Rubriche - Giochiamo in casa
Per ogni tifoso bianconero Cremona è il peggior incubo. Molto peggio dei play-off persi col Toro, palesemente indirizzati alla risalita della squadra granata. Cremona per una settimana è stata al centro dei sogni bianconeri, delle speranze di una quasi serie A ritrovata dopo pochi anni. In un campionato con tre punti a vittoria saremmo arrivati secondi dietro la Fiorentina. Niente da dire, nel 93-94 avevamo fatto un figurone sotto ogni punto di vista e ci meritavamo di salire. La vittoria a Firenze ci ha regalato la promozione per circa un quarto d’ora, mentre Pantani si involava in quel 5 giugno nella sua prima grande fuga nelle strade del giro d’Italia. Sembrava un giorno grandioso per tutta la Romagna. Nelle spiagge di Cesenatico tutti erano attaccati a radioline e televisori, in attesa di una serie A e una maglia rosa che non sarebbero arrivate. A noi calciomani rimaneva uno spareggio dove perderci il cuore. Il fegato ce lo eravamo già divorati al pareggio del Padova a Bari. Uno strano pareggio, dopo i fattacci con noi. Il fato non ci sorrise, e cominciò una fase discendente dalla quale non siamo più riusciti ad emergere, salvo rari episodi stagionali. E’ ora di ritornare a Cremona a riprenderci un pezzo di quello che abbiamo lasciato quindici anni fa. Una sottile vendetta era passata sotto il segno del ‘Banzai’, ma non credo sia sufficiente. Ne ha da scontare di colpe con noi cesenati quella città. Cremona, il nostro peggior incubo.

L’elefante è uno strano animale. Si siede in macchina e capisci subito che è come noi. Non importa se non è mai stato in curva e se preferisce fare foto piuttosto che guardarsi la partita. Emana passione bianconera in ogni parola e pensiero. E’ un enciclopedia storica del Cesena e ci regala chicche di saggezza in ricordi che si erano sbiaditi nel tempo. Le due donne in macchina rimangono anche un po’ sorprese dalla precisione dei racconti, mentre nel viaggio verso Cremona prendono corpo i gol di Hubner e le parate di Seba Rossi. Ogni tanto sembra anche di sentire l’odore acre dei fumogeni del Curvone. Il viaggio attraversa l’intera Emilia, come fosse un cattivo presagio. I racconti dell'uomo al volante sono la degna cornice di una mattina a vivere assaporando il bianconero in una sorta di pellegrinaggio mistico. Peccato non esserci conosciuti prima, un po’ più giovani. Ci saremmo divertiti insieme. Sono giorni che ci ansiolizzano con la minaccia pioggia per la partita, ma per ora resta il solito terrorismo delle televisioni. Oggi dobbiamo dare un senso alle due vittorie consecutive e soprattutto dobbiamo continuare a rendere la Mare da trasferta bella come lo è sempre stata nelle uscite di quest’anno. La diretta TV ha lasciato un po’ di gente a casa, che ha preferito la copertina e il divano al freddo intenso. Se penso al caldo di quindici anni fa … E come sempre sovviene, dopo un dolce sogno riappare il solito terrificante incubo.

