spazi che garantisce il classico 4-4-2, che però risulta spesso prevedibile e bloccato.
La chiave per il massimo rendimento del modulo a 3 punte risiede nei due esterni offensivi. Questi devono essere uomini di velocità e resistenza, perchè devono essere in grado di corse ripetute, sia sui 20 che sui 50 metri, e devono esprimere questa velocità più volte durante la partita..
Ho fatto forse l'identikit di Schelotto e Giaccherini? Se sì, siamo a cavallo....

Insomma, un esordio migliore non si poteva sperare credo, abbiamo visto tutto, gioco, cuore, condizione atletica, spavalderia ed umiltà al tempo stesso, un bel gruppo unito che si aiuta. Quando, e se, Appiah sarà nelle condizioni ideali, potremo fare un bel salto di qualità anche in rifinitura e nel tiro da fuori, gli aspetti dove ieri siamo un po' mancati.

Avanti con l'animo rincuorato dunque, non dimenticando che una partita non fa primavera, o meglio, salvezza.. Ora a mercato concluso, il compito dell'allenatore sarà ancora più arduo: assemblare questi 6 nuovi arrivi, in gran parte stranieri, con la "vecchia guardia", cercando di infondere loro lo spirito di Roma..
L'impresa si annuncia ardua, improba e irta di difficoltà, ma terribilmente affascinante.
Di sicuro, oggi, le speranze di una salvezza, che fino a sabato pomeriggio pareva improbabile, sono un po' meno utopistiche..

=paperinik=