Rubriche - Il punto di due punti

 

LA CONTROPARTE MALDESTRA DI EDMEO 03/07/02
All'indomani dell'ultima discesa in C1, nell'estate del 2000, si consuma la prima svolta all'interno dell'A.C. Cesena: Pierluigi Cera se ne va, Edmeo Lugaresi si defila, e mano libera a Giorgio Lugaresi, già amministratore delegato. E' lui l'uomo nuovo, è lui il futuro, così come l'ha voluto papà Edmeo, un futuro in nome del quale, un anno prima, il presidente chiuse le porte del sodalizio a Technogym, Amadori, Orogel e ai sogni e alle speranze dei tifosi.
Con l'amministratore delegato acquista un ruolo di primo piano Francesco De Falco, che diventa il nuovo direttore sportivo; uomini di Giorgio sono anche Genzano, responsabile del settore giovanile, e Gherl, il team manager. Con Giorgio arriva un'altra bizzarra novità: la maglia ufficiale del Cesena non sarà più bianca, ma nera. Appresi quella notizia mentre ero in vacanza in Sicilia, un pomeriggio festivo, nel caffè di una stazione di servizio sulla superstrada tra Palermo e Caltanissetta. Il caldo torrido e la desolazione di quel luogo resero più doloroso e insopportabile il colpo inferto da quelle tre righe di inchiostro nero sul rosa della Gazzetta: una bastonata secca allo stomaco da piegare in due e togliere il fiato. Sulla Caltanissetta-Gela, solo come può esserlo un cane abbandonato, avevo appena la forza di domandarmi che cosa stessero facendo al Cesena, e perché. Dopo anni di delusioni e mortificazioni, dopo una nuova retrocessione in C e il sequestro di tante illusioni, adesso questo? E che cosa si sognava d'ora in poi, quando si sognava il Cesena? Quali azioni si potevano costruire con la mente, se i protagonisti delle stesse avrebbero indossato una maglia di un altro colore? Su quali prati avrebbero pascolato i pensieri quando tutto sarebbe stato bruciato?
I fumi, i vapori e le ciminiere di Gela mi riportarono alla mente la scena finale di un film di Altman, quando un terremoto cancellò la bellezza, i peccati e gli orrori del mondo. Allora si rafforzarono in me due convinzioni: la prima, che il tifoso è un reazionario; la seconda, che Giorgio non avrebbe portato nulla di buono al Cesena. La maglia nera non rappresentava una nuova nascita, ma un lutto, la morte di quello che c'era stato prima e l'inizio di un periodo di disordine e confusione; ma soprattutto, era un espediente per dissimulare una scelta a lungo covata ma invisa a una piazza indignata, quella della continuità famigliare. Era come rifare il trucco alla medesima faccia, quella di sempre, nell'illusione che risultasse diversa e gradevole. Il Cesena della maglia nera, il Cesena di Giorgio, era una vecchia che si rifaceva le tette con risultati grotteschi.
Ci vollero le continue proteste gridate sui forum online dedicati al Cesena (specchio degli umori e delle opinioni dell'intera tifoseria) e qualche sondaggio ad hoc lanciato da Matteo Amaducci al Bianco e il nero (e anche qualcos'altro, che rivelerò prima o poi e che entrerà a far parte dell'aneddottica sul Cesena) per convincere lo stato maggiore bianconero, l'anno successivo, a ritornare al bianco (qualcuno in società, meno sprovveduto e maldestro di Giorgio, cioè più sensibile alla psicologia dei tifosi - forse Manuzzi -, recepì alcune precise indicazioni espresse sui forum, per esempio il ritorno alla sobria divisa interamente bianca con le tre righe dell'Adidas).
Non solo fallì l'idea di un Cesena vestito a lutto, ma fallì ben presto anche il "progetto di Giorgio-De Falco-Tazzioli", durato pochi mesi, il cui esito convinse il vecchio Edmeo a riprendere in mano, con risultati ugualmente fallimentari, la guida della baracca. Eppure inizialmente si strinse una sorta di alleanza fra Giorgio Lugaresi e una stampa meno emancipata di oggi rispetto alle pressioni societarie, nella volontà di ricompattare la piazza attorno all'uomo nuovo e a una presunta nuova epopea bianconera (anzi, nerobianca). Me ne resi conto non appena rientrai dal viaggio in Sicilia: con il Cesena in C e ancora in mano ai Lugaresi e con la maglia di un altro colore, detti sfogo alla mia fissazione per gli archivi. La pagina 18 del Corriere Romagna di sabato 15 luglio 2000 (dunque pochi giorni prima della funerea notizia che appresi dalla Gazzetta) era un'inserzione gratuita offerta a Giorgio. Copywriter dello spot, Roberto Chiesa, allora al Corriere e "longa manus" dell'A.C. Cesena nei media.