Quello che ci porta allo spareggio col Padova è il terzo treno speciale. Avevamo deciso di prendere il primo, ma è stato inutile sperare nella puntualità di tutti. Sarà impossibile arrivare a destinazione in orario, ma questo non ferma il nostro entusiasmo. Siamo riusciti ad occupare in dieci uno scompartimento e appena accomodati abbiamo fatto l’inventario della mercanzia. La birra è riposta in due borse termiche con all’interno un po’ di ghiaccio e si manterranno fresche per tutto il viaggio di andata. Fa un caldo terribile all’interno del treno e bere ci aiuta a compensare i litri di sudore che stiamo producendo. I canti propiziatori iniziati nel piazzale della Stazione continuano da quando siamo saliti a bordo del convoglio molto simile ai carri bestiame usati dai nazisti nelle loro deportazioni. I poliziotti di scorta raccomandano le solite cose e assomigliano sempre di più ai kapò dei campi di concentramento. Ogni tanto qualcuno si mette la divisa da duro e lancia fuori dal finestrino qualche spinello, ignorando le insegne di divieto presenti. Gli attacchi delle fdo durano poco, si rassegnano in fretta alle rimostranze divertite dei tifosi, che si affrettano a chiudere gli scompartimenti con ogni metodo per ricercare la giusta privacy. Ricominciano a preoccuparsi quando il treno speciale si avvia verso la stazione di Bologna, dove è prevista una breve sosta. Cominciano a spuntare le prime bandiere e i cori si fanno alti e potenti. Da notizie senza conferme sembra che il primo treno sia stato attaccato dai bolognesi poco prima dell’arrivo all’interno della città. Alziamo la soglia di attenzione e speriamo non siano stati soddisfatti solo del primo attacco. In effetti qualcosa si muove nelle campagne bolognesi, ma poca roba e per fortuna nessuno ha la folle idea di tirare il freno. E’ stato un campionato ricco di emozioni e tensioni per la Curva Mare, iniziate nel corteo di Ancona verso lo stadio e terminate, per ora, nelle vicissitudini di Firenze. Non siamo molto amati in giro per l’Italia, e le trasferte pugliesi lo hanno dimostrato. Siamo riusciti a vincere otto volte lontano dal Manuzzi, e la più bella rimane il derby di andata a Ravenna dove il delirio fu completato da una sana giornata di sport dentro e, soprattutto, fuori dallo stadio. All’ingresso della stazione dell‘odiatissimo capoluogo emiliano con la partenza dei cori ostili mettiamo in bella mostra le nostre due nuove creature. Due bandiere che sono state il centro della discordia per l’ultima settimana, fino a quando non abbiamo deciso di lasciar fare alle mamme ‘sarte’. Il risultato ha ampiamente soddisfatto tutti. L’afa provoca i primi malori durante la sosta a Bologna. Con un po’ di acqua fresca in faccia tutto passa e si è già pronti ad ingurgitare birra e borghetti, in ordine sparso . Non se ne parla di scendere e tornare a casa. Oggi si fa la storia. Speriamo di tornare ampliando la bacheca dei trofei con la quarta promozione in serie A. Sa di beffa sapere che dal prossimo anno ci saranno i tre punti per vittoria, come in Inghilterra. E’ come un suppostone gigante.

Cremona 2008. La città è completamente sventrata in molte delle sue arterie principali facendo pensare che si stia lavorando per portare qualche grande evento sportivo o culturale. Mi aspetto di vedere un cartello che richiede le olimpiadi 2016, ma l’unica cosa che si nota è una didascalia per la sagra del torrone. Arrivare allo stadio è stato abbastanza agevole, nonostante la nostra escursione in centro per una mangiata tra amici e qualche indecisione caratteristica delle donne a bordo. Detesto mangiare a casa dei rivali di giornata, non tanto per paura quanto per rispetto. In genere preferisco fermarmi qualche km prima, ma stavolta mi sono dovuto adeguare alla volontà del pilota e di chi ci stava aspettando. Il settore ospiti è già pieno di tifosi bianconeri e ci apriamo dalle risate quando una macchina grigia targata CR viene fermata dal ligio dovere delle forze dell’ordine. Difficile far comprendere che il Cesena non ha limiti di confine e che esiste una sezione lombardia-piemonte. Proprio quando decidiamo di entrare da una macchina mentalità esce una tanica di vin brulè caldo e profumato. Ci lasciamo rapire senza indugio da un brindisi collettivo e quando mancano pochi minuti allo start della partita ci decidiamo ad entrare in uno stadio dai tristi ricordi. All’ingresso la bandiera della Romagna non entra. Le spiegazioni dell’attento poliziotto annoiato sono incomprensibili, tanto che rinuncio ad avere una risposta alle mie lamentele. Parliamo lingue diverse. Siamo di due nazioni diverse. Mi sento fortunato. Per farmi capire ho bisogno di un po’ di alcool e non di un traduttore. Madre Natura è stata generosa con me. Ave.

