Rubriche - Il punto di due punti

 

BUCHI, POLLI, LEMMI, GIORNALI E TERRENI 17/07/02
"Informare". Per lo Zingarelli "ragguagliare qualcuno procurandogli notizie, dati e sim."; anche "erudire". Secondo l'insuperato e coltissimo dizionario dei sinonimi di Niccolò Tommaseo, "informare è dare più o meno compiuta notizia"; distinto in ciò da "avvisare, avvertire, notificare, far sapere", che non ha "questa idea così espressa". "L'amico 'fa sapere' all'amico una novità del paese; l'ajo 'informa' i genitori sull'andamento del figliuolo". Informare per Tommaseo è dunque "far conoscere alla persona cosa che gli può in qualche modo importare", senza lesinare particolari e dettagli, poiché in mancanza di questi, in mancanza cioè dell'elemento della compiutezza, non si tratterebbe di informazione, bensì di annuncio, avviso, notifica, avvertimento ecc., a seconda dei casi.
Abbiamo spesso provocato gli organi d'informazione locali definendoli, relativamente alle colonne dedicate al Cesena, "organi di non-informazione". L'espressione non è esatta ed è ingenerosa nei confronti di chi nei giornali ci lavora; d'altra parte, non cerchiamo ogni mattina, con un'attesa quasi febbrile, l'annuncio di novità su quelle colonne? (Questo lo sanno bene gli strateghi del marketing della Voce, i quali le novità le strillano a caratteri cubitali, salvo contare sul fatto che, come cantavano i Ricchi e poveri, "sarà quel che sarà / domani è un altro giorno si vedrà".)
Al contempo però sarebbe una sopravvalutazione dei nostri giornali definirli organi di "informazione", in quanto manca nelle notizie riportate la compiutezza, almeno per quel che riguarda le notizie che stanno davvero a cuore ai lettori; i quali, per esempio, in questi ultimi anni non sono riusciti a farsi più di una vaga idea circa l'intenzione dei Lugaresi di vendere il Cesena, e circa l'intenzione degli imprenditori locali di comprarlo (né i dubbi, nonostante le rassicurazioni dei giornalisti, sono a tutt'oggi del tutto sopiti).
Proponiamo allora di liquidare la faccenda della definizione chiamando i nostri giornali "organi di aggiornamento", poiché, se ci aggiornano sulla data del ritiro e sulle operazioni di mercato (a volte perfino ragguagliandoci sui retroscena legati alle stesse), non ci informano sulla crisi del Cesena, né ci spiegano perché il Cesena è ancora dei Lugaresi, perché se il Cesena è sempre stato in vendita non lo ha mai rilevato nessuno, o perché, per restare alla stretta attualità, oggi che il Cesena è forse un po' più in vendita di prima, le trattative per il passaggio di proprietà, con la mediazione e la supervisione del sindaco Giordano Conti, non hanno portato alla tanto attesa fumata bianca.
Come sempre, dunque, il "tifoso-lettore-aggiornato-non informato" non ha altra via che informarsi per conto suo: al bar, dal barbiere, nella tabaccheria di Giulio Benedetti, o dal fidanzato della figlia del commercialista del Cesena, dall'amico del nipote di Amadori, dalla moglie del cugino di Alessandri, e talpe, pulci, origliatori, depistatori assortiti, colorati e variegati, ognuno con le sue fonti, le sue simpatie, le sue antipatie e le sue fissazioni.
Ordiniamo allora, per tesi e per fonti, quello che "Radio Tam Tam" (il tam tam cittadino) lascia rimbalzare tra le orecchie sempre all'erta dei tifosi bianconeri.
1) La trattativa non è andata a buon fine per via della preoccupazione destata nella "triade" composta da Amadori, Orogel e Technogym dai manifesti e dai volantini del Forum. La fonte della notizia è senza dubbio il presentatore televisivo del Bianco e il nero, Luciano Poggi, nella fattispecie in qualità di opinion maker della Voce, giornale che ha sostenuto sulle sue colonne questa tesi, e che mesi fa addebitò sempre al Forum l'ictus cerebrale che colpì Edmeo Lugaresi. Va dato atto alla Voce di avere azzardato, al contrario di Carlino e Corriere, una propria teoria sull'esito negativo delle trattative. Da esponente del Forum, ammetto di sentirmi quasi lusingato per il ruolo assegnato dalla Voce a me e ai miei compagni di merende in una vicenda così rilevante per il futuro del calcio a Cesena. Se non che l'autocompiacimento è mitigato dal fatto che i tifosi hanno affibbiato alla Voce, quasi con benevolenza, il titolo di un periodico scandalistico: Verissimo.
