Rubriche - Il punto di due punti

 

IL CACCIATORE DI BECCACCE (INTRO) 26/06/02
E' difficile tratteggiare un ritratto di una persona che si conosce solo attraverso il suo comportamento pubblico, ma nel caso di Giorgio Lugaresi vale la pena tentare, poiché è lui l'attuale proprietario dell'A.C. Cesena ed è lui che, dopo il defilarsi di papà Edmeo - da più di vent'anni padre padrone e "nume" e specchio, nel bene e nel male, della società bianconera - si è fatto carico davanti all'opinione pubblica di traghettare il Cesena verso una "nuova era", aprendo le porte della società, sembrerebbe con convinzione, pur con ripensamenti e tatticismi, ai più importanti gruppi imprenditoriali locali.
L'ingresso di Giorgio Lugaresi nell'A.C. Cesena, qualche anno fa, e la sua successiva nomina a numero due (amministratore delegato) e delfino di papà Edmeo, non entusiasmò nessuno. Quella manovra appariva infatti dettata dalla volontà dell'anziano presidente di tenere il Cesena in famiglia, "finché morte non ci separi", senza che il successore godesse della stima della gente e, nello specifico, dei tifosi. I quali anzi sognavano le grandi aziende e i grandi manager della città impegnati in prima persona nella causa bianconera, e vedevano quell'uomo robusto con la barba e senza la scintilla del genio negli occhi, un po'come il figlio Bertoldino di papà Bertoldo, uno che i soldi sapeva soprattutto spenderli, laddove il padre, invece, era stato capace di farli.
Ma questi erano solo pettegolezzi di una città di provincia. Per restare ai fatti, o meglio alle sensazioni, fermiamoci anzitutto a osservare che la scelta della continuità famigliare, e il conseguente isolamento dagli imprenditori della città, disposti a entrare nel Cesena in vista di un passaggio graduale di consegne, fu allora dovuta a un pur comprensibile egoismo, ma potremmo chiamarla "debolezza", da parte di Edmeo Lugaresi, allarmato dall'eventualità di separarsi da un "bene di famiglia", da una creatura che sentiva sua e dall'esercizio del potere, e non fu dovuta invece, come si auspicava, alla preoccupazione di garantire un futuro solido e importante al Cesena. Giorgio, da parte sua, accettò di entrare nel giro e, successivamente, di assumere un ruolo di primo piano nell'azienda domestica: non già perché tifoso del Cavalluccio, ma perché gli avevano spiegato che con il calcio, se andava bene, c'era da guadagnarci e un bel po' - e poi, in fondo, la baracca era già in piedi; quella baracca che a lui mai e poi mai sarebbe venuto in mente di costruire, non avendo forse il talento, ma senza dubbio le motivazioni e la passione per farlo.
Giorgio Lugaresi, cacciatore di beccacce, volatili a cui ha dedicato una rivista illustrata e un sito Web ("Beccacce che passione"), e organizzatore di battute di caccia all'estero, non è un appassionato di calcio, né, come detto, un tifoso del Cesena (il Cesena tutt'al più fu per lui, o tuttora è, un'occasione per fare soldi; non già un'occasione di "socialità e promozione del territorio", come recita il recente comunicato congiunto di Amadori, Orogel e Technogym). A sostegno di questa affermazione, basti per il momento una celebre dichiarazione alla trasmissione sportiva "Il bianco e il nero", circa un anno e mezzo fa, quando Giorgio disse: "Trovo buffo che un tifoso il lunedì sia di cattivo umore perché il Cesena ha perso". Affermazione che, appunto, difficilmente uscirebbe dalla bocca di un tifoso. Quello, non fu che uno di vari slanci di ingenuità, rari nel calcio, che rendono Giorgio ai nostri occhi di tifosi, oltre che il figlio di Edmeo - oltre cioè che il possibile sostituto del padre nel ruolo di freno alla rinascita sportiva del Cesena -, un personaggio buffo, vorremmo quasi dire tenero, specie se rapportato al padre stesso, vecchia volpe a cui non è mai mancata, per dirla in napoletano, una certa dose di "cazzimma" - quella vecchia volpe che finora è riuscita, contro tutto e tutti, nell'intento di trattenere il Cesena in famiglia.
Oltre alla caccia, a Giorgio Lugaresi piace la pallavolo, e gli piace tanto che possiede una squadra femminile di volley: la "Lugaresi Caccia". Il fatto che Edmeo ami il calcio, mentre Giorgio la pallavolo, significa che il padre non ha saputo trasmettere la propria passione al figlio, il quale, per contrapposizione, ha dedicato le sue energie a un altro sport. Ci sono qui pochi elementi per indagare la qualità del rapporto tra padre e figlio, ma qualsiasi studente di psicologia del secondo anno, se sollecitato sul caso, comincerebbe con l'ascrivere questa primissima indicazione alla voce "conflitto", individuando subito un'ipotesi di ricerca (naturalmente da rafforzare in tesi con il sostegno di altri elementi): la frustrazione del figlio dovuta al rapporto di reciproca incomprensione con il padre. Ipotesi che, in questi due anni abbondanti di co-leadership alla guida del Cesena, non si è affatto indebolita.
Ma sul rapporto tra padre e figlio (trasformato in parodia nel "dramma" Tutti gli uomini del presidente I e I-bis; vedi "Cesenainbolgia.it", "Rubriche", "Il punto di due punti"), aspetto tutt'altro che secondario nella crisi del calcio a Cesena, torneremo in dettaglio in successivi capitoli del Cacciatore di beccacce; qui infatti vorremmo ricostruire per gradi l'avventura di Giorgio Lugaresi nel Cesena partendo dall'inizio, cercando di leggere fra le righe delle sue dichiarazioni pubbliche, e tentando tramite quelle di tracciarne un profilo. Nella prossima occasione, faremo luce sul rapporto fra Giorgio e i mezzi d'informazione: dall'iniziale sostegno della stampa all'"uomo nuovo" del Cesena (sostituito in questo ruolo, due anni dopo, da Michele Manuzzi: bruciato anch'esso dalla "Diavolina Lugaresi"), ai primi screzi, in particolare a un siparietto che vide protagonisti, oltre a Giorgio, un lettore e un redattore della sede cesenate del Corriere Romagna.
Chiudiamo con una colta avvertenza ai lettori: nella vita non esiste la verità; esistono piuttosto le "rappresentazioni" di Schopenhauer, i "giochi linguistici" di Wittgenstein, i "sentieri" di Heidegger e quelli di Borges. Eppure questi stessi, per chi visse prima dei Greci, non sono che avventure delle parole, e le scritture sapienziali ci insegnano che Cristo, Krsna e Lao Tse, alla domanda "Qual è la verità", rispondevano con il silenzio. Ciò premesso, non sapremo se il ritratto di Giorgio sarà verosimile o meno, cioè se corrisponderà ai fatti o, per essere più precisi, alle vostre sensazioni; ma sappiamo fin d'ora che potrà essere dipinto o con benevolenza, o con astio, a seconda dell'esito di queste cruciali giornate.
Continua
S. Freud – cesenainbolgia
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E' un pezzo che so cosa è il culo, ma una tale batteria di peti né tanti sciali di merda non ho mai veduto.
Carlo Porta, Le poesie
A cul di cacone, non manca mai merda.
Proverbio
Le tue azioni sono pochissime, e con l'aumento di capitale le spazzo via.
Giorgino a Michelone

