Rubriche - Giochiamo in casa

- Ciao, mi servono 7 biglietti per Venezia Cesena.

- Ciao, te ne posso fare solo quattro.

- Lo so, ma dovrei fare i biglietti anche per persone che abitano fuori regione e che a casa loro non hanno la possibilità di farlo. Ho tutti i documenti.

- Non me ne frega assolutamente niente.

- Scusa?

- Non è un problema mio

- Guarda, all’Iper ne fanno generalmente 4 a mio nome e gli altri a nome dei uno degli altri che prendono il biglietto.

- All’Iper possono fare quello che vogliono. Ti ripeto che non mi interessa assolutamente niente.

- Certo che un minimo di gentilezza sarebbe dovuta.

- Voi siete gli unici che mi creano problemi.

- Di problemi,a quanto vedo, ne hai già molti. E poi voi chi?

- Voi tifosi. Volete sempre aggirare le leggi.

- Ho solo chiesto una gentilezza per persone che non abitano in zona. E comunque sono incensurato,

come tutti quelli a cui devo fare i biglietti.

- Non mi interessa niente. Io devo fare come mi dicono di fare.

- Un po’ di elasticità mai, vero? Comunque sei maleducato.

- Mi stai accusando di essere stato sgarbato? Non lo sono stato.

- Non ti sto accusando, lo sei e basta.

- Non sono stato sgarbato. Ho solo detto come stanno le cose.

- No, no. Sei stato sgarbato.

- Non è vero.

- Se dici che non ti interessa nulla dei tuoi clienti oltre a fare male il tuo lavoro sei anche maleducato.

- Guarda, puoi pensare quello che vuoi.

- Ogni tanto qualche sorriso in più aiuta a vivere meglio. Dovresti provare.

- Non ti permettere di dire certe cose.

- Tanto a te basta arrivare a fine mese, vero?

- In che senso?

- Lascia perdere, è troppo complesso. Non so se ci puoi arrivare. Me li fai sti cazzo di biglietti o devo andare all’Iper?

- Vedi di stare calmo. Te ne faccio 4, come dice la Legge.

- Ridammi i documenti che vado all’Iper.

- Tieni.

- Farò reclamo.

- Fai pure.

- Non ho bisogno della tua approvazione.

All’Iper la commessa è gentile e ascolta attenta le mie richieste. Troviamo una soluzione insieme, mentre digita i nominativi nel computer. Dopo pochi minuti ho in mano sette biglietti per la partita di Venezia. Mi ero preparato un piano di riserva, ma l’intelligenza di una donna di mezza età lontana mille anni luce dal mondo del calcio mi ha preservato dall’utilizzo di trucchi e bugie. Comprare un biglietto per la partita è ormai diventato un disagio assoluto. Mi torna in mente il commesso della Comet di Cesena e, mentre gli rido simbolicamente nella faccia, ammiro i sette tagliandi di ingresso come se fossero mistici totem adibiti a un rito segreto. Li ripongo con cura e celerità all’interno della giacca. Più che altro li nascondo. Mentre mi incammino verso il bar per un caffè mi aspetto che qualcuno si metta ad urlare ‘AIUTO, UN TIFOSO LIBERO’ e che i mille allarmi anti-taccheggio incomincino ad ululare all’unisono. Non vedo l’ora di uscire da queste mura affollate. La mia sociopatia rende al massimo in queste condizioni. La prima boccata di aria fresca mi riporta in sintonia con la vita. Ho i biglietti in tasca, domani si va a Venezia, in macchina mi aspettano i Clash. Vaffanculo a tutto il resto, soprattutto al barbuto della Comet. Potrebbe avere un futuro da capo steward.