2) La trattativa non è andata a buon fine poiché, per rilevare l'intero pacchetto azionario del Cesena, Amadori e Technogym hanno posto sul piatto della bilancia certi favori o certe concessioni da ottenere dall'amministrazione pubblica, per esempio lo svincolo di un terreno a ridosso dell'autostrada, o forse l'assicurazione che non verrà chiuso il casello autostradale di Cesena Sud sempre a ridosso di un terreno di proprietà come sarebbe nelle intenzioni del comune (Technogym); e la possibilità di ampliare lo spazio da riservare a serre per polli o a stabilimenti o a mangimifici o a quant'altro (Amadori). Il sindaco si sarebbe opposto a tali richieste o a richieste di tale specie, volte a barattare la gestione del Cesena con interessi privati presumibilmente lesivi degli interessi della collettività, e il discorso Cesena si sarebbe di conseguenza arenato. Questo è quanto vi sentirete rispondere nella tabaccheria di Benedetti, il capo dei tifosi, il quale non manca mai di consultare Gabriele Valentini & Co. quando si tratta di far circolare una news, né manca mai di avvertirvi "che certe cose, però, non si dovrebbero dire".
3) La trattativa non è andata a buon fine perché il Cesena è un'azienda che non rende (essendo in serie C) e per giunta ha accumulato debiti per oltre dieci miliardi delle vecchie lire, cioè pari a tre volte tanto il suo valore economico. In altre parole, sarebbe un impegno troppo oneroso dal punto di vista della gestione finanziaria per chi dovesse subentrare. Chi sostiene questa tesi, che trova terreno fertile in gran parte della tifoseria, tende a vedere sempre e comunque nei Lugaresi e nella loro ostinazione a non vendere l'ostacolo che ha impedito, negli ultimi anni, la rinascita sportiva del Cavalluccio, e teme che oggi il futuro sia a causa loro seriamente compromesso. Si parla, fra l'altro, di trentasei miliardi di lire volati via dalle casse bianconere negli ultimi due anni, e i maligni, che quando si tratta dei Lugaresi non mancano mai, si chiedono dove siano finiti tutti quei soldi. "Tu pagheresti di tasca tua i debiti dei Lugaresi?" Con questa domanda dalla risposta scontata si tende infine a giustificare la ritirata (provvisoria, definitiva, chissà?) degli imprenditori interessati all'acquisto dell'A.C. Cesena.
Fabio Benaglia lunedì sul Corriere auspicava che, con l'eventuale ingresso di nuovi soci di minoranza in società, potrà essere fatta chiarezza sulle vere ragioni che hanno impedito il passaggio di proprietà del Cesena. Noi oggi ci chiediamo chi, se non proprio Benaglia, sia all'altezza di informare compiutamente a tal riguardo i lettori ("linea" della testata, come sempre, permettendo). Nell'attesa di essere informati e non solo aggiornati da qualche giornalista, formuliamo quella che, in un mondo non tutto da buttare, vorremmo tanto fosse la verità: i debiti della gestione Lugaresi sono dvuti solo ed esclusivamente a una cattiva gestione manageriale; benefici per serre, polli, stabilimenti, terreni e quant'altro non hanno costituito una contropartita richiesta al primo cittadino in relazione al discorso Cesena; con buona volontà da parte di tutti si sta lavorando affinché, pian piano, le grandi industrie della città si impegnino a garantire un futuro al Cavalluccio, e i Lugaresi cedano onorevolmente il passo a chi ha mezzi e ambizioni per fare del Cesena, come recitava il comunicato congiunto di Amadori, Orogel e Technogym, un'"occasione di socialità e di promozione del territorio".
Càpitan Sénsibol
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Cesena devi vergognarti.
Titolo di una pagina sportiva del Corriere Romagna, 05/06/2000, l'indomani di Cesena-Cosenza 3-3
Il terrore della retrocessione.
Strillone della locandina del Corriere Romagna, 05/06/2000, l'indomani di Cesena-Cosenza 3-3
Non è una bella morte, morire con la minchia dritta?
F. Rabelais, Gargantua e Pantagruele
E sarà / sarà quel che sarà.
I Ricchi e poveri

