Rubriche - La Nostra Romagna
di Paolo Gambi

Noi romagnoli, in fondo, siamo tutti dei provinciali. E, invece di camuffarci con improbabili contraffazioni metropolitane, dovremmo essere felici ed orgogliosi della nostra genuina provincialità! Più giro per il mondo, più mi convinco che la fortuna più sfacciata che ho avuto nella vita è stata quella di esser nato in Romagna. Vedo il caos delle grandi città, e mi crogiolo nella quiete dei nostri placidi borghi; mi deprimo passando per le periferie delle metropoli, e torno a far respirare lo spirito vedendo le nostre campagne; rasento la pazzia in una bollente giornata estiva nella gabbia di Milano, e torno alla sanità mentale tornando a casa e gettandomi nel mare, o riequilibrando la temperatura con il fresco serale delle nostre colline. Non ci può essere un destino più generoso di quello che ci ha messi qui. Rimango incastrato per ore sul raccordo anulare di Roma nel traffico più infernale e ululante, e sorrido all’idea che in Romagna mi sarei lamentato per dieci minuti di coda. Ma poi sono le sensazioni quelle che contano di più. Cammino per una strada di Londra, per quanto intrigante possa apparire, ed incontro centinaia, migliaia di persone di tutti i colori e le razze, di cui non saprò mai niente. Il mio presente si scioglie in una collettività anonima che lo rende fuori dal mio controllo. E sono solo. A Ravenna giro per strada ed incontro ex compagni del liceo, parenti, persone conosciute in questa o quella associazione, amici della spiaggia. E il presente diventa una tessitura fine e continua di relazioni con altre persone. Non ci si sente mai veramente soli in provincia. Perché nelle nostre città siamo padroni del nostro presente, non siamo pedine anonime in una scacchiera di cui non vediamo i contorni.

Però c’è da aggiungere un elemento: la Romagna è una provincia, ma una provincia ancora protagonista. Qua non siamo in una qualche sperduta isola dell’Oceania, o nelle steppe asiatiche. E non siamo neppure in una bellissima zona del sud Italia, seduta su se stessa e quindi lasciata alla pura quiete che rasenta il mortorio. La Romagna resta un centro di attrazione per milioni di persone. Qua si fanno manifestazioni di respiro internazionale, concerti con i migliori artisti sulla piazza, feste che non hanno uguali. Ecco perché di qua ci passano un po’ tutti. Milanesi, romani, stranieri, bolognesi, lombardi, emiliani, veneti… E sono in pochi ad andarsene via scontenti. In un certo senso siamo al centro dell’Italia. Almeno d’estate. E siamo in provincia. Un ottimo connubio. E poi c’è la copertina patinata di questa regione così fortunata. C’è chi la adora, c’è chi la odia. Grazie a questo turbinio di eventi infatti tutti i protagonisti della scena mediatica, politica, economica, un salto in Romagna ce lo fanno. Una copertina patinata fatta di vip per una provincia che, bella com’è, poteva essere solo protagonista.

Poi però sento i miei concittadini, e mi sale un nervoso leggero ma pungente: “Ah, come mi piacerebbe vivere a Parigi! “; “qua è un mortorio, invece a Milano… “; “come si sta bene a Bologna! “. Nove volte su dieci chi dice così non ha mai vissuto né a Parigi né a Milano, e al massimo è passato vicino a Bologna in macchina. Ma anche questo fa parte del nostro essere provinciali. E lo dico con orgoglio crescente. Questo nostro essere provinciali ci fa essere più genuini, più vicini alla realtà, più sani di chi è costretto a ricoprirsi di maschere e sofisticazioni per sopravvivere alle logiche meccaniche e darwiniane di una qualche metropoli. Qua non abbiamo paura di essere noi stessi. Anzi, forse lo siamo pure troppo. Romagnoli fino in fondo. E che Dio ci conservi.
(PS scusate se l'autore è ravennate, ma in fondo sono romagnoli anche loro...)

 

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