La giornata tersa e limpida non ci ripara dal freddo. Mentre transitiamo sulla laguna con il traghetto che ci porterà a S.Elena la bora ci taglia anche i vestiti. Mi aspettavo un traghetto speciale solo per i tifosi, ma stavolta qualcosa nel servizio d’ordine non è andato a buon fine. I compagni di crociera sono intenti a ripararsi dal freddo, mentre con occhi vigili ci guardiamo da eventuali pericoli. Li ho ritrovati tutti vicino al Parcheggio di Viale Roma e da quel punto ci siamo mossi in direzione stadio. Non ho mai avuto in simpatia questa città. Se devo essere sincero l’ho sempre detestata. Troppo impegnativa per gente che è abituata a muoversi su strade asfaltate. Eccessivamente incomprensibile il dialetto dei locali. Un furto legalizzato dover pagare 24 euro di parcheggio per una sosta di 5 ore. Le bellezze storiche che ci accompagnano nella traversata non cambiano questo mio sentimento e arrivo a sperare che, in un futuro non troppo lontano, Venezia possa diventare il paradiso dei subacquei, rubando fama e prestigio ad Atlantide. Solo la visuale del Campanile di San Marco mi strappa un sorriso da labbra ormai screpolate riportando alla memoria un finto carro armato sospinto da una bandiera di libertà. Fino a questo momento tutto è andato bene. Il viaggio in solitaria si è rivelato una passeggiata di due ore e venti accompagnata da una Virgin Radio in splendida forma. Il check point è stato superato senza problemi, forse per una giornata nera di chi ci doveva controllare. Dai resoconti degli amici in mia attesa al parcheggio c’è del movimento in città. Siamo a dieci minuti dall’Isola dello Stadio e sale l’adrenalina. Siamo senza scorta, ed è un particolare non trascurabile. Marciamo tutti uniti, avanti con furor …..

Prendiamo gol alla fine del primo tempo. Il Cesena più brutto della stagione ci sta regalando un’altra amara giornata. Squadra svogliata, senza mordente, sempre in ritardo sulle palle vaganti che non azzecca mai un passaggio o una verticalizzazione. E’ mortificante per gli oltre 300 tifosi bianconeri presenti al Penzo assistere ad uno spettacolo del genere. Per contro stiamo realizzando l’ennesima ottima prova della Mare da Trasferta. Affermo con onestà che il confronto con i veneziani possa essere rimandato solo ad una eventuale corsa nei 400 ostacoli, in quanto dentro lo stadio sono davvero penosi. Ricordo trasferte impegnative sotto ogni punto di vista in questa terra dimenticata dalla logica urbanistica e mi aspettavo di trovarmi di fronte una tifoseria diversa. Qualcuno prova a spiegarmi che ultimo posto in classifica e crisi societaria possono avere fatto la differenza rispetto a qualche anno fa. Non mi interessa e durante l’intervallo ci godiamo gli ultimi raggi di un pallido sole che ci ha tenuto in vita fino a questo momento. Per domani hanno dato neve. Si sente. Potesse farne un metro.

Rientro verso casa ancora attraversando la Romea. L’umore è nero, e per diversi motivi. Nel calcio una sconfitta è prevedibile e prevista, ma non una sconfitta senza rispetto per la maglia e i tifosi. I giocatori si sono presi la loro giusta dose di insulti a fine gara. Alcuni di noi troppo impegnati a far capire loro quanto vergognosi sono stati in campo si sono persi il 2-1 di Motta in pieno recupero. Ho scoperto sul traghetto del ritorno che abbiamo marcato il tabellino e con me anche numerosi altri partecipanti alla trasferta. Finalmente sto cominciando a scaldarmi. Il freddo sulla laguna al crepuscolo è stato pungente e si è infiltrato nelle ossa. Per un attimo ho anche provato pena per quei poveri disgraziati che per spostarsi in questa infausta città devono prendere il barchino. Ho lasciato gli amici al Parcheggio abbastanza demotivati e un po’ incazzati. Molti di loro salteranno Lumezzane anche per il modo con cui ha giocato la squadra. Io sono già pronto per la trasferta in Val Trompia. O fanno tre punti o li aspetto all’uscita.

Domenica 30 novembre, tg5 delle 20.00: ‘Alta Marea a Venezia a 150 cm. La più alta da ventanni”. Godo.

 

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