Arriviamo alla stazione di Cremona giusto dieci minuti prima dell’inizio della partita. Il caldo è talmente asfissiante da rendere faticoso anche bere l’ultima birra fresca. Il corteo ha fretta e lo fa capire cominciando a correre verso lo stadio, frenato dalla cintura di Celere presente all’esterno della stazione. I padovani sono già arrivati, quindi non si rischia di incontrarli per strada. Fa troppo caldo anche solo per pensare di fare a schiaffi. Il cordone di guardiani ci vuole tenere in ordine composto durante i due km e passa che ci dividono dallo stadio, ma gli occupanti del terzo treno hanno voglia di arrivare in fretta per gustarsi tutta la partita. Dopo un primo tentativo di sfondamento andato a male, con relative manganellate di contenimento, riusciamo ad aprirci una breccia e il terzo treno speciale comincia una folle corsa d’amore verso lo stadio. Bandiere al vento, accompagnati da un sole torrido che ci prende per il culo dall’alto del cielo, corriamo come mai abbiamo fatto, sprigionando una fatica indicibile condita dall’abuso di sostanze acquisite durante il viaggio. L’acido lattico e l’apnea arrivano molto presto ed ogni passo è segnato da numerose smorfie di dolore. Anche i nostri accompagnatori sono in difficoltà, coperti dalle loro ermetiche armature. Qualcuno di loro è costretto a fermarsi all’ombra di un albero, sperando in qualcosa di fresco da bere. Un paio durante la corsa si sono sentiti male e sono collassati per terra, seguiti dalle ilari battute di qualche simpatico Forrest Gump bianconero. Dopo un’infinità arriviamo allo stadio e apprendiamo che la curva è completamente occupata e dobbiamo recarci nei distinti. La partita è già iniziata da qualche minuto e la foga del popolo bianconero è tale che saltano schemi e portoni, e in un baleno siamo a sventolare all’interno di questo stadio orrendo i nostri vessilli. Giusto il tempo di prendere un attimo fiato e di capire che non sto morendo e arriva il gol di Hubner. Finisse così, tutto sommato, potrebbe anche essere un buon giorno per morire.

Il gol del Conte è stato un eurogol. Uno di quelli che se fosse stato segnato da kakà o ibrahimovic lo troveremmo in tutte le sigle televisive per almeno un lustro. Anche oggi i ragazzi sono stati sublimi, surclassando per tutti i novanta minuti una diretta concorrente alla promozione in ogni zona di un campo che potrebbe essere usato per l’allevamento di baghini, tanto è rovinato. Il due a zero di Motta è arrivato dopo che ci siamo mangiati almeno tre gol e ha chiuso virtualmente una partita senza storia. Sulle tribune gli oltre 250 bianconeri al seguito hanno avuto gioco facile, in quanto assolutamente non pervenuta la tifoseria di casa. Dopo Venezia un’altra grossa delusione. Tifiamo con partecipazione e dedizione per tutta la partita e l’abbraccio finale alla squadra sotto la curva è la degna cornice di un’altra trasferta giocata praticamente in casa. Mi rendo conto di quanto siamo fortunati a Cesena ogni volta che entro in uno stadio avversario. Ora che numerose fratture sembrano essere rientrate e tutti remano dalla stessa parte facciamo davvero la differenza. Il viaggio verso casa è un simposio di felicità. Per molti è la prima vittoria esterna da tempo immemorabile, in quanto a Lumezzane non erano presenti. Assaporiamo i tre punti conquistati con estrema lussuria, come se fossero tre diamanti di una purezza mai riscontrata prima. Ci siamo presi la nostra vendetta cremonese. Ce la siamo meritata ed era giusto così. La storia può essere ingannata, ma non stravolta. Non abbiamo ancora fatto niente e domenica ci aspetta il Verona per una partita che quest’anno è ‘la partita’. Ma questa è un’altra storia. Ci pensiamo da domani. Stanotte non voglio pensare, solo godere.

Questa volta non c’è nessuno ad attenderci al rientro a Cesena. Non ci sono eserciti festanti ad aspettare i guerrieri in trasferta. La città sembra in lutto, è ferita. Abbiamo perso e la storia si è fatta beffa di noi. Sarà dura riprendersi. Ho visto amici piangere, altri restare tutto il ritorno in fase catatonica. Ci siamo chiusi all’interno dello scompartimento passando dello scotch da pacchi sulle maniglie dopo che un agente ci ha buttato dal finestrino il joint della sconfitta. Dopo la beffa la derisione. Nemmeno a Bologna abbiamo avuto la forza di metterci al finestrino, se non per svaligiare le birre all’omino del cibo. Incredibile, nemmeno a Bologna.

Jailbreak.