Rubriche - Il punto di due punti

Non lasciatevi turbare o irretire dal titolo. Non sono affatto razzista e uso l'aggettivo "terrone" con provocatoria simpatia e ispirandomi a Freak Antony, che, esibendosi con gli Skiantos sui palchi italiani, cantava la bellissima: "Italiano, terrone che amo".
Il fatto è che con il popolo meridionale noi cesenati condividiamo, oltre a un certo gusto fatalista e godereccio della quotidianità del vivere ("M'invita a far l'amor, amor senza pretese, evviva la Romagna, evviva il Sangiovese"), la cultura del sospetto e dell'agguato previa manovra sotterranea strisciante (pare che i dirigenti del Cesena sospettarono quali ispiratori-mandanti-finanziatori del Forum - quello dei manifesti, delle cartoline e dei volantini - personaggi come Franco Bocchini, Matteo Amaducci e perfino Nerio Alessandri, illudendosi che quest'ultimo stia a perdere il suo tempo per destinare, proprio a loro, un'ossessiva attenzione), e una certa predilezione per l'"omertà" (passi anche qui una forzatura freakantonyana); omertà che si deve, più che a intimidazioni e al timore di ritorsioni (nel Piovese e dintorni, fino a pochi anni fa territorio del boss Felice Maniero, i Veneti si dimostrarono omertosi, oltre che conniventi in molti casi con attività di riciclaggio, come e più dei Siciliani), all'indolenza e al pigro adattarsi, per quieto vivere, alla status quo. Insomma al meridionalissimo "Vivi e lascia vivere" e al "Vulemose bene".

E' da questa propensione caratterialmente "terrona" che derivano le resistenze al cambiamento: prova ne sia il fatto che i Lugaresi, nonostante i ripetuti insuccessi sportivi e manageriali, nonostante una piazza disinnamorata, irrequieta e sempre più desiderosa di un nuovo corso, nonostante gli espliciti ammiccamenti delle forze industriali della città , dopo 24 anni possiedono ancora il Cesena (un record in Italia). E prova ne sia il servizio di informazione, ancor prima che di analisi, della stampa sportiva locale, che mai solleva interrogativi che possano urtare i nervi, sempre sul chi vive, dei dirigenti bianconeri.

Così succede che la notizia più interessante di domenica scorsa (a parte il risultato della partita), cioè la sfuriata di Rino Foschi contro "alcuni dirigenti, venga liquidata in due righe sui giornali, come se si trattasse di una nota di colore o di uno striscione in curva, non di un episodio che s'incunea fin nel cuore dei problemi del calcio a Cesena, dunque l'occasione di approfondire i motivi della tensione di Foschi. Dai giornali sappiamo solo che, secondo Manuzzi, "Foschi si è sfogato" (ma perché contro di loro? E per quali ragioni? Cosa rimprovera alla società? Ecc. ecc.). Dai forum apprendiamo qualcosa di più, per esempio che Foschi avrebbe detto: "Vi sputtano tutti quanti. Ma per sapere dell'altro, dovremmo provare a rivolgerci a qualche barista o barbiere, generalmente meno omertosi dei giornali, sebbene un fatto del genere solletichinon poco la curiosità e il bisogno di sapere dei lettori di quelle pagine.

Lo stesso dicasi per l'intervista apparsa la scorsa settimana sul Corriere all'industriale, neo-microsocio e neo-consigliere del Cesena Marino Vernocchi, il quale, dopo aver dipinto l'entourage di Corte don Botticelli come una concentrazione di cervelli fuori dal comune (osservazione per la quale meriterebbe un ruolo in una prossima riedizione, ampliata, del dramma in due atti Tutti gli uomini del presidente; vedi Cesenainbolgia.it, Il punto di due punti, Tutti gli uomini del presidente I e II), alla domanda se non gli stia stretta una quota infinitesimale della società, risponde che di tale questione - indovinate un po'- non intende parlare. Tanto basta per passare ad altro, senza insistere sull'unico spunto rilevante, poiché legato al futuro societario del Cesena, di quell'intervista. Cosa leggere tra le righe del giornale (esercizio che ci è imposto di continuo)? Una maggiore esposizione in futuro da parte di Vernocchi? Boh! Per capirci qualcosa, provate ad andarvi a tagliare i capelli più spesso.

A proposito, nel giro dei barbieri si dice che la scorsa estate il Cesena non è passato di mano perché i Lugaresi pretendevano il triplo di quello che valeva, in quello dei baristi si dice che avrebbero venduto solo se gli fosse stato permesso di restare nella società in ruoli chiave (argomento un po' contorto), in quello del Centro Coordinamento Club si dice che agli industriali il Cesena non interessava proprio e che comunque finché c'è Edmeo l'osso non si molla, in quello dei giornali infine non si dice (o piuttosto non si legge) nulla.

E intanto i Lugaresi stanno ancora lì. Miiiiiiiiinchia.

 

Marco – cesenainbolgia 04/12/2002

 

 
 

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Se il ministro delle finanze mettesse una tassa sulle parole inutili, risanerebbe in pochi mesi il bilancio dello stato.

Cesare Marchi, Finché dura l'equivoco

 

Una grande quantità di cattivi scrittori vive unicamente della stoltezza del pubblico, che non vuole leggere se non ciò che è stato stampato il giorno stesso: sono i giornalisti. Il nome coglie nel segno. Si dovrebbe dire: "operaio pagato alla giornata".

Arthur Schopenhauer