Rubriche - Giochiamo in casa
Alle 7.45 suona la sveglia. Dormirei ancora un lustro, ma la tabella di marcia è inflessibile. Il prima possibile dobbiamo essere alla stazione di Brescia a raccogliere gli avanzi del piemontese. La porta del soggiorno è aperta e Asha è già operativo. Non avevo alcun dubbio in proposito. I neuroni sono già vigili, nonostante i postumi della cenainbolgia. E’ stata una piacevole serata trascorsa in compagnia di amici più o meno molesti. Come da accordi non ci siamo alcolizzati più del dovuto e questo rende il risveglio meno traumatico. Superiamo di slancio l’approccio con la coinquilina che si manifesta meno invadente del previsto. Alla fine è domenica anche per lei e si concede un giorno di riposo. Santa donna. Il cielo è coperto da nuvole destinate a rendere la trasferta impegnativa e umida. Oggi si torna a Lumezzane dopo la festa promozione. Prepariamo il necessario impazienti di uscire di casa per alimentarci con un’abbondante colazione. Via, si parte. Per vincere.

Per arrivare alla stazione ci riserviamo l’uso del navigatore. Brescia scivola via veloce, con le sue ampie strade, spesso a senso unico. Il viaggio è stato agile nonostante una pioggia persistente cominciata verso Mantova. Con solo una sosta per il rifornimento siamo in perfetto orario e quando verso mezzogiorno carichiamo a bordo il piemontese anche la pioggia ha cessato di esistere. Per il momento, visto le copiose nubi bastarde che ci guardano dall’alto. Finora tutto bene. La compagnia di Asha è un toccasana per il buonumore. Discute con arguzia di ogni argomento e spesso mi lascia senza parole. Quello che di più apprezzo è il suo naturale modo di non volere ragione pur avendola quasi sempre. L’umiltà è una gran dote, e questo piccolo grande uomo ne ha da insegnare. Dopo una trasferta in solitario non potevo chiedere di meglio. Il clima della macchina si trasforma repentinamente quando S. sale a bordo, passando da un torpore interessato ad un delirio in movimento. La scaglia prepartita ci rapisce e si manifesta con canti assordanti e, qualche volta, insopportabili. Usciamo in fretta dalla città. Non c’è traffico. Come tutte le grandi città del nord anche Brescia la domenica si riposa. Siamo carichi. Sale un certo appetito quando ci incanaliamo seguendo i cartelli ‘Val Trompia’. La meta non è lontana. Tra poco più di due ore la maglia ci aspetta. Oggi si deve lottare. Solo vincere può risparmiare una dura contestazione dopo la pagliacciata di Venezia. E solo la vittoria è quello che ci aspettiamo.

Usciamo dal bar sorridenti. A dire il vero non capiamo perché siamo usciti. Ci vogliono un paio di minuti di sguardi per renderci conto che siamo in queste valli per una partita del Cesena. Forse per la partita della svolta. Mentre dell’incenso si libera verso il cielo ci promettiamo solennemente di tornare in quello che è già diventato il bar delle “tre puttane”.

La salita verso Lumezzane si svolge a stomaco pieno. La pioggia ci da ancora tregua e siamo in netto anticipo. Ogni chilometro aggiunge un senso di tristezza verso questo luogo. E’ davvero un brutto posto dove vivere. Cerchiamo il settore ospiti che ovviamente non esiste e siamo costretti a parcheggiare davanti a una serie di roulotte in perfetto stile campo nomadi. Siamo tra i primi ad arrivare. Alla partita manca ancora un’ora abbondante. Cerchiamo un bar dove poter bere un caffè, aspettandoci che tutti i bar della zona siano come il precedente. Invece fuori dall’insegna noto un ‘Reggina club’ che mi impone a non entrare. Risaliamo verso l’entrata e controllo i biglietti per l’ennesima volta, mentre li distribuisco. Questa volta il barbuto non ha stracciato i maroni.

Alla mezz’ora il Conte ci regala un eurogol con una bordata da fuori che pela l’erba bagnata e si infila nell’angolino lontano. Era da Ravenna che non passavamo in vantaggio in trasferta. La curva Mare formato export conta circa centoventi persone e il delirio presente nei primi trenta minuti si trasforma in euforia totale. In questo stadio da terzo mondo siamo davvero l’unica cosa accettabile. La gradinata a noi destinata sembra uscita da un film di guerra. Il filo spinato presente ovunque, spesso arrugginito e pericoloso, mi fa pensare a come sia davvero arbitraria la visione sulla sicurezza negli stadi. Senza contare che in questo stadio non si vede assolutamente niente. Soldi spesi male, se non ci fosse del bianconero a correre per il campo. La reazione al vantaggio dei presenti è assolutamente da ricordare. I boati dei cori rimbalzano su quella sottospecie di tribuna coperta che abbiamo di fronte. Giochiamo in casa, come al solito. Non è una novità. E intanto una pioggia fine e sottile ci accompagna nel tifo, ispirando passione e voglia di non mollare mai.

All’intervallo siamo basiti. Vinciamo e dominiamo. Non siamo abituati a prestazioni del genere. Un tè caldo ci rimette in ordine animo e spirito e ci prepara ai secondi 45 minuti di battaglia. Mi viene da pensare ai tanti amici appassionati che hanno rinunciato a seguire la squadra in questa valle dimenticata da Dio dopo la deludente trasferta di Venezia. Si stanno perdendo un gran spettacolo. Il tempo di controllare la cartina per il viaggio di non ritorno e si ricomincia.

La discesa verso Brescia è un’oasi di felicità. Dopo oltre trenta partite riusciamo nell’impresa di tornare a casa con tre punti. Soprattutto era dalla partita contro l’Albinoleffe nell’anno dei play-off che non vincevamo tre a zero fuori casa. Il secondo tempo è stato un trionfo per tutti, a parte per quel manipolo di fronte a noi che riesce sempre a litigare con la dirigenza, ma mai con noi. Vedono sempre furti e complotti. Poveretti, come vivono male. All’unisono incoroniamo questa trasferta come la più bella degli ultimi tempi, e non solo per il risultato. I presenti hanno dato tutto e questi tre punti ce li meritiamo davvero. E’ ora di riportare il piemontese in stazione. Questa volta il viaggio verso casa non sarà così impegnativo. Sono pronto a giurarci. Dopo aver sgattaiolato nei viali di Brescia e dopo aver evitato il bar per motivi temporali lo lasciamo nel marciapiede della stazione mentre ci dichiara: ‘Ci vediamo per Cremona, e vinciamo anche lì. Forza Cesena”.

Ad Ashantiman

Un amico


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