Rubriche - Il Papero nel pallone

Questo è il pezzo che ognuno di noi avrebbe sempre sognato di scrivere; fin troppo facile, o forse fin troppo difficile dato il turbinio di emozioni e sensazioni che si sono accavallate in queste due lunghissime settimane di vigilia a partire dal dopo Roma-Cesena fino all'apoteosi della notte in cui caddero le stelle..
È dunque d'obbligo cercare di riordinare i pensieri, spegnere per un attimo il cuore e riattivare il cervello dopo la lunga sbornia del dopo Cesena-Milan.

Per il pezzo precedente avevo ideato il titolo solamente a lavoro ultimato, pochi minuti prima di "andare in stampa". Questa volta non ho avuto dubbi e le prime lettere che hanno riempito il mio foglio elettronico, ancora bianco, sono quelle che leggete nel titolo.

Da appassionato di calcio da sempre ricordo, come tanti di voi, lo striscione che una ventina d'anni fa campeggiava domenicalmente sugli spalti dello "Zaccheria" di Foggia, all'epoca in cui il mago boemo Zdenek Zeman stupiva l'Italia calciofila con il suo fantasmagorico 4-3-3 che portò, almeno per i primi due anni, il piccolo Foggia a dare spettacolo sui palcoscenici più prestigiosi di tutta Italia. BENVENUTI A ZEMANLANDIA; questo era il saluto dei tifosi foggiani a coloro che si apprestavano a godere dei tagli brucianti di Beppe Signori e Rambaudi, le incursioni devastanti di Ciccio Baiano, gli inserimenti di Shalimov e le geometrie di Barone.

 

Del resto anche il Foggia di Zeman il 24 maggio del 1992 rifilò due goal al Milan di Capello. Certo! Va beh... poi ne prese 8, ma questo è un particolare.. :)

 

Paragone forse ingeneroso per Ficcadenti: Zeman infatti rimane un meraviglioso sognatore del pallone, un poeta; il suo calcio uno splendido quadro di Magritte, maestro surrealista, ma purtroppo ben lungi dall'essere un grande allenatore.
Il titolo di questo pezzo, però, vuole essere un esplicito omaggio a colui che ritengo l'artefice principale della doppia impresa cui abbiamo assistito (oltre alla vittoria sul Milan aggiungo il pareggio di Roma), infarcita, oltre che di tanto sacrificio, di spettacolo, di calcio nell'accezione più nobile del termine; è qui che il paragone ha una certa attinenza con il calcio scintillante del boemo, soprattutto in una fase offensiva che può ricordarlo.

Detto questo sarebbe da ottusi e prevenuti non ammettere i meriti di Igor Campedelli & co.
Nagatomo, Von Bergen, Bogdani, Pellegrino li hanno portati loro (più tutti gli altri, ma li aspettiamo alla prova) e non erano nomi scontati, sulla bocca di tutti; Parolo l'hanno riscattato loro; Giaccherini è rimasto perchè l'hanno trattenuto loro; Ficcadenti, soprattutto, l'ha scelto Igor in persona. Dunque, dato a Igor ciò che è di Igor, il lavoro dell'allenatore su questa squadra è stato straordinario, impensabile un mese fa.

Le difficoltà che ha dovuto affrontare sono state improbe. Si è trovato in ritiro a lavorare con mezza squadra ancora da acquistare, un Do Prado col "mal di pancia", un De Feudis che non gli piaceva e tanti giovanotti della Primavera a far numero e sappiamo bene quanto, almeno nel calcio di qualche anno fa, il lavoro fatto nel ritiro precampionato fosse fondamentale per creare il gruppo e trovare "quell'amalgama", tanto che il mitico presidente del Catania Massimino aveva dato incarico al suo Direttore Sportivo di acquistarla al calciomercato..
Aggiungiamo al tutto che a scaglioni si aggregavano al gruppo giocatori provenienti da 15 paesi diversi, 4 continenti, almeno 4 gruppi linguistici, tanto che la comitiva assumeva le sembianze più di un progetto "Erasmus" che di una squadra di calcio italiana.


Ditemi voi, chi poteva immaginare che la prima impressione che avrebbe destato la squadra alle prove ufficiali sarebbe stata quella di un gruppo affiatato, unito, coeso, solidale come se avesse giocato assieme da anni.

