Rubriche - Giochiamo in casa

Sono sveglio già da diverse ore mentre mi avvio al luogo dell’appuntamento. La notte non è stata clemente e mi ha portato su e giù per la Romagna. Non ho praticamente chiuso occhio e la scaglia prepartita stavolta c’entra solo in parte. E’ la partita dell’anniversario dell’assassinio di Gabriele Sandri quella che ci aspetta tra qualche ora a Busto Arsizio, e non sarà facile onorarne la memoria. Anche lui, nel suo ultimo viaggio, era reduce da una notte di intenso lavoro e si apprestava a seguire per l’ennesima volta la sua squadra del cuore. Più che altro ricercava la magia della Maglia. Quella sensazione che ti accomuna e ti fraternizza con l’unico mondo che senti davvero tuo. Chissà se si è spento sorridendo. Me lo immagino felice, addormentato, soddisfatto mentre il proiettile del mistero decideva la sua fatale traiettoria. Lo penso nel modo in cui mi sento ogni volta che parto per una trasferta del Cesena, inseguendo quel mondo che ci vogliono togliere in qualunque modo. Da fastidio avere persone pensanti in movimento. Esseri liberi che hanno il cuore colmo di passione, di energia, di voglia di vivere. Anime che sacrificano tempo, denaro e le libertà individuali per portare la propria Bandiera in giro per l’Italia. La strategia della tensione creata ad arte dalla politica e avvallata dai mass media è l’unica soluzione ponderata per cercare di controllare un fenomeno sociale che non può essere controllato. Sputare sentenze senza conoscere i fatti è il primo divertimento degli italiani. Nemmeno i tornelli e i biglietti nominali hanno fermato un popolo silenzioso che si esprime nelle arene degli Stadi, in barba alle volontà di qualche pregiudicato diventato ‘onorevole’. Ci stanno provando relegando le partite in strutture da terzo mondo, trasformando in ‘mission impossible’ la compravendita dei biglietti, vietando le basilari espressioni di tifo e lasciando il giudizio dell’ordine pubblico dei singoli eventi a funzionari che improvvisano comportamenti umorali spesso opposti tra loro. Esserci oggi è l’unico modo per ricordare Gabriele. Per sperare che un briciolo di Giustizia sia rimasto in questo cazzo di paese che chiamano Italia, dove ogni giorno c’è un motivo nuovo per vergognarsi di farne parte. Con questi pensieri mi tengo sveglio nel tragitto che mi porta dalla sede di lavoro al luogo dell’appuntamento. Presto farò colazione, e molto probabilmente mi tornerà un po’ di buonumore. Gli zuccheri mattutini sono il primo ruggito della Resistenza.

Ciao Gabbo