Rubriche - La Nostra Romagna

Romagnolo

Il romagnolo “e’ rumagnòl” chi è, e soprattutto esiste ancora ? Facendo un excursus sulle discussioni del forum di questo sito che mi sono imbattuto in questa domanda. Come razza umana non esiste di certo, anche se poi esistono la vacca romagnola (non è la tipica ragazza facile), il lagotto romagnolo (ottimo come cane da tartufo), la mora romagnola (un cinghiale), l’asino romagnolo, il pollo romagnolo ecc. ecc. Il romagnolo – diciamolo – fa folklore, è facilmente riconoscibile in tutta una serie di luoghi comuni che se non rappresentano uno specchio attuale hanno comunque un fondo di verità. Alcuni fanno sorridere altri sono alquanto lesivi della sua immagine.

Il giovane romagnolo s’impasticca in una discoteca della Riviera salvo poi invecchiare in un balera di liscio a ballare una mazurka. Perché se da una parte siamo conosciuti per il “divertimentificio” delle discoteche, salvo poi avere un “mare di merda” che non sarà il mare della Sardegna, ma comunque resta un gran bel mare, dove non vai subito a fondo, ideale per le famiglie, non mancano i servizi che al sud mancano…e comunque il benessere del Nord in qualche modo si deve pagare - dall’altra siamo conosciuti per avere inventato un genere musicale, il liscio romagnolo, quel folk autentico famoso anche fuori dai confini nazionali, che a partire dello Strauss di Romagna, il maestro Secondo Casadei – a proposito vi consiglio di guardarvi l’interessante DVD “L’uomo che sconfisse il boogie” ha visto il fiorire di centinaia di orchestre con i nomi più disparati. Quando se ne riconosco le note si preferisce glissare, ma quando si è lontani da questa terra fanno venire un certo magone.

Non parla il dialetto perché è “grezzo” e se ne vergogna, lo considera un retaggio del passato contadino, e la cosa mi fa pensare e un po’ compatirlo. Rimane l’immagine sbiadita del bagnino che imbrocca le tedesche, quei pochi rimasti dai rampanti anni ’60 ora sono pronti giusto per la pensione, ora al massimo si preferisce dirottare verso qualche ragazza dell’est. Sempre che non si preferisca andare a viados sull’Adriatica come qualcuno pensa, con i tempi che corrono.. io rimango ancora convinto che il romagnolo vero continui a preferire la “patacca”. Termine che non va confuso con il significato di “patàca” nel senso di persona un po’ ingenua. Il romagnolo dovrebbe preferire il vino visto che da noi non manca di certo - anche se poi ci sono quelli come me che preferiscono la birra – e che fanno gli intenditori quando non sanno distinguere il vino dal piscione (...Giacobazzi docet !). Di certo è un mangiapiadine - e ci credo, con quello che costa il pane – anzi, la “pìda” è il suo stesso pane. Il romagnolo fa lo “sborone”, si atteggia portandosi dietro la “fighina” sopra la sua moto, “e’mutòr” o nel macchinone tutto tirato con i cerchi in lega.

Poi ci sono le differenze campanilistiche, il cesenate ad esempio è un gran contadino e si alza al canto del gallo per zappare la terra e andare in giro con il trattore, pare che certi imprenditori a capo di importanti industrie della zona lo facciano come hobby al fresco del mattino per rinvigorirsi nel corpo e nella mente. Mi viene in mente in mente un’immagine dell’omino pelato del ventennio intento a pigiare il mosto nella tinozza, a petto nudo. Poi il romagnolo quando sei in altre parti d’Italia lo senti, perche c’ha quella sua essssse inconfondibile, che diciamolo, fa troppo sbragare. Il romagnolo è una testa calda, si emoziona per il discorso di un abile oratore, tanto che ne vorrebbe ancora, sempre di più.. ma mai quanto la patacca di prima. E’ anticlericale - e si capisce visto che si è dovuto ciucciare secoli di dominio pontificio – quindi poco incline a sottostare alle gerarchie ecclesiastiche. Ma non per questo non è credente, diciamo che ha una fede tutta sua; per questo non mancano tantissime testimonianze della cristianità nel territorio, da nomi di località dedicate a santi, alle cellette mariane, dalle pievi alle abbazie. Una mezza bestemmia camuffata è un modo un pò colorito di professare la sua fede. Si trascina dall’ottocento la fama di delinquente, forse perché convinto repubblicano e quindi antimonarchico, talvolta anarchico. Segni distintivi del suo carattere politicamente focoso sono le tante bandiere rosse appese negli alberi, il colore della passione che ci contraddistingue. La fredda buriana dell’est e il sole dell’avvenire (ma vavava….) illuminano il suo sguardo fiero ed orgoglioso che mira al progresso. E’ padano, ma siccome vive in una terra rossa non è politicamente corretto affermarlo. Fatto sta che - per quanto possa contestare certe leggi – egli con grande senso civico si sforza di rispettarle, e al massimo cambiarle con la partecipazione, e non giustificando comportamenti illegali e sguazzandoci dentro.

Non per niente è molto forte il volontariato che si esplica nella varie forme di associazionismo sia sociale che sanitario, persone che dedicano il loro tempo, ognuno nel suo ambito, in qualcosa di utile agli altri. Il romagnolo è ospitale, quanto il meridionale, ma manifesta il piacere di farlo in maniera più ruvida, non se ne approfitta e non lo fa per secondi fini. Non sempre è fedele alle sue origini, anzi talvolta rinnega d’esserlo tradendo le proprie radici, per quel romagnolo nessuna pietà ! Spesso cozza perché è testardo, la sua cocciutaggine lo fa andare dritto sulle cose anche se ha torto, il fatto è che spesso invece ha ragione. Il romagnolo è festaiolo, uno cha fa baracca anzi…bolgia, tranne che me, da ottima larva non ne ho molta voglia. Si fa i fatti suoi, forse anche troppo, ma non nella maniera più appropriata perché c’è sempre qualcuno da fuori che vuole - - o peggio se lo inchiappetta; però poi se però lo prendi per il c*** non perdona.

Insomma, dopo tutti questi miei deliri, il succo del discorso qual è ? Che il romagnolo in fondo esiste sì, ma non è nient’altro il figlio di generazioni precedenti che hanno lavorato duramente per rendere grande questa terra; allo stesso tempo lo è anche chi da fuori decide di trasferirsi qui per trovare maggior fortuna, rispettando – e questo è fondamentale – la regione che lo ospita. Si respira un’aria diversa in questa terra, chi se ne va fuori – e non c’è bisogno di cambiare stato ma anche solo regione - rischia di dimenticare inacidendosi, anche se vi è nato e lo è da più generazioni. Al contrario c’è chi si innamora di questa terra pur non essendovi mai nato, perché ne coglie tutto il meglio di ciò che vi si può trovare, un microcosmo dove ancora si riesce a vivere senza la frenesia delle grandi metropoli, un enorme paesone che dal mare alla montagna tiene legate tra loro medie realtà provinciali, e non ti stanca mai. E non c’è niente da fare che un romagnolo può viaggiare quanto gli pare, ma alla fine sempre qui ritorna.

 

- MONARKA -