Ma il capolavoro è soprattutto tattico. Questo signore alla prima esperienza nella massima serie (a parte l'assaggio di Reggina qualche anno fa) si presenta davanti al Milan (e qui partiamo con l'analisi della partita) portando avanti il suo credo tattico, non derogando cioè dai tre punti di riferimento offensivi che possono anche non essere punte vere ma rimangono comunque punti di riferimento davanti ai centrocampisti. Tanti di noi si posero degli interrogativi e in cuor loro pensarono che l'allenatore fosse un incosciente nel volerla presentare da neopromossa con un modulo tanto spregiudicato, invariabile a prescindere dall'avversario. Eppure..

Dunque Cesena e Milan si ritrovano dopo 19 anni e dopo due settimane di battage mediatico assordante e a volte pacchiano.
I nostri baldi cronisti locali si fanno in quattro per andare a riesumare vecchie ed epiche imprese. Questa volta la scelta è più ampia. Se, prima di Roma, Genzano aveva monopolizzato interviste e attenzioni, questa volta si rievocano i fantasmi di Holmqvist, il più gettonato in quanto più recente, ma poi i più stagionati Bertarelli, De Ponti e Zuccheri. Eh sì perché, incredibile ma vero, tra le grandi il Milan risulta la vittima sacrificale preferita dal Cesena con ben 4 sconfitte al Manuzzi prima di sabato sera.

Sabato sera dunque, la febbre è alta. La cornice è spettacolare, degna del ritorno in serie A; la società ha fatto tutto per bene: l'organizzazione è perfetta, persino i 20.000 e passa spettatori sembrano veri e non gigantografie posticce messe ad uso e consumo delle riprese televisive, come la scenografia di un film di Fellini, come si usa ormai fare negli stadi italiani...(un po' di satira sociale..)

Agli ordini del direttore di gara, Palmiro Togliatti di Genova (questa è satira politica invece..) Cesena e Milan scendono in campo con modulo speculare, il 4-3-3.
Un luogo comune calcistico vuole che quando due squadre si affrontano con identico schieramento tattico a prevalere sia quella più forte tecnicamente.
Non per Ficcadenti però..

Il canovaccio della partita è grossomodo quello di Roma. Difesa compatta e ripartenze; gli undici che scendono in campo sono del resto gli stessi. Scelta logica visti i tempi ristretti di inserimento dei nuovi acquisti, oltretutto in condizioni di forma precarie come Jimenez.
Schelotto dunque viene riproposto per la seconda volta di seguito nel tridente, Ceccarelli a coprirgli le spalle e dargli appoggio nelle sovrapposizioni.
Si capisce subito, dai primi minuti di studio, che quello di Roma non è stato un fuoco di paglia o un caso episodico. La squadra è compattissima, corta, i giocatori si muovono in sincrono, gli spazi tra le linee sono nulli, i solisti rossoneri non hanno lo spazio vitale per suonare i loro violini mentre rullano i tamburi bianconeri nelle furiose ripartenze corali che scuotono la già traballante difesa milanista.

Le volate di Schelotto e Giaccherini infiammano il popolo bianconero che comincia a scuotersi dall'iniziale timore reverenziale e a credere che forse l'impresa è possibile.
E l'impresa si compie. Sugli spalti ci guardiamo increduli, si chiede conferma via sms a coloro che la stanno seguendo in televisione, come se fossimo noi davanti a uno schermo che proietta un film di fantascienza.
Il Milan di Pato, Ibra, Dinho e Binho annichilito dal piccolo Cesena. In fondo è una scena già vista, almeno per noi "vecchietti" bianconeri, però forse, dopo 19 anni, è successo tutto troppo in fretta; sembra domenica scorsa che pareggiavamo in casa col Legnano tanto che oggi stentiamo a credere a quello che ci sta succedendo. Cesena al centro del mondo, Cesena fenomeno del momento, Cesena fucina per la Nazionale, Cesena fonte di dolori per il Premier, Cesena metafora della vita dove cuore e sudore valgono più del supponente dispiegamento di forze finanziarie senz'anima, "squadra di fighetti" dichiarerà uno scatenato sindaco Lucchi in risposta alle lamentele del Presidente Berlusconi.

Ammetto che anche per un razionale e pacato come me è difficile reprimere l'entusiasmo e l'esaltazione per inoltrarmi in una fredda analisi tecnico-tattica (mi verrebbero tre o quattro righe di un più naturale "VOLEVANO VINCERE...ECC...ECC....").