Chiesa aveva organizzato un sondaggio tra i tifosi dopo la campagna acquisti post retrocessione e impostato la pagina del giornale sui risultati dello stesso. Nel clima di insofferenza di allora e di rabbia non digerita, il sondaggio - recitava l'occhiello nel taglio alto - "registrava ottimismo". Il titolo, gridato su due righe, era: TAZZIOLI HA IN MANO UN CESENA DA PRIMATO. Infine il sottotitolo: I tifosi infuriati per il Caso Ravenna: "Inaudito". Nell'articolo, una serie di impressioni dei tifosi, per i quali non pareva fare una gran differenza il fatto di essere in B o in C, e se qualcuno aveva le palle girate, le aveva non per i continui insuccessi manageriali e sportivi della famiglia Lugaresi, ma per il "Caso Ravenna" o, anche, perché Campolonghi e Taldo si lamentavano in quanto obbligati a rimanere in C.
Chiesa non si limitò a registrare ottimismo e a dipingere un Cesena vittima di oscure manovre da parte della Federazione a beneficio dell'odiato Ravenna. Sulla destra, in un box, accanto a una foto di un a curva Mare gremita, spazio all'uomo nuovo dal cuore d'oro. Il titolo: PRONTO, SONO LUGARESI. COSA DICE LA GENTE? Di seguito il pezzo:
"Agli sportivi ci tiene davvero. Li ha difesi, ha promesso loro un futuro importante, non ce l'ha fatta ad aspettare il giornale di domani e ha chiamato alla fine del sondaggio. Giorgio Lugaresi ha saputo in anteprima che Cesena è carica e che vuole ripartire. E si è sbottonato: 'Spero che la gente sia con noi. Quest'anno vogliamo toglierci tutte le soddisfazioni possibili. Alla gente dico che non voglio solo partecipare, tanto per dire che c'ero. Io voglio vincere. Sono fatto così, mi diverto solo se vinco. Per questo ho detto a De Falco di fare cose importanti al mercato. Secondo noi la cosa importante era confermare le punte, e le abbiamo confermate. Non esiste un caso attaccanti. Come non esiste un caso Paradiso. Col ragazzo ci voglio parlare, voglio mettere le cose in chiaro. Noi vogliamo vincere e basta'."
Sulla sinistra della stessa pagina, in una colonna, Giulio Benedetti, rappresentante e voce ufficiale dei tifosi, si dichiarava soddisfatto per il fatto che la società si fosse assunta "la propria parte di colpa, come dovevano fare i giocatori", era convinto che Tazzioli avesse ottenuto la squadra che voleva, e incitava tutti a ripartire "con gente motivata e ambiziosa". Restando a Benedetti, venni a sapere nello stesso periodo che il Centro Coordinamento Club aveva accolto positivamente il cambiamento nel colore principale della maglia, e quello fu per me il segnale che non ci sarebbe mai stata una reazione per arginare la deriva del Cesena, sempre più lontano dai tifosi, affidato a una controparte maldestra di Edmeo Lugaresi, indifeso da chi s'illudeva a torto di rappresentare la tifoseria e i suoi umori e le sue idee (in barba alle decine di lettere inascoltate e ancora in attesa di risposta che erano giunte ai giornali negli ultimi due anni), sotto lo sguardo assente o sbilenco degli organi d'informazione, incapaci di porre domande e azzardare risposte. Sennonché, pochi giorni dopo, mi capitò fra le mani un volantino firmato "Il Forum".
Quanto a Giorgio, come vedremo, i rapporti con gli organi d'informazione - Chiesa permettendo e, in seguito, Chiesa contribuendo - ben presto si deteriorano.
Continua
Capìtan Sénsibol
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Il tifoso non ha dimenticato. Ha solo curato le ferite, smaltito nervosismo e isterie. Ed è pronto a ripartire in Ferrari col Tazzio alla guida.
Roberto Chiesa, Corriere Romagna, 15/07/2000
Qui non sanno cos'ho fatto io in questi 20 anni per il Cesena. Se va avanti così a fine stagione mollo tutto. Vendo i giocatori e regalo il titolo sportivo al sindaco.
Edmeo Lugaresi al Carlino il 3/12/2000, dopo Cesena-Lumezzane 2-3
FACEVO MEGLIO A STARE A CASA... MALEDETTI!! MI MANCAVA SOLO LA SCONFITTA IN CASA CON IL LUMEZZANE... BENE BENE... PORCI!!!
Veleno, 3/12/2000, forum del sito freeweb.org/sport/cesena
Se divento ricco domani parto e non torno più.
Sergio Caputo, Italiani mambo

All'indomani dell'ultima discesa in C1, nell'estate del 2000, si consuma la prima svolta all'interno dell'A.C. Cesena: Pierluigi Cera se ne va, Edmeo Lugaresi si defila, e mano libera a Giorgio Lugaresi, già amministratore delegato. E' lui l'uomo nuovo, è lui il futuro, così come l'ha voluto papà Edmeo, un futuro in nome del quale, un anno prima, il presidente chiuse le porte del sodalizio a Technogym, Amadori, Orogel e ai sogni e alle speranze dei tifosi.

