Rubriche - Pagine Gialle
Avviso ai lettori: questo pezzo è stato scritto la scorsa settimana, sulle ali dell’entusiasmo post-derby, prima degli emozionantissimi 90 minuti contro l’Inter e, di conseguenza, prima di quello sciagurato recupero. Alcune parti del pezzo sono state inevitabilmente modificate, altre completamente tagliate, altre ancora sono autentiche. Per una lettura più gradevole e comprensibile, si consiglia l’adozione del metodo Chicco Lazzaretti, il mitico pluri-ripetente della gloriosa III C. In una puntata della prima serie, il Lazzaretti, romanista sfegatato, partecipa a un quiz televisivo condotto da Marco Columbro e, giunto alla domandona finale che potrebbe regalargli un superpremio milionario, rinuncia alla vincita pur di non rievocare il tema su cui verte la domanda: la finale di Coppa Campioni dell’84, vinta ai rigori dal Liverpool ai danni della Roma. Quindi, ripercorrendo le orme di Chicco, mentre leggete questo pezzo, non pensate alla partita di sabato! Fate come se Cesena – Inter non si sia mai giocata! Concentratevi esclusivamente sul derby e su questa serie A da difendere… Come suggerisce il celebre adagio che consiglia di passare il "Natale con i tuoi e la Pasqua con chi vuoi", quest'anno ho trascorso la domenica di Pasqua e il lunedì di Pasquetta in compagnia di Giaccherini, Malonga e gli altri "sacri atleti romagnoli". Cioè, in realtà sono stato da solo a farmi gli affari miei, immerso com'ero a consumare la barra di youtube e i cib-video per rivivere le emozioni del derby, che nella mia taverna si è rigiocato almeno altre venti volte. Tutta colpa di un fosco presentimento: che cambiasse il risultato finale! E allora ti immagini che il tap in di Giacche finisca in bocca a Viviano; che il tiro di Mimmo venga deviato in angolo e che il gol di Esposito venga convalidato. Uno a zero per loro, fine delle trasmissioni. Per fugare qualsiasi dubbio, mi sono sottoposto a una proiezione no-stop di tutti i filmati della memorabile partita del Dall’Ara, in rigoroso ordine cronologico e con l'audio in modalità "stadio" (una sorta di volume da rave party): pre-partita, difendiamola, scambio di convenevoli fra curve, gol di Giaccherini, altro scambio di convenevoli, gol di Malonga, attesa per il triplice fischio, oooolèèè finale, volevano vincere, orgogliosi di voi, eccetera. Ho azzardato perfino qualche download folkloristico come la telecronaca in bulgnais di Socmel tv (gran bella trovata!) e l'atroce telecronaca in arabo, con l'entusiasmo incontenibile del commentatore a tradire una lontanissima discendenza romagnola (non c'è altra spiegazione al suo fervore); devo ammettere che, per quanto la cantilena bolognese mi provochi fastidiosissimi pruriti, si fa sempre preferire a quell'incomprensibile groviglio di gutturali che è la lingua araba. Alla centoseiesima visualizzazione sul "tubo" del servizio di Sky, dunque solo intorno alle 8 di lunedì sera, ho realizzato che avevamo veramente dato due palle al Bologna e che il terrificante Giannoccaro di Lecce, che mi immaginavo di ritorno dalla gita fuori porta di Pasquetta, aveva sicuramente già provveduto a inviare il fax in Lega per omologare il risultato. A quel punto, sono iniziate le prime, inquietanti avvisaglie di allucinazioni dovute a iper - esposizione da derby trionfale: nell'assist per Malonga, Caserta sfoggia una folta chioma di capelli; nell'anticipare Di Vaio, Pellegrino è velocissimo, mentre nell'esultanza finale Ficcadenti ha l'aria di essere un tipo simpatico. Metamorfosi da risultato. Tornando seri, il Cesena ha scritto una pagina importante della sua storia, che rimarrà impressa per anni nella memoria dei tifosi: in campo (e sugli spalti), si fronteggiavano la supponente Emilia contro la Romagna appasiunèda, il centralismo altezzoso del capoluogo contro la sfrontatezza