Cerco di ricompormi e ci provo..
Dopo la Roma avevo posto l'attenzione sul lavoro dei due esterni offensivi, fondamentali per assicurare equilibrio alla squadra.
Contro il Milan non solo hanno ripetuto la stessa prestazione di sacrificio e corsa ma, soprattutto Giaccherini, ha aggiunto una maggiore pericolosità offensiva che ha portato poi a finalizzare ciò che a Roma non avevamo portato a termine.
Non ci sono tante parole da spendere per loro due. Mi vengono in mente sontuosi e fondamentali.
Fantastico Giaccherini in occasione del primo goal, una splendida azione manovrata, dove invece di puntare l'esterno si accentra, attira a se come una calamita la difesa avversaria risucchiandola sul lato sinistro aiutato dal taglio centrale di Schelotto che favorisce, dunque, l'inserimento a destra di un Ceccarelli in splendida solitudine servito con un magistrale cambio di campo. Da manuale poi lo stop di petto e il piattone al volo del terzino bianconero per un Bogdani che fulmina Papastathopoulos e incorna sul secondo palo. Lezione di calcio numero 1.
Il secondo goal è invece una lezione di contropiede con il Cesena tutto rintanato nella sua trequarti, palla ribattuta dalla difesa su uno spiovente in area, Bogdani difende e innesca Giaccherini per vie centrali. La pulce si trasforma nel signor Quindicipalle di Francesco Nuti: colpo secco, sponda e goal!
Applausi, delirio, apoteosi.

Il più grosso timore per questa partita era però la consistenza della coppia difensiva centrale. A Roma, Pellegrino e Von Bergen se l'erano cavata; però erano stati facilitati dalla mancanza di peso offensivo centrale dei giallorossi. Totti infatti tende ad abbassarsi e non cerca mai la profondità. Altra cosa si preannunciava Ibrahimovic.
Forse il peggior cliente possibile in quanto a forza fisica e tecnica abbinate in un solo giocatore. Ebbene, i due sono stati la più grossa sorpresa di giornata. Sembrano giocare insieme da sempre, sono complementari. Si sono alternati nella cura dello svedese limitandolo quasi completamente nella zona nevralgica, l'area di rigore, e costringendolo ad andarsi a prendere il pallone in altre zolle dove, peraltro, non hanno rinunciato a seguirlo di tanto in tanto.
Accanto a loro Ceccarelli ha annientato Ronaldinho togliendogli l'aria per respirare, mentre Nagatomo ha sofferto più di tutti contro un indemoniato Pato il quale, peraltro, per un paio di giorni si sarà voltato indietro per vedere se aveva ancora quel fastidioso Pokemon appiccicato alla schiena.
Alla fine il giapponese in qualche modo se l'è cavata anche se, riguardando la partita in tv, non è stato perfetto in due o tre occasioni nell'allineamento per il fuorigioco. Poteva esserci fatale se non fosse stato per un arbitro bolscevico.. Ovviamente i sincronismi perfetti abbisognano di un po' di tempo e il ragazzo si era appena sciroppato il viaggio dal Giappone con fuso orario ancora da smaltire.

Degli altri mi piace evidenziare in particolare la prova di Parolo, altra sorpresona di giornata; un altro che, misteri del calcio, gioca meglio in serie A che in serie B.
Giocatore universale, corre per tre, pressa, raddoppia, si inserisce, tira, palleggia e ricama.... La considerazione è forse troppo facile oggi ma... se Gattuso è arrivato in Nazionale..

Poi Bogdani (il tanto vituperato Bogdani!) sfoggia una prova da grande attaccante. Io poi ho una predilezione particolare per questi giocatori, centroboa, mutuati dalla pallanuoto che a Cesena siamo ormai abituati a vedere, da Bernacci a Djuric. Non c'è niente da fare, il più bel Cesena che ho visto negli ultimi anni aveva questi due uomini al centro dell'attacco e ora Bogdani. Quanto sono importanti nel calcio moderno.. brutti, sgraziati, a volte macchinosi, ma terribilmente efficaci e utili per la squadra. Quando si è in difficoltà si butta palla avanti e lui prende un fallo, difende la palla, fa salire la squadra, la fa rifiatare.
Giocasse sempre così e facesse anche solo altri quattro o cinque goal sarebbe l'acquisto più importante dell'anno. Io credo fermamente nell'importanza secondaria di avere un bomber da doppia cifra, soprattutto quando hai giocatori predisposti alla segnatura come le nostre ali e i centrocampisti e penso invece che la salvezza passi per una difesa solida che non incassi più di 50 goal.

