Rubriche - Il punto di due punti

 

UN CESENA "NEW & OLD STYLE" 11/09/02
Interrompo per un attimo il ping pong con l'Intruso, perché è troppo forte la voglia di dedicarsi solo al Cesena dopo la prima, vera partita della stagione, e ritornare sulle impressioni di ieri l'altro. Il primo pensiero va a una vittoria che ci ubriaca di fiducia e speranza, tre punti esterni conquistati anche con il supporto di molti giovani e giovanissimi (Terlizzi, Biondini, Piccoli, Vitiello, Denis) contro una squadra più esperta, rodata e che può contare su un certo blasone (in C1, a prescindere dal'effettivo valore di questa o quella squadra, vincere a Padova è diverso dal vincere ad Alzano o a Carrara). Il secondo pensiero va ai tre gol segnati, che, sommati a quelli delle due trasferte di Coppa, portano a dieci il bottino di reti bianconere fuori casa. E' presto per dire se ci siamo trovati davanti a difese fragili o se il Cesena è in effetti una squadra che trova il gol con facilità, specie in trasferta, resta comunque questo dato incoraggiante, soprattutto se confrontato con le difficoltà realizzative, in prima linea, dello scorso anno.
Ma le impressioni positive non finiscono qui. Penso all'entusiasmo, all'esuberanza e alla carica nervosa, quasi isterica, di Iachini, un personaggio - prima che un allenatore - per il quale vale la pena soffrire, e che per un giocatore sarebbe mortificante deludere. Uno che toglie dal campo, nel vivo della sfida, Bettoni e Myrtaj. Gustiamocelo: per il Cesena è una garanzia di "New Style", ossia un surplus di carattere e sacrificio a compensazione dei limiti tecnici e delle lacune di una rosa incompleta.
Mi hanno poi colpito Piccoli - che in quattro minuti, con due spunti, ha permesso al Cesena di portarsi due volte sul dischetto del rigore (a Padova abbiamo vinto grazie alla sua classe e alle sue leve, che sul pallone sono arrivate prima delle gambe degli avversari) - e Squizzi, per la sicurezza che ha dato alla difesa con numerose uscite in presa alta, alcune al limite dell'area grande. Ciliegina sulla torta della sua partita, la respinta sul rasoterra a tagliare di Sotgia nel finale; ma - ripeto - è soprattutto nelle uscite alte che la sua prestazione ci deve confortare. Ciò detto, ammetto anche che a me Santoni non ha mai convinto del tutto: anzi, rinuncio volentieri a due o tre miracoli compiuti nell'arco di una stagione, se posso evitare di tremare per un traversone in area o per un retropassaggio. Squizzi non ha né l'età né la reattività tra i pali di Santoni, ma se continuerà ad accalappiare palloni alti abbandonando la porta, neutralizzando così l'azione avversaria, allora, per quel che mi riguarda, sono certo che nello scambio ci abbiamo guadagnato (non c'è dubbio, peraltro, che Santoni possa superare col tempo i suoi attuali limiti, oltre che tecnici, di personalità).
Su Myrtaj è già stato scritto e detto tutto, anche perché è diventato la fissazione dei giornalisti sportivi (il telecronista di Padova-Cesena, verso la fine della partita, ha azzardato un "Padova 2-Myrtaj 3", confermando che i luoghi comuni sono sempre apprezzati dalla categoria; questo, dopo aver confuso per tutta la gara il Cesena col Teramo). Myrtaj si è confermato un attaccante che segna e che, sulla fascia destra, sa andare via con facilità all'avversario diretto, ma è avvilente per una squadra che l'ambiente riponga tutte le aspettative su un solo uomo, innalzandogli un monumento. E questo è un invito che spero accolgano soprattutto i giornalisti di casa nostra, visto poi che Myrtaj qua è ancor più "di passaggio" di altri, come un artigiano che arriva, ti aggiusta la caldaia, ritira l'assegno e saluta.
Le impressioni negative riguardano soprattutto la nostra mancanza di gioco. Ma questo è un problema storico. Se si trattasse di una persona, potremmo consigliarle di rivolgersi a uno psicologo: magari riuscirebbe a farle comprendere che la vita è fatta anche di allegria e voglia di divertirsi. Ma essendo una squadra, non servono nemmeno medicinali del tipo antidepressivi euforizzanti; e a quanto pare non servono i cambi di allenatore - sebbene i dirigenti del Cesena, senza migliorare le cose, di mister ne abbiano provati anche troppi. Sicché la conclusione è la solita: il gioco del Cesena, al di là del modulo, al di là del mister, riflette la mestizia dei dirigenti stessi. E il bello è che siamo talmente abituati a vedere giocare male al calcio (o a non vederlo giocare affatto) che c'è sempre qualcuno, come per esempio sui forum dei tifosi, secondo cui il Cesena ha pure giocato bene.
In merito alla rosa, aspettando il terzino sinistro, Bianchi, che permetterà a Iachini di contare su un paio di alternative a sinistra, vanno evidenziate due lacune: la prima, come lamenta lo stesso mister, è la mancanza di un'ala destra con caratteristiche offensive. A questo proposito, è un vero peccato esibire su Rai Sport Satellite il nostro Biondini in una posizione nella quale, come sappiamo dalla scorsa stagione, mal si adatta, e l'altra sera il Rossino si è segnalato solo per la disciplina tattica in fase di contenimento. Troppo poco per uno con le sue potenzialità; una prestazione, la sua, macchiata anche dall'impaccio mostrato nell'unico contropiede a cui ha dato vita. Schierarlo sull'out destro alto per tutto il torneo, equivarrebbe a fargli perdere un anno.
La seconda lacuna è tanto evidente che mi sorprende non sia stata denunciata dalle pagine sportive dei giornali locali: la coperta corta in difesa. Ora che Terlizzi è squalificato per due turni, se domenica la stessa sorte toccherà a Cesari o a Luppi, ci ritroveremmo a giocare la prima in casa col Cittadella con Vitiello e Rea (38 anni in due, al debutto nei pro). Posto che Iachini già qualche settimana fa caldeggiò la partenza di Rea "per farlo maturare", e posto che tutti confidiamo nella tenuta di Luppi (oltre ad augurarci di non avere infortunati), sarà meglio tesserare un altro difensore per far fronte più serenamente alle necessità di un campionato che, per noi, potrebbe non concludersi con la Regular Season.
Marco – cesenainbolgia
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Per un tifoso - questa tipica figura del nostro tempo, nel quale l'istinto totalitario e le certezze convivono arruffatamente con la natura opinabile e aleatoria del gioco del pallone - poche affermazioni lasciano attoniti, sgomenti, incapaci di reagire, come quella dell'appassionato che non professa alcuna fede, ma sostiene di tifare per chi pratica "un bel calcio".
Carlo De Amicis
Ci fu un tempo in cui la gente aveva l'abitudine di rivolgersi frequentemente a se stessa e non si vergognava di registrare le proprie vicende interiori. Ma tenere un diario al giorno d'oggi è considerato una specie di debolezza verso se stessi, un vizio, soprattutto una cosa di cattivo gusto. Perché questa è un'epoca rude.
Saul Bellow, L'uomo in bilico
Nulla frena il perfido frate, più l'allieva si lamenta e più viene fuori la durezza del maestro... tutto è trattato allo stesso modo, a nulla valgono i suoi sguardi; non c'è una sola parte di quel bel corpo che non porti l'impronta della sua barbarie, e il perfido spegne infine la sua passione sulle tracce sanguinanti dei suoi odiosi piaceri.
D.A.F. de Sade, Le sventure della virtù