campagnola della provincia; ma questo succede praticamente tutte le volte che Cesena e Bologna incrociano le armi. Questa volta in palio c'era molto di più: una situazione delicata di classifica (quella del Cesena) e l'onta del derby di andata da cancellare, un derby a cui i nostri avevano colpevolmente assistito con un encefalogramma più piatto dei flat tv di ultima generazione. Sabato, invece, la figuraccia del 5 dicembre è stata vendicata con una vittoria che mancava da più di 20 anni (circa settemilacinquecento giorni dal Ciocci-gol). E il fatto che tutti i tifosi del Cesena, tesserati e non, se la siano potuta godere sul 3D del Dall'Ara, rende il successo ancor più significativo. Personalmente, non provo un odio così viscerale nei confronti del Bologna, sebbene senta una forte rivalità derivante più da motivi campanilistici che da ragioni calcistiche. Per capirci, non sono fra quelli che preferirebbe retrocedere pur di essere favorito da un'eventuale vittoria dei rossoblu, ma conservo gelosamente la bandiera della Romagna in un cassetto della mia camera. Se battono una nostra diretta concorrente, chisseneimporta! Anzi, ringrazio e porto a casa. Ma vincere il derby in casa loro è una soddisfazione mica da poco. Chiuso il capitolo Bologna, ora è fondamentale restare concentrati ed evadere quanto prima la pratica salvezza, evitando di lasciarsi coinvolgere in astrusi calcoli...avulsi (che tra l'altro portano pure male) e scongiurando ipotetiche tabelle di marcia. Il calendario, infatti, nelle restanti giornate, riserva ancora alcuni scontri diretti che sfuggono a qualsiasi genere di pronostico. Il Brescia, per esempio, dopo essere uscito da Marassi con un pari che sa di beffa, dovrà affrontare la partita casalinga contro il Catania. Dunque, la vigilia di Cesena - Brescia potrebbe riservarci scenari radicalmente opposti: da un Brescia rilanciato nella lotta per non retrocedere a un Brescia praticamente spacciato e con un piede e mezzo in serie B. Difficile anche azzardare una quota salvezza verosimile, anche se la sconfitta del Lecce a Verona e il pari fra Samp e Brescia l’hanno indubbiamente ridimensionata. Il Cesena ha superato, seppur con tantissime difficoltà, tutti gli step che gli si sono presentati da agosto ad oggi. Il primo è stato superato nella trasferta di Roma: potersela giocare in serie A. Trascorsi i primi minuti di comprensibilissima tremarella, il Cesena visto all'Olimpico, dimostrando di poter reggere la categoria, ha mandato un segnale importante alla piazza, alle avversarie e a tutti gli addetti ai lavori che ci davano già per spacciati ancor prima di iniziare. La seconda fase consisteva nel giungere al mercato di riparazione ancora in corsa per la salvezza: con la vittoria contro il Cagliari nel freezer del Manuzzi, il Cesena ha chiuso il girone d'andata al quart'ultimo posto a 19 punti, un punto sopra la zona retrocessione. Poi, la gestione discutibile del mercato di gennaio, su cui si è già ampiamente dibattuto, ha riconsegnato a Ficcadenti una squadra indebolita dalla cessione di Nagatomo, ma che avrebbe potuto contare sull'esperienza di alcuni giocatori che, per motivi diversi, erano in cerca di rilancio. E Cesena negli anni si è sempre contraddistinta, oltre che per il florido vivaio, anche per questo genere di recuperi. Ma i giocatori arrivati a gennaio non hanno fornito il contributo che si sperava potessero dare: il tassello più invocato, il difensore centrale Felipe, ha collezionato la miseria di 5 presenze (fra cui Chievo e Palermo, durate una manciata di minuti) e appena 350 minuti giocati; mentre, l'altro colpo da novanta del mercato, Rosina, è partito con il piede giusto, guadagnandosi la stima e la fiducia dell'ambiente, salvo poi avvilupparsi nel suo indiscusso talento e finendo mestamente in panchina per far posto