Con l'amministratore delegato acquista un ruolo di primo piano Francesco De Falco, che diventa il nuovo direttore sportivo; uomini di Giorgio sono anche Genzano, responsabile del settore giovanile, e Gherl, il team manager. Con Giorgio arriva un'altra bizzarra novità: la maglia ufficiale del Cesena non sarà più bianca, ma nera. Appresi quella notizia mentre ero in vacanza in Sicilia, un pomeriggio festivo, nel caffè di una stazione di servizio sulla superstrada tra Palermo e Caltanissetta. Il caldo torrido e la desolazione di quel luogo resero più doloroso e insopportabile il colpo inferto da quelle tre righe di inchiostro nero sul rosa della Gazzetta: una bastonata secca allo stomaco da piegare in due e togliere il fiato. Sulla Caltanissetta-Gela, solo come può esserlo un cane abbandonato, avevo appena la forza di domandarmi che cosa stessero facendo al Cesena, e perché. Dopo anni di delusioni e mortificazioni, dopo una nuova retrocessione in C e il sequestro di tante illusioni, adesso questo? E che cosa si sognava d'ora in poi, quando si sognava il Cesena? Quali azioni si potevano costruire con la mente, se i protagonisti delle stesse avrebbero indossato una maglia di un altro colore? Su quali prati avrebbero pascolato i pensieri quando tutto sarebbe stato bruciato?

 

I fumi, i vapori e le ciminiere di Gela mi riportarono alla mente la scena finale di un film di Altman, quando un terremoto cancellò la bellezza, i peccati e gli orrori del mondo. Allora si rafforzarono in me due convinzioni: la prima, che il tifoso è un reazionario; la seconda, che Giorgio non avrebbe portato nulla di buono al Cesena. La maglia nera non rappresentava una nuova nascita, ma un lutto, la morte di quello che c'era stato prima e l'inizio di un periodo di disordine e confusione; ma soprattutto, era un espediente per dissimulare una scelta a lungo covata ma invisa a una piazza indignata, quella della continuità famigliare. Era come rifare il trucco alla medesima faccia, quella di sempre, nell'illusione che risultasse diversa e gradevole. Il Cesena della maglia nera, il Cesena di Giorgio, era una vecchia che si rifaceva le tette con risultati grotteschi.

 

Ci vollero le continue proteste gridate sui forum online dedicati al Cesena (specchio degli umori e delle opinioni dell'intera tifoseria) e qualche sondaggio ad hoc lanciato da Matteo Amaducci al Bianco e il nero (e anche qualcos'altro, che rivelerò prima o poi e che entrerà a far parte dell'aneddottica sul Cesena) per convincere lo stato maggiore bianconero, l'anno successivo, a ritornare al bianco (qualcuno in società, meno sprovveduto e maldestro di Giorgio, cioè più sensibile alla psicologia dei tifosi - forse Manuzzi -, recepì alcune precise indicazioni espresse sui forum, per esempio il ritorno alla sobria divisa interamente bianca con le tre righe dell'Adidas).

 

Non solo fallì l'idea di un Cesena vestito a lutto, ma fallì ben presto anche il "progetto di Giorgio-De Falco-Tazzioli", durato pochi mesi, il cui esito convinse il vecchio Edmeo a riprendere in mano, con risultati ugualmente fallimentari, la guida della baracca. Eppure inizialmente si strinse una sorta di alleanza fra Giorgio Lugaresi e una stampa meno emancipata di oggi rispetto alle pressioni societarie, nella volontà di ricompattare la piazza attorno all'uomo nuovo e a una presunta nuova epopea bianconera (anzi, nerobianca). Me ne resi conto non appena rientrai dal viaggio in Sicilia: con il Cesena in C e ancora in mano ai Lugaresi e con la maglia di un altro colore, detti sfogo alla mia fissazione per gli archivi. La pagina 18 del Corriere Romagna di sabato 15 luglio 2000 (dunque pochi giorni prima della funerea notizia che appresi dalla Gazzetta) era un'inserzione gratuita offerta a Giorgio. Copywriter dello spot, Roberto Chiesa, allora al Corriere e "longa manus" dell'A.C. Cesena nei media.