Interrompo per un attimo il ping pong con l'Intruso, perché è troppo forte la voglia di dedicarsi solo al Cesena dopo la prima, vera partita della stagione, e ritornare sulle impressioni di ieri l'altro. Il primo pensiero va a una vittoria che ci ubriaca di fiducia e speranza, tre punti esterni conquistati anche con il supporto di molti giovani e giovanissimi (Terlizzi, Biondini, Piccoli, Vitiello, Denis) contro una squadra più esperta, rodata e che può contare su un certo blasone (in C1, a prescindere dal'effettivo valore di questa o quella squadra, vincere a Padova è diverso dal vincere ad Alzano o a Carrara). Il secondo pensiero va ai tre gol segnati, che, sommati a quelli delle due trasferte di Coppa, portano a dieci il bottino di reti bianconere fuori casa. E' presto per dire se ci siamo trovati davanti a difese fragili o se il Cesena è in effetti una squadra che trova il gol con facilità, specie in trasferta, resta comunque questo dato incoraggiante, soprattutto se confrontato con le difficoltà realizzative, in prima linea, dello scorso anno.

Ma le impressioni positive non finiscono qui. Penso all'entusiasmo, all'esuberanza e alla carica nervosa, quasi isterica, di Iachini, un personaggio - prima che un allenatore - per il quale vale la pena soffrire, e che per un giocatore sarebbe mortificante deludere. Uno che toglie dal campo, nel vivo della sfida, Bettoni e Myrtaj. Gustiamocelo: per il Cesena è una garanzia di "New Style", ossia un surplus di carattere e sacrificio a compensazione dei limiti tecnici e delle lacune di una rosa incompleta.

 

Mi hanno poi colpito Piccoli - che in quattro minuti, con due spunti, ha permesso al Cesena di portarsi due volte sul dischetto del rigore (a Padova abbiamo vinto grazie alla sua classe e alle sue leve, che sul pallone sono arrivate prima delle gambe degli avversari) - e Squizzi, per la sicurezza che ha dato alla difesa con numerose uscite in presa alta, alcune al limite dell'area grande. Ciliegina sulla torta della sua partita, la respinta sul rasoterra a tagliare di Sotgia nel finale; ma - ripeto - è soprattutto nelle uscite alte che la sua prestazione ci deve confortare. Ciò detto, ammetto anche che a me Santoni non ha mai convinto del tutto: anzi, rinuncio volentieri a due o tre miracoli compiuti nell'arco di una stagione, se posso evitare di tremare per un traversone in area o per un retropassaggio. Squizzi non ha né l'età né la reattività tra i pali di Santoni, ma se continuerà ad accalappiare palloni alti abbandonando la porta, neutralizzando così l'azione avversaria, allora, per quel che mi riguarda, sono certo che nello scambio ci abbiamo guadagnato (non c'è dubbio, peraltro, che Santoni possa superare col tempo i suoi attuali limiti, oltre che tecnici, di personalità).