a un rivitalizzato Giaccherini. Gli ingaggi degli altri giocatori hanno costituito esclusivamente rinforzi numerici, che hanno permesso all'allenatore di poter contare su maggiori soluzioni tattiche e di uomini, ma senza apportare un miglioramento qualitativo della rosa. Il terzo stadio di questa difficile stagione consisteva nel giungere ancora in corsa allo sprint finale. Anche questo step è stato raggiunto, grazie anche agli ultimi risultati che ci hanno sorriso (a parte l’ultimissimo, s’intende). Ora, manca l'ultimo sforzo, che è costituito dal raggiungimento della salvezza. Con la risurrezione di Cristo appena celebrata dalla Chiesa cattolica e la recente scomparsa del religioso indiano Sai Baba, è impossibile non rievocare il pensiero di un messia attivo in Romagna fino a pochi mesi fa: costui, tal Pierpaolo da Porretta, ricordava spesso come il fattore C sia fondamentale nel raggiungimento di un obiettivo. Un palo, una traversa, una deviazione, un rimpallo: i successi o gli insuccessi di una squadra di calcio, dalla serie A alla Terza Categoria, spesso si decidono sul filo dei centimetri. Ecco, io credo che nonostante il Cesena sia ancora impegnato nel raggiungimento dell’obiettivo salvezza, il fatto di trovarsi a 270 minuti dalla fine del campionato in una situazione di classifica che permette di poter essere padroni del proprio destino (circostanza che negli ultimi due anni non è mai successa) sia già un risultato importantissimo. In quanto all'allenatore, anche per lui vale la stessa riflessione: aspettiamo la fine per esprimere una valutazione definitiva, dato che il giudizio sulla sua esperienza a Cesena sarà inevitabilmente condizionato dalla permanenza o meno in serie A. Credo, però, che in questi mesi abbia dimostrato di essere un tecnico che può meritare la categoria. Nonostante avesse pochissima esperienza in serie A e sebbene si sia ritrovato in mano una squadra con moltissimi limiti (che molti altri allenatori avrebbero rifiutato su due piedi), ha sfiorato la salvezza alla quartultima di campionato, un risultato impensabile a inizio stagione (e che infatti non si è concretizzato!). In conclusione, è ormai chiaro a tutti che, per svariati motivi, Ficcadenti non abbia legato con la piazza (in caso di salvezza, avrebbe comunque le valigie pronte). E, sotto un certo punto di vista, credo sia stato meglio così. Negli oltre 20 anni di “militanza” bianconera, mi sono fatto coinvolgere emotivamente da tre grandi allenatori: Bolchi, Castori e Bisoli; tutti e tre sono riusciti a instaurare un rapporto speciale con la tifoseria. Ma quando il rapporto fra un tecnico e l'ambiente si fa più intenso, fino a sfiorare livelli di venerazione assoluta (come peraltro ritengo sia stato legittimo per Bisoli e Castori), rischiano di squilibrarsi alcuni contrappesi fondamentali in una piazza dove si fa calcio a certi livelli. Per intenderci: a Castori abbiamo perdonato la miseria di 2 vittorie in 30 partite nell'ultima sciagurata stagione di B; a Bisoli, personalmente, ne avrei perdonate altrettante se fosse rimasto alla guida della squadra anche quest'anno. Se domattina Pierpaolo causasse un tamponamento, qualsiasi tifoso del Cesena che si trovasse in zona si assumerebbe tutta la responsabilità del sinistro, perché avrebbe dovuto notarlo dallo specchietto e fare immediatamente la diagonale verso il centro carreggiata, esattamente come lui l’ha insegnata a Ceccarelli verso il centro area. “Colpa mia, mister! Mi scusi!” risponderebbe il tifoso cesenate. Perlomeno, finché in panchina c’è Ficcadenti, credo che nessuno corra il rischio di autodenunciarsi; anzi, succedesse a me, Ficca-boy della prima ora, tanto per cominciare gli appiopperei il 100% di responsabilità! E 5-6 giorni di collare non me li leverebbe nessuno. Se poi ci dovesse salvare, ne riparliamo.