 

Chiesa aveva organizzato un sondaggio tra i tifosi dopo la campagna acquisti post retrocessione e impostato la pagina del giornale sui risultati dello stesso. Nel clima di insofferenza di allora e di rabbia non digerita, il sondaggio - recitava l'occhiello nel taglio alto - "registrava ottimismo". Il titolo, gridato su due righe, era: TAZZIOLI HA IN MANO UN CESENA DA PRIMATO. Infine il sottotitolo: I tifosi infuriati per il Caso Ravenna: "Inaudito". Nell'articolo, una serie di impressioni dei tifosi, per i quali non pareva fare una gran differenza il fatto di essere in B o in C, e se qualcuno aveva le palle girate, le aveva non per i continui insuccessi manageriali e sportivi della famiglia Lugaresi, ma per il "Caso Ravenna" o, anche, perché Campolonghi e Taldo si lamentavano in quanto obbligati a rimanere in C.

 

Chiesa non si limitò a registrare ottimismo e a dipingere un Cesena vittima di oscure manovre da parte della Federazione a beneficio dell'odiato Ravenna. Sulla destra, in un box, accanto a una foto di un a curva Mare gremita, spazio all'uomo nuovo dal cuore d'oro. Il titolo: PRONTO, SONO LUGARESI. COSA DICE LA GENTE? Di seguito il pezzo:

 

"Agli sportivi ci tiene davvero. Li ha difesi, ha promesso loro un futuro importante, non ce l'ha fatta ad aspettare il giornale di domani e ha chiamato alla fine del sondaggio. Giorgio Lugaresi ha saputo in anteprima che Cesena è carica e che vuole ripartire. E si è sbottonato: 'Spero che la gente sia con noi. Quest'anno vogliamo toglierci tutte le soddisfazioni possibili. Alla gente dico che non voglio solo partecipare, tanto per dire che c'ero. Io voglio vincere. Sono fatto così, mi diverto solo se vinco. Per questo ho detto a De Falco di fare cose importanti al mercato. Secondo noi la cosa importante era confermare le punte, e le abbiamo confermate. Non esiste un caso attaccanti. Come non esiste un caso Paradiso. Col ragazzo ci voglio parlare, voglio mettere le cose in chiaro. Noi vogliamo vincere e basta'."

 

Sulla sinistra della stessa pagina, in una colonna, Giulio Benedetti, rappresentante e voce ufficiale dei tifosi, si dichiarava soddisfatto per il fatto che la società si fosse assunta "la propria parte di colpa, come dovevano fare i giocatori", era convinto che Tazzioli avesse ottenuto la squadra che voleva, e incitava tutti a ripartire "con gente motivata e ambiziosa". Restando a Benedetti, venni a sapere nello stesso periodo che il Centro Coordinamento Club aveva accolto positivamente il cambiamento nel colore principale della maglia, e quello fu per me il segnale che non ci sarebbe mai stata una reazione per arginare la deriva del Cesena, sempre più lontano dai tifosi, affidato a una controparte maldestra di Edmeo Lugaresi, indifeso da chi s'illudeva a torto di rappresentare la tifoseria e i suoi umori e le sue idee (in barba alle decine di lettere inascoltate e ancora in attesa di risposta che erano giunte ai giornali negli ultimi due anni), sotto lo sguardo assente o sbilenco degli organi d'informazione, incapaci di porre domande e azzardare risposte. Sennonché, pochi giorni dopo, mi capitò fra le mani un volantino firmato "Il Forum".

 

Quanto a Giorgio, come vedremo, i rapporti con gli organi d'informazione - Chiesa permettendo e, in seguito, Chiesa contribuendo - ben presto si deteriorano.

 

 

 

Continua

 

 

 

Capìtan Sénsibol 03/07/02

 

 

 

 

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Il tifoso non ha dimenticato. Ha solo curato le ferite, smaltito nervosismo e isterie. Ed è pronto a ripartire in Ferrari col Tazzio alla guida.


Roberto Chiesa, Corriere Romagna, 15/07/2000



Qui non sanno cos'ho fatto io in questi 20 anni per il Cesena. Se va avanti così a fine stagione mollo tutto. Vendo i giocatori e regalo il titolo sportivo al sindaco.


Edmeo Lugaresi al Carlino il 3/12/2000, dopo Cesena-Lumezzane 2-3



FACEVO MEGLIO A STARE A CASA... MALEDETTI!! MI MANCAVA SOLO LA SCONFITTA IN CASA CON IL LUMEZZANE... BENE BENE... PORCI!!!


Veleno, 3/12/2000, forum del sito freeweb.org/sport/cesena



Se divento ricco domani parto e non torno più.


Sergio Caputo, Italiani mambo