Rubriche - Pagine Gialle

Caro Babbo Natale,

è con un filo di imbarazzo che, giunto ormai alla soglia dei trenta, prendo carta e penna e ti scrivo per la prima volta. Credo di essere stato uno dei pochi bambini a non averlo mai fatto.
Chiarisco: ho avuto un’infanzia tutto sommato nella media, con le classiche tappe a scandire la mia fanciullezza; i primi passi, la prime paroline pronunciate, poi due calci al pallone, la scuola, le corse in bici con gli amici, le solite cose insomma. Ma all’età di tre anni, ho avuto la disgrazia di aver incrociato sulla mia strada due ragazzi, mai visti né conosciuti che, in un pomeriggio di primavera di 25 anni fa, mi avvicinarono mentre girovagavo nel giardino dell’asilo, rivelandomi che in realtà non esistevi e che la storia dei regali, la slitta, le renne erano tutte cazzate che i genitori raccontano ai figli. Una confessione choc, giunta dal nulla! Senza che io avessi chiesto nulla, peraltro. Un fulmine a ciel sereno! Ma io dico: come si fa a demolire i sogni di un bambino di quell’età?! Pensa fino a dove può spingersi la prepotenza delle persone! Cercai poi conferme a casa e quella santa donna di mia mamma provò in tutti i modi di riparare al danno dei due bulletti, ma il fatto di avere due sorelle maggiori, che non vedevano l’ora di disilludere il cocchino di famiglia, vanificò il suo ardito tentativo di salvare il salvabile e la mia infanzia fu irrimediabilmente segnata.
Per anni, ho mantenuto il segreto, senza rivelarlo agli amici (ammetto che la tentazione di rovinare al prossimo la magia del Natale è sempre stata fortissima). Loro ti scrivevano, ti chiedevano regali, ti disegnavano sul quaderno, grasso, barbuto e di rosso vestito, mentre io fingevo di fare altrettanto con lo stesso spirito affascinato che tradivano i loro sguardi, ma in realtà sapevo che era tutto finto: tu non esistevi, le tue mirabolanti renne volanti men che meno, per non parlare dei tuoi aiutanti folletti. Tutte balle!


Quest’anno, dopo venticinque anni di disincanto, ho deciso di scriverti. Voglio dire, c’è gente che crede agli ufo e allo spirito santo, c’è addirittura chi crede ancora al sale di Wanna Marchi e alle suggestioni di Mamma Ebe. Non capisco perché, una volta all’anno, un povero cristo non possa credere che esista Babbo Natale. E comunque non mi costa niente scriverti, quindi lo faccio senza pormi troppi dubbi esistenziali. Allora, veniamo subito al dunque. Per quanto mi riguarda, non ho richieste strettamente personali da farti, ma pensavo che avresti potuto esaudire qualche altro desidero, che riguarda un bene comune che condivido con tante altre persone, giusto per incarnare al meglio lo spirito natalizio…

Come avrai appreso dalle cronache sportive, dopo tempo immemore la squadra di calcio del Cesena lo scorso maggio è tornata in serie A! Per la nostra piccola società, la massima serie costituisce un patrimonio importantissimo, che può garantirci una tranquilla sopravvivenza per le prossime stagioni (che di sti tempi è meglio di niente), mentre per noi tifosi è stato il coronamento di un sogno atteso vent’anni; le vecchie generazioni hanno potuto riassaporare palcoscenici leggendari, le nuove hanno potuto realizzare per la prima volta cosa significhi la serie A. Il regalo più grande che potresti farci sarebbe, quindi, il raggiungimento della salvezza (ma forse, per questo invocazioni è meglio sentire direttamente ai piani più alti…).

Il nostro presidente si chiama Igor. Sebbene il nome e lo sguardo di ghiaccio suggeriscano origini sovietiche, Igor è un romagnolo doc e questo aspetto è molto importante per noi tifosi, almeno per me. In un calcio dove il presidente del Palermo è friulano, l’ex del Bologna è sardo, quello del Genoa è campano e quello del Parma bresciano, sapere che il nostro presidente è da sempre tifoso e appassionato della squadra rappresenta indubbiamente un punto a suo favore. Poi, è naturale che la valutazione sulla sua gestione vada fondata sulla conduzione della società, altrimenti tanto varrebbe affidare l’incarico a Sgabanaza, che oltre a essere romagnolo è pure simpatico (ah sì, perdonami: Sgabanaza è un comico delle nostre parti). Ma quando vai a fare mercato e a contrattare giocatori, con la simpatia e l’inflessione romagnola combini poco, al massimo rimedi qualche pacca sulla spalla. Lì ci vogliono, capacità manageriali, competenze calcistiche, disponibilità finanziaria e soprattutto tanta esperienza. Quindi, è necessario affidarsi a dirigenti scafati e con le spalle larghe, profili che nella nostra società a dire il vero scarseggiano.

