Rubriche - Il punto di due punti

 

Apprendiamo dai giornali che il Cesena è un cantiere aperto. Sin dalla Coppa Italia si parla di arrivi e partenze e a gennaio ci aspettiamo qualche novità: per esempio lo scambio con il Teramo (via Perugia) Biso-Bettoni, e poi l'arrivo di Ongfiang, quello di un altro difensore di categoria, magari quello di una punta che agisca da torre accanto a Myrtaj, con Chiaretti dirottato in B. Queste ipotesi le troviamo suggestive, poiché grazie a Rino Foschi intuiamo che gli eventuali movimenti di mercato rafforzeranno il Cesena.
Se pochi mesi fa, sui forum e anche in questa rubrica, puntavamo il dito contro il calcio moderno e denunciavamo come un aspetto fastidioso del calcio un mercato sempre aperto, con giocatori che cambiano due o tre casacche nello stesso anno, arrivando in una squadra magari solo per disputare un terzo delle partite di un campionato, l'anno scorso abbiamo invocato fino al 31 gennaio l'arrivo di una punta e di un esterno sinistro, qualche settimana fa abbiamo sperato con le dita incrociate nell'ingaggio di Vasari, mentre oggi confidiamo che a metà stagione Foschi saprà correggere le lacune della rosa bianconera. D'altra parte, non abbiamo sempre criticato un'A.C. Cesena a conduzione familiare e non più competitiva nel calcio di oggi? E non riponiamo i nostri sogni di un futuro importante in una persona sola, che è appunto Rino Foschi? Ebbene Foschi, con la sua abilità nel far girare giocatori, proponendoli e prenotandoli nella stagione in corso per quella successiva, coinvolgendo in tali operazioni vari clubs, dirigenti, procuratori, condizionando il mercato di varie squadre, siglando accordi, decidendo destini e via brigando con questo e con quello, ebbene Foschi, l'uomo a cui affidamo il futuro, è più di tanti altri un simbolo del calcio moderno.
Questo ci porta a pensare anzitutto che è illusorio immaginare di ingaggiare battaglie in nome della purezza del calcio: ogni tifoso, se si escludono i parvenu alla Galeano, ama il calcio perché ama la sua squadra e non c'è errore arbitrale né sospetti di corruzione che gli renderebbero indigesta una vittoria decisiva (peraltro, francamente, a me i Mondiali di calcio e le partite internazionali mi annoiano, e a una gara di B preferisco spesso un incontro di boxe o di tennis o di volley; ben diverso è l'interesse che desta in me una sfida di C tra due squadre che giocano nello stesso girone del Cesena; toglietemi il Cesena e per me il calcio smetterà di essere una passione, diventando semplicemente qualcosa di piacevole, come lo è andare al cinema). I tifosi insomma faranno fronte comune solo davanti a vere e proprie aberrazioni (nulla o quasi si è mosso per l'insulto della B al sabato).
In questa intima contraddizione di noi tifosi diffidenti verso il calcio moderno, c'è alla fin fine una sola cosa che possiamo fare: occuparci seriamente della squadra che amiamo, intesa come occasione di aggregazione capace di unire in un solo corpo tante persone. Ciò vuol dire vigilare su di essa, per esempio interrogandosi sul suo futuro in un mondo del calcio pieno di difficoltà e pericoli, lottando per evitare rovesci come quelli della Fiorentina e di varie squadre di C, infine continuando a chiedere e a esigere, nei limiti del buon senso e del pragmatismo, sulla base della tradizione sportiva, del potenziale numero di tifosi che si possono coinvolgere, delle effettive possibilità che offre il tessuto sociale, il meglio che per la propria squadra si può ottenere. E' questa per i tifosi, in primo luogo, l'aspirazione da inseguire. Ogni tifoseria si stringa attorno alla sua squadra, vigili su di essa, s'interroghi sul futuro, e il calcio avrà così le sue sentinelle.
Tutto questo per quel che riguarda noi tifosi del Cesena sta a significare che si dovrà continuare a pretendere che vi sia l'agognato incontro, e il matrimonio, fra il Cavalluccio e il mondo imprenditoriale della città, sotto la buona stella di Rino Foschi, la nostra testa d'ariete nel vituperato, ma imprescindibile, calcio moderno.
Marco – cesenainbolgia
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Una sera i colleghi della fornace portarono Decimo al fosso. Ubriaco che non ci vedeva. Complice il buio della riva e l'erezione facile sotto una via l'altro gli fu dato la Buso sua sorella. Non si riconobbero.
Renato turci, Cantone Malo
I pinguini imperatore riescono a riconoscere il proprio partner anche fra decine di migliaia di loro simili e nel buio della notte polare.
Tutto scienze, 20/09/2000
Lei puzza con la pi maiuscola.
Totò, ne I ladri

Apprendiamo dai giornali che il Cesena è un cantiere aperto. Sin dalla Coppa Italia si parla di arrivi e partenze e a gennaio ci aspettiamo qualche novità: per esempio lo scambio con il Teramo (via Perugia) Biso-Bettoni, e poi l'arrivo di Ongfiang, quello di un altro difensore di categoria, magari quello di una punta che agisca da torre accanto a Myrtaj, con Chiaretti dirottato in B. Queste ipotesi le troviamo suggestive, poiché grazie a Rino Foschi intuiamo che gli eventuali movimenti di mercato rafforzeranno il Cesena.