 

E' difficile tratteggiare un ritratto di una persona che si conosce solo attraverso il suo comportamento pubblico, ma nel caso di Giorgio Lugaresi vale la pena tentare, poiché è lui l'attuale proprietario dell'A.C. Cesena ed è lui che, dopo il defilarsi di papà Edmeo - da più di vent'anni padre padrone e "nume" e specchio, nel bene e nel male, della società bianconera - si è fatto carico davanti all'opinione pubblica di traghettare il Cesena verso una "nuova era", aprendo le porte della società, sembrerebbe con convinzione, pur con ripensamenti e tatticismi, ai più importanti gruppi imprenditoriali locali.

L'ingresso di Giorgio Lugaresi nell'A.C. Cesena, qualche anno fa, e la sua successiva nomina a numero due (amministratore delegato) e delfino di papà Edmeo, non entusiasmò nessuno. Quella manovra appariva infatti dettata dalla volontà dell'anziano presidente di tenere il Cesena in famiglia, "finché morte non ci separi", senza che il successore godesse della stima della gente e, nello specifico, dei tifosi. I quali anzi sognavano le grandi aziende e i grandi manager della città impegnati in prima persona nella causa bianconera, e vedevano quell'uomo robusto con la barba e senza la scintilla del genio negli occhi, un po'come il figlio Bertoldino di papà Bertoldo, uno che i soldi sapeva soprattutto spenderli, laddove il padre, invece, era stato capace di farli.

 

Ma questi erano solo pettegolezzi di una città di provincia. Per restare ai fatti, o meglio alle sensazioni, fermiamoci anzitutto a osservare che la scelta della continuità famigliare, e il conseguente isolamento dagli imprenditori della città, disposti a entrare nel Cesena in vista di un passaggio graduale di consegne, fu allora dovuta a un pur comprensibile egoismo, ma potremmo chiamarla "debolezza", da parte di Edmeo Lugaresi, allarmato dall'eventualità di separarsi da un "bene di famiglia", da una creatura che sentiva sua e dall'esercizio del potere, e non fu dovuta invece, come si auspicava, alla preoccupazione di garantire un futuro solido e importante al Cesena. Giorgio, da parte sua, accettò di entrare nel giro e, successivamente, di assumere un ruolo di primo piano nell'azienda domestica: non già perché tifoso del Cavalluccio, ma perché gli avevano spiegato che con il calcio, se andava bene, c'era da guadagnarci e un bel po' - e poi, in fondo, la baracca era già in piedi; quella baracca che a lui mai e poi mai sarebbe venuto in mente di costruire, non avendo forse il talento, ma senza dubbio le motivazioni e la passione per farlo.