Dopo due anni di grandi successi, che hanno riportato la nostra squadra in serie A, il presidente ha stupito un po’ tutti, prendendo alcune decisioni a dir poco impopolari, in particolare il divorzio fra il vecchio tecnico Bisoli e l’affidamento della panchina a un tecnico emergente. Nonostante le società di calcio siano società atipiche, che includono dimensioni sociali e territoriali che vanno oltre la semplice azienda privata, il capo è lui e quindi è giusto che faccia le sue scelte, prendendosi oneri e onori. Se un presidente o un allenatore dovessero seguire gli umori della piazza, il calcio si ridurrebbe a un grande reality, dove le decisioni su campagna acquisti e formazione della domenica verrebbero prese tramite televoto. E francamente, tremo al solo pensiero!
In quanto a Bisoli, sul quale la città discute da mesi e s’interroga sui reali motivi del suo mancato rinnovo, dividendosi formalmente fra coloro che credono sia stato Igor a non volerlo più e coloro che pensano che Bisoli volesse andarsene, per come la vedo io l’errore di Campedelli sta comunque a monte, in quanto il rinnovo al vecchio tecnico andava proposto diversi mesi prima del termine della stagione, senza badare a spese e sorvolando su eventuali incompatibilità caratteriali. Quindi, dal mio punto di vista, il dibattito non sarebbe nemmeno dovuto nascere. “Caro Bisoli, se fra 5 mesi siamo in A, Lei resta con noi con lo stipendio doppio. Ci sta?”. Fine delle trasmissioni. Tu che ne dici, Babbo? Mi segui? Sei d’accordo o no?
A Igor va però riconosciuto il merito di aver sostenuto sempre i suoi allenatori, a partire dall’anno scorso quando ha fornito a Bisoli le garanzie tecniche per poter raggiungere la promozione, con acquisti importanti durante l’arco della stagione, a completare una rosa che, fin dalle prime partite, aveva dimostrato di poter recitare un ruolo importante. Colucci, Franceschini e Greco, anche se complessivamente hanno reso meno di quello che ci si sarebbe potuto aspettare, rappresentano comunque tre giocatori di livello assoluto per la serie B. Igor li ha messi a disposizione dell’allenatore e, per svariati motivi, tolto Colucci, non sono risultati così decisivi nella scalata alla A (anche se i gol di Greco sono stati tutti pesanti); fino ad arrivare a quest’anno, quando a furor di popolo si chiedeva la testa di Ficcadenti, che alla fine non è rotolata.

Adesso ci troviamo a dover fronteggiare una situazione tutt’altro che rosea. Abbiamo un’organico debole, con ricambi assolutamente inadeguati e alcune falle clamorose, che per una squadra di serie A rischiano di risultare micidiali; e già il fatto di essere ancora in piena lotta per non retrocedere, credo che sia un buon punto da cui ripartire.
Nel mese di gennaio, riaprirà il calciomercato e il nostro presidente Igor sarà obbligato a mettere mano alla squadra, per rinforzarla adeguatamente. Nella lista della spesa, ci sono almeno 3-4 giocatori. L’acquisto più impellente è quello del difensore centrale: stiamo affrontando un campionato difficilissimo come la serie A, con carenze numeriche e di qualità. Se tu riuscissi ad aiutare Igor a portarci un bel centralone, uno di quegli armadi a due ante che restituisca sicurezza a tutto il reparto, sul quale l’anno scorso abbiamo costruito la nostra promozione, te ne saremmo veramente molto grati. Il colpo estivo di Von Bergen è stato veramente notevole, anche se oscurato dal salto nel buio con cui è stato acquistato, tra l’altro con un’operazione molto onerosa, Benalouane, un ragazzone franco – tunisino, che si è dimostrato ancora troppo acerbo per la categoria.

Il secondo acquisto che aggiungeremmo volentieri al carrello della spesa è la punta. Ci serve assolutamente un attaccante, che ci garantisca più qualità e soprattutto che abbia qualche gol nei piedi, dato che sotto il profilo realizzativo, siamo assolutamente carenti. Infatti, sebbene l’errore individuale risulti più determinante in difesa, è la fase realizzativa il nostro vero tallone d’Achille: del lotto di squadre che lottano per la salvezza, il Cesena vanta la miglior difesa, con 20 gol subiti (il Lecce ne ha beccati 34, mentre squadre più attrezzate di noi, come Bologna, Palermo o Roma, hanno fatto di peggio), mentre condivide tristemente il peggior attacco della categoria con il Bari: solo 10 i gol segnati. Un po’ pochini, anche se a dire il vero, il Brescia degli acquisti milionari ne ha fatto giusto uno in più. Quindi, l’attaccante e la dote di almeno 6-7 gol che dovrà portarsi dietro sono assolutamente fondamentali.

Gli altri acquisti che ti chiediamo di poterci aiutare a portare a casa sono due centrocampisti. I nomi che circolano sono diversi, come capita sempre in questi casi. Siamo stati vicini all’acquisto dei fratelli Riski, due tuoi connazionali, che avrebbero rappresentato più un investimento per il futuro che giocatori da poter proiettare subito in prima squadra. Purtroppo, la scommessa di rilanciare Appiah per il momento è persa, anche se non credo che la sua stagione ad oggi sia così negativa come la si sta dipingendo. E, con Piangerelli sempre ai box, il greco mai preso in considerazione e Caserta soggetto a infortuni, è assolutamente indispensabile ingaggiare almeno due centrocampisti.

Insomma, come avrai potuto capire, ci sarà tanto da lavorare per il nostro presidente. Inoltre, nel mese di gennaio, ci giocheremo una discreta fetta di stagione con sei impegni molto ravvicinati, fra cui due scontri diretti (Brescia e Lecce), tre partite proibitive una dietro all’altra (Romaintermilan, dove rischiamo di perdere terreno dalle nostre dirette concorrenti) e una gara casalinga contro il Genoa, assolutamente da vincere.

Ora la palla passa al presidente. Adesso tocca a lui provare a invertire la rotta e cambiare le sorti del nostro campionato. A Cesena, si dice che Igor sia una persona molto fortunata. Al di là del fatto che la fortuna non guasta mai, ti segnalo una curiosità: il significato etimologico di Igor, nome di origine scandinava poi importato in Russia dai Variaghi, è “Dio veglia”. Ecco, speriamo che lassù qualcuno ci dia veramente una mano, perché credo ce ne sia un gran bisogno.

Grazie per la pazienza e la comprensione.

Con immutato affetto

Tuo,
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