 

"Informare". Per lo Zingarelli "ragguagliare qualcuno procurandogli notizie, dati e sim."; anche "erudire". Secondo l'insuperato e coltissimo dizionario dei sinonimi di Niccolò Tommaseo, "informare è dare più o meno compiuta notizia"; distinto in ciò da "avvisare, avvertire, notificare, far sapere", che non ha "questa idea così espressa". "L'amico 'fa sapere' all'amico una novità del paese; l'ajo 'informa' i genitori sull'andamento del figliuolo". Informare per Tommaseo è dunque "far conoscere alla persona cosa che gli può in qualche modo importare", senza lesinare particolari e dettagli, poiché in mancanza di questi, in mancanza cioè dell'elemento della compiutezza, non si tratterebbe di informazione, bensì di annuncio, avviso, notifica, avvertimento ecc., a seconda dei casi.

Abbiamo spesso provocato gli organi d'informazione locali definendoli, relativamente alle colonne dedicate al Cesena, "organi di non-informazione". L'espressione non è esatta ed è ingenerosa nei confronti di chi nei giornali ci lavora; d'altra parte, non cerchiamo ogni mattina, con un'attesa quasi febbrile, l'annuncio di novità su quelle colonne? (Questo lo sanno bene gli strateghi del marketing della Voce, i quali le novità le strillano a caratteri cubitali, salvo contare sul fatto che, come cantavano i Ricchi e poveri, "sarà quel che sarà / domani è un altro giorno si vedrà".)

 

Al contempo però sarebbe una sopravvalutazione dei nostri giornali definirli organi di "informazione", in quanto manca nelle notizie riportate la compiutezza, almeno per quel che riguarda le notizie che stanno davvero a cuore ai lettori; i quali, per esempio, in questi ultimi anni non sono riusciti a farsi più di una vaga idea circa l'intenzione dei Lugaresi di vendere il Cesena, e circa l'intenzione degli imprenditori locali di comprarlo (né i dubbi, nonostante le rassicurazioni dei giornalisti, sono a tutt'oggi del tutto sopiti).

 

Proponiamo allora di liquidare la faccenda della definizione chiamando i nostri giornali "organi di aggiornamento", poiché, se ci aggiornano sulla data del ritiro e sulle operazioni di mercato (a volte perfino ragguagliandoci sui retroscena legati alle stesse), non ci informano sulla crisi del Cesena, né ci spiegano perché il Cesena è ancora dei Lugaresi, perché se il Cesena è sempre stato in vendita non lo ha mai rilevato nessuno, o perché, per restare alla stretta attualità, oggi che il Cesena è forse un po' più in vendita di prima, le trattative per il passaggio di proprietà, con la mediazione e la supervisione del sindaco Giordano Conti, non hanno portato alla tanto attesa fumata bianca.

 

Come sempre, dunque, il "tifoso-lettore-aggiornato-non informato" non ha altra via che informarsi per conto suo: al bar, dal barbiere, nella tabaccheria di Giulio Benedetti, o dal fidanzato della figlia del commercialista del Cesena, dall'amico del nipote di Amadori, dalla moglie del cugino di Alessandri, e talpe, pulci, origliatori, depistatori assortiti, colorati e variegati, ognuno con le sue fonti, le sue simpatie, le sue antipatie e le sue fissazioni.

 

Ordiniamo allora, per tesi e per fonti, quello che "Radio Tam Tam" (il tam tam cittadino) lascia rimbalzare tra le orecchie sempre all'erta dei tifosi bianconeri.

 

1) La trattativa non è andata a buon fine per via della preoccupazione destata nella "triade" composta da Amadori, Orogel e Technogym dai manifesti e dai volantini del Forum. La fonte della notizia è senza dubbio il presentatore televisivo del Bianco e il nero, Luciano Poggi, nella fattispecie in qualità di opinion maker della Voce, giornale che ha sostenuto sulle sue colonne questa tesi, e che mesi fa addebitò sempre al Forum l'ictus cerebrale che colpì Edmeo Lugaresi. Va dato atto alla Voce di avere azzardato, al contrario di Carlino e Corriere, una propria teoria sull'esito negativo delle trattative. Da esponente del Forum, ammetto di sentirmi quasi lusingato per il ruolo assegnato dalla Voce a me e ai miei compagni di merende in una vicenda così rilevante per il futuro del calcio a Cesena. Se non che l'autocompiacimento è mitigato dal fatto che i tifosi hanno affibbiato alla Voce, quasi con benevolenza, il titolo di un periodico scandalistico: Verissimo.