 

Su Myrtaj è già stato scritto e detto tutto, anche perché è diventato la fissazione dei giornalisti sportivi (il telecronista di Padova-Cesena, verso la fine della partita, ha azzardato un "Padova 2-Myrtaj 3", confermando che i luoghi comuni sono sempre apprezzati dalla categoria; questo, dopo aver confuso per tutta la gara il Cesena col Teramo). Myrtaj si è confermato un attaccante che segna e che, sulla fascia destra, sa andare via con facilità all'avversario diretto, ma è avvilente per una squadra che l'ambiente riponga tutte le aspettative su un solo uomo, innalzandogli un monumento. E questo è un invito che spero accolgano soprattutto i giornalisti di casa nostra, visto poi che Myrtaj qua è ancor più "di passaggio" di altri, come un artigiano che arriva, ti aggiusta la caldaia, ritira l'assegno e saluta.

 

Le impressioni negative riguardano soprattutto la nostra mancanza di gioco. Ma questo è un problema storico. Se si trattasse di una persona, potremmo consigliarle di rivolgersi a uno psicologo: magari riuscirebbe a farle comprendere che la vita è fatta anche di allegria e voglia di divertirsi. Ma essendo una squadra, non servono nemmeno medicinali del tipo antidepressivi euforizzanti; e a quanto pare non servono i cambi di allenatore - sebbene i dirigenti del Cesena, senza migliorare le cose, di mister ne abbiano provati anche troppi. Sicché la conclusione è la solita: il gioco del Cesena, al di là del modulo, al di là del mister, riflette la mestizia dei dirigenti stessi. E il bello è che siamo talmente abituati a vedere giocare male al calcio (o a non vederlo giocare affatto) che c'è sempre qualcuno, come per esempio sui forum dei tifosi, secondo cui il Cesena ha pure giocato bene.

 

In merito alla rosa, aspettando il terzino sinistro, Bianchi, che permetterà a Iachini di contare su un paio di alternative a sinistra, vanno evidenziate due lacune: la prima, come lamenta lo stesso mister, è la mancanza di un'ala destra con caratteristiche offensive. A questo proposito, è un vero peccato esibire su Rai Sport Satellite il nostro Biondini in una posizione nella quale, come sappiamo dalla scorsa stagione, mal si adatta, e l'altra sera il Rossino si è segnalato solo per la disciplina tattica in fase di contenimento. Troppo poco per uno con le sue potenzialità; una prestazione, la sua, macchiata anche dall'impaccio mostrato nell'unico contropiede a cui ha dato vita. Schierarlo sull'out destro alto per tutto il torneo, equivarrebbe a fargli perdere un anno.

 

La seconda lacuna è tanto evidente che mi sorprende non sia stata denunciata dalle pagine sportive dei giornali locali: la coperta corta in difesa. Ora che Terlizzi è squalificato per due turni, se domenica la stessa sorte toccherà a Cesari o a Luppi, ci ritroveremmo a giocare la prima in casa col Cittadella con Vitiello e Rea (38 anni in due, al debutto nei pro). Posto che Iachini già qualche settimana fa caldeggiò la partenza di Rea "per farlo maturare", e posto che tutti confidiamo nella tenuta di Luppi (oltre ad augurarci di non avere infortunati), sarà meglio tesserare un altro difensore per far fronte più serenamente alle necessità di un campionato che, per noi, potrebbe non concludersi con la Regular Season.

 

 

 

Marco – cesenainbolgia 11/09/02

 

 

 

 

 

 

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Per un tifoso - questa tipica figura del nostro tempo, nel quale l'istinto totalitario e le certezze convivono arruffatamente con la natura opinabile e aleatoria del gioco del pallone - poche affermazioni lasciano attoniti, sgomenti, incapaci di reagire, come quella dell'appassionato che non professa alcuna fede, ma sostiene di tifare per chi pratica "un bel calcio".


Carlo De Amicis



Ci fu un tempo in cui la gente aveva l'abitudine di rivolgersi frequentemente a se stessa e non si vergognava di registrare le proprie vicende interiori. Ma tenere un diario al giorno d'oggi è considerato una specie di debolezza verso se stessi, un vizio, soprattutto una cosa di cattivo gusto. Perché questa è un'epoca rude.


Saul Bellow, L'uomo in bilico



Nulla frena il perfido frate, più l'allieva si lamenta e più viene fuori la durezza del maestro... tutto è trattato allo stesso modo, a nulla valgono i suoi sguardi; non c'è una sola parte di quel bel corpo che non porti l'impronta della sua barbarie, e il perfido spegne infine la sua passione sulle tracce sanguinanti dei suoi odiosi piaceri.


D.A.F. de Sade, Le sventure della virtù