Ma, singoli a parte, è la squadra che da dimostrazione da grande. Tutti si aiutano, tutti corrono per il compagno, mai si è visto un uno contro uno degli attaccanti del Milan, il tempo di ricevere la palla che venivano raddoppiati e poi triplicati.
Ma qui, e ritorno al titolo, si vede la mano dell'allenatore, uno che parla piano e poco, uno che fa imbestialire i commentatori televisivi perchè non è "mediatico" e non si sente quando parla ma che è anche uno che lavora sodo, studia, insegna, prova e riprova, filma gli allenamenti, non lascia niente al caso, fa giocare bene la squadra contro due corazzate, è solido senza rinunciare all'attacco, non schiera nemmeno un incontrista a centrocampo dietro alle tre punte (Colucci che gioca davanti alla difesa è un ex trequartista...) ma tra Roma e Milan incassa zero goal.

Epperò... Sarebbe tutto troppo bello se non fosse che mancano ancora 36 partite e 36 punti da fare. Un punto a partita, sembra facile a dirsi.. Ma adesso arriva il difficile; comincia il nostro vero campionato dalla partita di domenica prossima con il Lecce. Paradossalmente sarà più difficile battere il Lecce che il Milan perché dovremo fare noi la partita, trovare quegli spazi che siamo così bravi a togliere agli avversari. Se Ficcadenti supera anche questa prova, ossia far giocare bene la squadra, compatta e ficcante anche contro difese arroccate, potremo iniziare il processo di beatificazione. In partite di questo tipo però sarà fondamentale inserire Jimenez, l'uomo che può creare superiorità numerica, che si destreggia nello stretto; tutto sta a vedere se nel tridente d'attacco o come mezz'ala. Nel primo caso Schelotto farà un passo indietro, magari a discapito di Ceccarelli (anche se sarebbe un vero peccato viste le prestazioni sempre più convincenti); nel secondo caso probabilmente il sacrificato sarà Appiah che sta faticosamente migliorando, grazie anche ai minuti che ha messo nelle gambe in queste due prime partite, partite importantissime per lui che faciliteranno il suo ritorno a livelli di forma accettabili; anche qui va dato merito al Mister di aver saputo rischiare senza compromettere il risultato del campo.

Ottimismo ed entusiasmo dunque, anche se non mancano i dati negativi e preoccupanti. In primo luogo una rosa che sembra ampia più quantitativamente che come qualità. Il gioco di Ficcadenti è dispendioso ed è impensabile che possa schierare sempre gli stessi 11, centellinando addirittura i cambi in corso d'opera, solo due sostituzioni nelle due partite disputate.
Mi preoccupa in particolare il centrocampo nel quale, in assenza di Caserta, non vedo chi possa avvicendare i tre titolari; in seconda battuta gli esterni offensivi che svolgono un lavoro massacrante e avrebbero bisogno di due omologhi o quasi per avvicendarli nel momento in cui avranno bisogno di rifiatare.
Attendiamo l'inserimento dei nuovi ma a naso sembra che né Ighalo né Paonessa diano troppe garanzie a riguardo. Così come Gorobsov a centrocampo. Per non parlare del giovane greco Tachtsidis che sembra candidarsi al ruolo di oggetto misterioso dell'anno. E Piangerelli beh... Lo ritengo prezioso più come uomo spogliatoio che tecnicamente a questo punto della sua carriera.
Più tranquillo per la difesa dove con Benalouane, Lauro e Fatic oltre a Petras sembriamo sufficientemente coperti e non mancano soluzioni diverse, soprattutto sugli esterni.

Il prossimo miracolo del Ficca dovrà dunque essere quello di far diventare parti integranti del gruppo anche quei ragazzi che fino ad ora ha tenuto in disparte perché non ritenuti evidentemente pronti. Il campionato è lungo e c'è bisogno di tutti, o almeno 18-19 giocatori che si equivalgano o quasi da avvicendare a seconda dei momenti di forma.
Perché vorremmo continuare a salutare i nostri ospiti con il motto: BENVENUTI A FICCALANDIA!

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