 

Giorgio Lugaresi, cacciatore di beccacce, volatili a cui ha dedicato una rivista illustrata e un sito Web ("Beccacce che passione"), e organizzatore di battute di caccia all'estero, non è un appassionato di calcio, né, come detto, un tifoso del Cesena (il Cesena tutt'al più fu per lui, o tuttora è, un'occasione per fare soldi; non già un'occasione di "socialità e promozione del territorio", come recita il recente comunicato congiunto di Amadori, Orogel e Technogym). A sostegno di questa affermazione, basti per il momento una celebre dichiarazione alla trasmissione sportiva "Il bianco e il nero", circa un anno e mezzo fa, quando Giorgio disse: "Trovo buffo che un tifoso il lunedì sia di cattivo umore perché il Cesena ha perso". Affermazione che, appunto, difficilmente uscirebbe dalla bocca di un tifoso. Quello, non fu che uno di vari slanci di ingenuità, rari nel calcio, che rendono Giorgio ai nostri occhi di tifosi, oltre che il figlio di Edmeo - oltre cioè che il possibile sostituto del padre nel ruolo di freno alla rinascita sportiva del Cesena -, un personaggio buffo, vorremmo quasi dire tenero, specie se rapportato al padre stesso, vecchia volpe a cui non è mai mancata, per dirla in napoletano, una certa dose di "cazzimma" - quella vecchia volpe che finora è riuscita, contro tutto e tutti, nell'intento di trattenere il Cesena in famiglia.

 

Oltre alla caccia, a Giorgio Lugaresi piace la pallavolo, e gli piace tanto che possiede una squadra femminile di volley: la "Lugaresi Caccia". Il fatto che Edmeo ami il calcio, mentre Giorgio la pallavolo, significa che il padre non ha saputo trasmettere la propria passione al figlio, il quale, per contrapposizione, ha dedicato le sue energie a un altro sport. Ci sono qui pochi elementi per indagare la qualità del rapporto tra padre e figlio, ma qualsiasi studente di psicologia del secondo anno, se sollecitato sul caso, comincerebbe con l'ascrivere questa primissima indicazione alla voce "conflitto", individuando subito un'ipotesi di ricerca (naturalmente da rafforzare in tesi con il sostegno di altri elementi): la frustrazione del figlio dovuta al rapporto di reciproca incomprensione con il padre. Ipotesi che, in questi due anni abbondanti di co-leadership alla guida del Cesena, non si è affatto indebolita.

 

Ma sul rapporto tra padre e figlio (trasformato in parodia nel "dramma" Tutti gli uomini del presidente I e I-bis; vedi "Cesenainbolgia.it", "Rubriche", "Il punto di due punti"), aspetto tutt'altro che secondario nella crisi del calcio a Cesena, torneremo in dettaglio in successivi capitoli del Cacciatore di beccacce; qui infatti vorremmo ricostruire per gradi l'avventura di Giorgio Lugaresi nel Cesena partendo dall'inizio, cercando di leggere fra le righe delle sue dichiarazioni pubbliche, e tentando tramite quelle di tracciarne un profilo. Nella prossima occasione, faremo luce sul rapporto fra Giorgio e i mezzi d'informazione: dall'iniziale sostegno della stampa all'"uomo nuovo" del Cesena (sostituito in questo ruolo, due anni dopo, da Michele Manuzzi: bruciato anch'esso dalla "Diavolina Lugaresi"), ai primi screzi, in particolare a un siparietto che vide protagonisti, oltre a Giorgio, un lettore e un redattore della sede cesenate del Corriere Romagna.

 

Chiudiamo con una colta avvertenza ai lettori: nella vita non esiste la verità; esistono piuttosto le "rappresentazioni" di Schopenhauer, i "giochi linguistici" di Wittgenstein, i "sentieri" di Heidegger e quelli di Borges. Eppure questi stessi, per chi visse prima dei Greci, non sono che avventure delle parole, e le scritture sapienziali ci insegnano che Cristo, Krsna e Lao Tse, alla domanda "Qual è la verità", rispondevano con il silenzio. Ciò premesso, non sapremo se il ritratto di Giorgio sarà verosimile o meno, cioè se corrisponderà ai fatti o, per essere più precisi, alle vostre sensazioni; ma sappiamo fin d'ora che potrà essere dipinto o con benevolenza, o con astio, a seconda dell'esito di queste cruciali giornate.

 

 

 

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E' un pezzo che so cosa è il culo, ma una tale batteria di peti né tanti sciali di merda non ho mai veduto.


Carlo Porta, Le poesie



A cul di cacone, non manca mai merda.


Proverbio



Le tue azioni sono pochissime, e con l'aumento di capitale le spazzo via.


Giorgino a Michelone