Rubriche - Vox Populi

Il periodo di tempo che intercorre tra un numero e l’ altro di questa rubrica non è mai tempo perso; tutt’ altro è di estrema utilità per cercare di comprendere, interpretare, confrontare i pensieri e le impressioni personali con quelle di tante singolarità sommate l’ una all’ altra. Ed è così, che come una sorta di Piero Angela nostrano, me ne torno “in onda”, dopo settimane di sano svago alternato al proficuo studio degli umori bianconeri.

In tutta sincerità, questo è uno di quei momenti in cui un editorialista, o presunto tale, si sente tremendamente a disagio: non possiamo parlare di campionato esaltante, ma nemmeno fallimentare; non vi sono notizie di estremo rilievo in positivo, ma nemmeno in negativo. Tutto quanto riguarda il Cesena sembra galleggiare in un limbo di indefinibile “normalità”, dal campo di gioco, passando per la società, fino ad arrivare al tifo; inutile soffermarci sui salotti televisivi, che oramai da tempo ci avevano rassegnato alla mediocrità di interviste e dibattiti, cogliendo picchi di fantasia soltanto nell’ ambito di battute ed ammiccamenti riguardanti “il balcone più bello della romagna”. Mediocrità, appunto, penso che sia il termine più rappresentativo di questo periodo dove non si stravince ma nemmeno si straperde, non si contesta ma nemmeno si esulta. Polemiche e lodi, quindi sono rimandate a data da destinarsi, e quel che ci resta sono le riflessioni; e le riflessioni mi portano, tramite contorte associazioni di idee, alla stagione 2000 \ 2001, e a quella 2003 \ 2004.

Quella del 2000 fu la stagione del ritorno nella vecchia serie C: dopo una ridicola quanto rovinosa retrocessione agli spareggi con la Pistoiese, il cavalluccio ripartiva con l’ obbligo autoimposto di tornare immediatamente al palcoscenico della categoria superiore; via il vecchio tecnico, e dentro il nuovo che avanza, Fabrizio Tazzioli, in fase di ascesa dopo ottime stagioni a Carrara e Livorno, e così presentato dall’ allora ds De Falco: “un allenatore giovane, preparato e pieno di entusiasmo. Proprio quello che serviva a noi”. Il neo allenatore potè contare su un organico di valore indiscutibile (basti ricordare il tandem d’ attacco Campolonghi – Taldo, o il lusso di Mantelli centrale difensivo, e Superbi - Scienza a centrocampo), portò con sé qualche suo pupillo (come non ricordare Stringardi), ma dovette pure fare i conti con un ambiente logorato dall’ annata appena conclusa, e poco paziente in termini di risultati. Così il buon “Tazzio” rimediò un esonero che segnò di lì in avanti la sua carriera. Tre stagioni più tardi, dopo illusioni, beffe, e gestioni da dimenticare, fu un altro Fabrizio, Castori da Tolentino, ad avere il coraggio di sedersi su quella che era una delle panchine più delicate della terza serie; il resto è storia nota, con il Mister che raccolse la difficile eredità di Iachini e riportò il Cesena in serie B, puntando fortemente anch’ egli su uomini di sua fiducia quali Bocchini, Ambrogioni e Pestrin. Oggi sulla panchina bianconera siede Pierpaolo Bisoli, simile per molti tratti ai due sopracitati ex tecnici dalle antitetiche fortune calcistiche: in primis Bisoli, come Tazzioli, arriva con la fama di allenatore giovane, emergente e voglioso di mettersi in mostra, e come lui è chiamato a riportare in serie B una società reduce da una retrocessione ignobile; allo stesso modo ricorda molto Castori nel suo carattere deciso, nell’ agonismo che trasmette con le proprie dichiarazioni e nel suo farsi volontariamente bersaglio delle critiche ai suoi ragazzi. Con entrambi condivide la scelta di portare con sé uomini di fiducia, vuoi per lo spogliatoio, vuoi per il loro valore sul campo: in quest’ ottica inutile sottolineare come le scelte di Castori siano state talmente fortunate da meritarsi un piccolo pezzo di storia bianconera, mentre quelle del suo predecessore non sono state, eufemisticamente, altrettanto azzeccate. E Bisoli? Bisoli si trova, guardacaso anche sotto questo aspetto, a metà strada tra le due tipologie di confronto, con i “suoi” Zebi, Segarelli, e Bonura che dovevano rappresentare un investimento sicuro, ma che ad oggi sono solo un grosso punto interrogativo; e mi sembra onesto dire, pur con tutta la massima fiducia che da sempre il nuovo mister ispira, che se tali punti saranno interrogativi anche a dicembre, il rapporto di similitudine si sbilancerebbe pericolosamente verso il Fabrizio sbagliato… Lungi da queste poche righe dare spunti polemici o di contestazione, un periodo di assestamento è fisiologico in una squadra del tutto nuova e che per di più deve affrontare un campionato equilibrato e agonisticamente impegnativo come la nuova “Prima Divisione”; la riflessione vuole solo sottolineare quanto gli equilibri e le alterne fortune nel calcio possano rendere in bilico un allenatore, e la sua relativa epoca calcistica, tra due posizioni del passato recente così opposte. Chissà, magari tra qualche mese Bonura si rivelerà un nuovo Ciaramitaro e Zebi si metterà a fare il Pestrin, con Motta e Chiavarini che bucheranno a raffica le reti avversarie, ma per il momento, in attesa di certezze in positivo o in negativo, non ci resta che attendere che dal bozzolo dell' ibrido “Cazzioli” nasca un memorabile e vincente Bisoli.

Mattia Guidi