Rubriche - Il punto di due punti

Il 18 giugno del 1999 Luca Serafini, a proposito della concreta possibilità per alcuni imprenditori cesenati, tra i quali Nerio Alessandri di Technogym, di entrare con un ruolo di primo piano nell'A.C. Cesena, in un corsivo sul Carlino commenta con queste parole il fallimento delle trattative: "Una grande occasione persa: Lugaresi martedì sera ha detto no agli imprenditori pronti a entrare nel Cesena; va avanti da solo. (...) Un'altra occasione persa insieme a quella dell'addio di Cavasin. Il sodalizio cesenate avrebbe potuto davvero iniziare un ciclo".
L'estate seguente subimmo la seconda retrocessione in C ed Edmeo Lugaresi, nelle poche occasioni in cui qualche giornalista sollevava la questione della cessione della società, rispondeva come aveva sempre risposto e come avrebbe continuato a rispondere (anche e soprattutto a fronte delle ricorrenti notizie, riportate dagli organi d'informazione, di questo o quell'imprenditore o gruppo interessato ad acquistare la maggioranza delle quote), e cioè: "Il Cesena non lo vuole nessuno"; oppure, in alternativa: "Vendo solo alla persona giusta". (La fantomatica "persona giusta" , detto per inciso, per Edmeo si trovava in famiglia: era suo figlio Giorgio.)

Passano gli anni e di tanto in tanto sui giornali, nelle cui redazioni sportive forse c'è tanta voglia di mettere una pietra sopra l'era Lugaresi almeno quanta ce n'è nei tifosi, rimbalzano notizie di imprenditori disposti a rilevare la società. Il 13 gennaio 2001, per esempio, sempre sul Carlino leggiamo: "Se Edmeo Lugaresi sarà davvero intenzionato a cedere la società che presiede da oltre vent'anni, c'è un uomo di calcio interessato ad acquistarla. Si tratta del presidente del Verona Giambattista Pastorello, un manager di grande esperienza calcistica che è stato il braccio destro di Calisto Tanzi nel Parma dell'epoca d'oro targata Nevio Scala. (...) Il progetto di Pastorello e Foschi punterebbe sull'acquisto della maggioranza del sodalizio bianconero coinvolgendo poi anche diversi imprenditori cesenati. (...) Insomma qualcosa si sta muovedo, sempre che Lugaresi sia intenzionato a cedere".

Naturalmente il Cesena non fu ceduto neanche allora. Il motivo (almeno secondo i Lugaresi) fu quello di sempre: nessuno è realmente interessato all'acquisto.

Anche l'estate scorsa, per i Lugaresi, nessuno voleva il Cesena, e continuarono a esserne "convinti" anche dopo le voci sulla volontà a rilevarne le quote da parte di Batani, di imprenditori forlivesi, di imprenditori emiliani, di un gruppo inglese (First Artist) e quant'altri, e perfino dopo due comunicati stampa: un primo di Nerio Alessandri datato 20 maggio (il Corriere parlò a tal riguardo di "una data che potrebbe essere ricordata a lungo nella storia del Cesena" e di "una svolta che Cesena attendeva da tempo"), e un secondo datato 14 giugno e firmato da Amadori, Orogel e Technogym (preceduto sul Carlino dal titolo: "Il pool sta ancora aspettando una risposta concreta dal Cesena Calcio"), nel quale gli industriali si dichiaravano "disponibili a partecipare a un aumento di capitale del Cesena, nella misura ritenuta necessaria e opportuna".

Due mesi prima, il 20 aprile, il Corriere aveva scritto: "I segnali del mondo imprenditoriale cesenate lasciano intuire che dopo un rapporto di reciproca diffidenza con la famiglia Lugaresi, qualcosa si stia muovendo". Mentre il 25 giugno il Carlino scriverà: "Di certo per il Cesena non mancano i pretendenti e infatti anche le imprese interessate (Orogel, Amadori, Techogym) questa settimana avranno un incontro con Giorgio Lugaresi. Si sta lavorando per una cessione totale delle quote del Cesena".

Il Cesena non fu venduto nemmeno l'estate scorsa. Indovinate perché. Ovviamente perché "il Cesena non lo vuole nessuno".

Domenica scorsa a Cittadella alcuni signori del Centro Coordinamento Club, gente della vecchia guardia affezionata a Lugaresi, commentavano con ironia la sortita del signor Baldinini e dei suoi amici imprenditori, che un paio di settimane fa si dichiararono interessati ad acquistare la maggioranza del Cesena; gli aficionados del CCC (perfino loro, storicamente fedeli alla tesi che il Cesena non lo vuole nessuno) tra il divertito e il rassegnato dicevano: "Tanto Lugaresi l'osso non lo molla mica...".

Concludendo, cari amici, quello che è cambiato a livello societario in questi ultimi mesi è solo la strategia della dissimulazione dei vecchi padroni: logorato e poco convincente, ormai, l'argomento secondo cui "il Cesena non lo vuole nessuno", ora c'è la velina dell'azionariato diffuso, ultimo appiglio per lasciare - ancora - le cose come stanno. In altre parole, adesso il Cesena non si riesce a vendere non perché "non lo vuole nessuno", ma perché (cito dal comunicato stampa dell'A.C. Cesena di due settimane fa, replica indiretta a Baldinini e soci) "il percorso dell'azionariato diffuso dovrà tendere sempre più a rendere impersonale la gestione della società, la quale dovrà contare in misura maggiore sulla forza di un collettivo, rispetto a quella del singolo". Insomma, come al solito, benché per ragioni diverse (ma a ben vedere sono sempre le stesse), "nessuna trattativa è in corso".

Uno striscione in curva Mare indirizzato a Lugaresi & Co. l'anno scorso recava scritto: "Il vostro mestiere? Prenderci per il culo". Sarebbe forse stato più educato, efficace e corretto il seguente:

"Il vostro mestiere? Arrampicarvi sugli specchi".

 

Marco – cesenainbolgia 06/02/2003