 

2) La trattativa non è andata a buon fine poiché, per rilevare l'intero pacchetto azionario del Cesena, Amadori e Technogym hanno posto sul piatto della bilancia certi favori o certe concessioni da ottenere dall'amministrazione pubblica, per esempio lo svincolo di un terreno a ridosso dell'autostrada, o forse l'assicurazione che non verrà chiuso il casello autostradale di Cesena Sud sempre a ridosso di un terreno di proprietà come sarebbe nelle intenzioni del comune (Technogym); e la possibilità di ampliare lo spazio da riservare a serre per polli o a stabilimenti o a mangimifici o a quant'altro (Amadori). Il sindaco si sarebbe opposto a tali richieste o a richieste di tale specie, volte a barattare la gestione del Cesena con interessi privati presumibilmente lesivi degli interessi della collettività, e il discorso Cesena si sarebbe di conseguenza arenato. Questo è quanto vi sentirete rispondere nella tabaccheria di Benedetti, il capo dei tifosi, il quale non manca mai di consultare Gabriele Valentini & Co. quando si tratta di far circolare una news, né manca mai di avvertirvi "che certe cose, però, non si dovrebbero dire".

 

3) La trattativa non è andata a buon fine perché il Cesena è un'azienda che non rende (essendo in serie C) e per giunta ha accumulato debiti per oltre dieci miliardi delle vecchie lire, cioè pari a tre volte tanto il suo valore economico. In altre parole, sarebbe un impegno troppo oneroso dal punto di vista della gestione finanziaria per chi dovesse subentrare. Chi sostiene questa tesi, che trova terreno fertile in gran parte della tifoseria, tende a vedere sempre e comunque nei Lugaresi e nella loro ostinazione a non vendere l'ostacolo che ha impedito, negli ultimi anni, la rinascita sportiva del Cavalluccio, e teme che oggi il futuro sia a causa loro seriamente compromesso. Si parla, fra l'altro, di trentasei miliardi di lire volati via dalle casse bianconere negli ultimi due anni, e i maligni, che quando si tratta dei Lugaresi non mancano mai, si chiedono dove siano finiti tutti quei soldi. "Tu pagheresti di tasca tua i debiti dei Lugaresi?" Con questa domanda dalla risposta scontata si tende infine a giustificare la ritirata (provvisoria, definitiva, chissà?) degli imprenditori interessati all'acquisto dell'A.C. Cesena.

 

Fabio Benaglia lunedì sul Corriere auspicava che, con l'eventuale ingresso di nuovi soci di minoranza in società, potrà essere fatta chiarezza sulle vere ragioni che hanno impedito il passaggio di proprietà del Cesena. Noi oggi ci chiediamo chi, se non proprio Benaglia, sia all'altezza di informare compiutamente a tal riguardo i lettori ("linea" della testata, come sempre, permettendo). Nell'attesa di essere informati e non solo aggiornati da qualche giornalista, formuliamo quella che, in un mondo non tutto da buttare, vorremmo tanto fosse la verità: i debiti della gestione Lugaresi sono dvuti solo ed esclusivamente a una cattiva gestione manageriale; benefici per serre, polli, stabilimenti, terreni e quant'altro non hanno costituito una contropartita richiesta al primo cittadino in relazione al discorso Cesena; con buona volontà da parte di tutti si sta lavorando affinché, pian piano, le grandi industrie della città si impegnino a garantire un futuro al Cavalluccio, e i Lugaresi cedano onorevolmente il passo a chi ha mezzi e ambizioni per fare del Cesena, come recitava il comunicato congiunto di Amadori, Orogel e Technogym, un'"occasione di socialità e di promozione del territorio".

 

 

 

Càpitan Sénsibol 17/07/02

 

 

 

 

 

 

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Cesena devi vergognarti.


Titolo di una pagina sportiva del Corriere Romagna, 05/06/2000, l'indomani di Cesena-Cosenza 3-3



Il terrore della retrocessione.


Strillone della locandina del Corriere Romagna, 05/06/2000, l'indomani di Cesena-Cosenza 3-3



Non è una bella morte, morire con la minchia dritta?


F. Rabelais, Gargantua e Pantagruele



E sarà / sarà quel che sarà.


I Ricchi e poveri