Se pochi mesi fa, sui forum e anche in questa rubrica, puntavamo il dito contro il calcio moderno e denunciavamo come un aspetto fastidioso del calcio un mercato sempre aperto, con giocatori che cambiano due o tre casacche nello stesso anno, arrivando in una squadra magari solo per disputare un terzo delle partite di un campionato, l'anno scorso abbiamo invocato fino al 31 gennaio l'arrivo di una punta e di un esterno sinistro, qualche settimana fa abbiamo sperato con le dita incrociate nell'ingaggio di Vasari, mentre oggi confidiamo che a metà stagione Foschi saprà correggere le lacune della rosa bianconera. D'altra parte, non abbiamo sempre criticato un'A.C. Cesena a conduzione familiare e non più competitiva nel calcio di oggi? E non riponiamo i nostri sogni di un futuro importante in una persona sola, che è appunto Rino Foschi? Ebbene Foschi, con la sua abilità nel far girare giocatori, proponendoli e prenotandoli nella stagione in corso per quella successiva, coinvolgendo in tali operazioni vari clubs, dirigenti, procuratori, condizionando il mercato di varie squadre, siglando accordi, decidendo destini e via brigando con questo e con quello, ebbene Foschi, l'uomo a cui affidamo il futuro, è più di tanti altri un simbolo del calcio moderno.

 

Questo ci porta a pensare anzitutto che è illusorio immaginare di ingaggiare battaglie in nome della purezza del calcio: ogni tifoso, se si escludono i parvenu alla Galeano, ama il calcio perché ama la sua squadra e non c'è errore arbitrale né sospetti di corruzione che gli renderebbero indigesta una vittoria decisiva (peraltro, francamente, a me i Mondiali di calcio e le partite internazionali mi annoiano, e a una gara di B preferisco spesso un incontro di boxe o di tennis o di volley; ben diverso è l'interesse che desta in me una sfida di C tra due squadre che giocano nello stesso girone del Cesena; toglietemi il Cesena e per me il calcio smetterà di essere una passione, diventando semplicemente qualcosa di piacevole, come lo è andare al cinema). I tifosi insomma faranno fronte comune solo davanti a vere e proprie aberrazioni (nulla o quasi si è mosso per l'insulto della B al sabato).

 

In questa intima contraddizione di noi tifosi diffidenti verso il calcio moderno, c'è alla fin fine una sola cosa che possiamo fare: occuparci seriamente della squadra che amiamo, intesa come occasione di aggregazione capace di unire in un solo corpo tante persone. Ciò vuol dire vigilare su di essa, per esempio interrogandosi sul suo futuro in un mondo del calcio pieno di difficoltà e pericoli, lottando per evitare rovesci come quelli della Fiorentina e di varie squadre di C, infine continuando a chiedere e a esigere, nei limiti del buon senso e del pragmatismo, sulla base della tradizione sportiva, del potenziale numero di tifosi che si possono coinvolgere, delle effettive possibilità che offre il tessuto sociale, il meglio che per la propria squadra si può ottenere. E' questa per i tifosi, in primo luogo, l'aspirazione da inseguire. Ogni tifoseria si stringa attorno alla sua squadra, vigili su di essa, s'interroghi sul futuro, e il calcio avrà così le sue sentinelle.

 

Tutto questo per quel che riguarda noi tifosi del Cesena sta a significare che si dovrà continuare a pretendere che vi sia l'agognato incontro, e il matrimonio, fra il Cavalluccio e il mondo imprenditoriale della città, sotto la buona stella di Rino Foschi, la nostra testa d'ariete nel vituperato, ma imprescindibile, calcio moderno.

 

Marco – cesenainbolgia 16/10/2002

 

 

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Una sera i colleghi della fornace portarono Decimo al fosso. Ubriaco che non ci vedeva. Complice il buio della riva e l'erezione facile sotto una via l'altro gli fu dato la Buso sua sorella. Non si riconobbero.

Renato turci, Cantone Malo


I pinguini imperatore riescono a riconoscere il proprio partner anche fra decine di migliaia di loro simili e nel buio della notte polare.

Tutto scienze, 20/09/2000


Lei puzza con la pi maiuscola.

Totò, ne I ladri