Rubriche - La Nostra Romagna

Sono ritornato qualche giorno fa da una vacanza in Calabria. Può sembrare una frase fatta ma sottoscrivo anch’io il fatto che ci sia una tendenza in noi italiani a volere visitare le tante belle cose che stanno nall’estero, salvo poi dimenticarci delle enormi bellezze che contraddistinguono il nostro Belpaese, e che molti c’invidiano. Al sud posti stupendi da visitare come turista, non certo l’ideale per viverci, come mentalità sono ancora molto indietro, è questa una causa importante dello sviluppo che non riesce/vuole decollare nel Mezzogiorno. Qui mi fermo perché non è di questo che voglio parlare, esso andrebbe fatto in maniera più approfondita, e l’essere accusati neanche tanto velatamente di razzismo può essere facile.

Vorrei parlare del viaggio in treno – lo so fare andata e ritorno per la Calabria in treno è da pazzi, e io in maniera al quanto sadica nei confronti dei miei compagni d’avventura lo sono stato – quando nel dormiveglia del lungo viaggio, scorgo qualcosa di anomalo. Non più aspre montagne da un lato e uno stupendo mare dall’altro, ma una pianura ordinata e ben coltivata, le case non più “sgaruppate” come a sud ma dall’architettura molto familiare. “C*** è, siamo già in Romagna ? – Abbiamo passato Napoli da circa un’ora !” ho pensato. Sullo sfondo noto come un’isola sulla terraferma, circondata nella sua imponenza dal mare, era il promontorio del Circeo. Stavamo transitando nell’Agro Pontino, nulla di prettamente turistico, a parte il Parco Nazionale del Circeo. E le spiaggie adiacenti il Golfo di Gaeta con collegamenti alle Isole di Ponza e Ventotene. Ben lungi dal voler fare apologia di fascismo, bisogna però dire che meno di un secolo fa in quella terra ora abitata era tutta palude, e ci volle un colpo di testa nel volere programmare una bonifica foriera di nuova occupazione di un territorio malsano, un pò sull’esempio abruzzese del prosciugamento del Fucino, attuato nel secolo precedente.

L’Agro Pontino nacque come opera strategica di risanamento che potesse strappare alla natura nuove terre da coltivare, e fu attuata a partire dalla fine degli anni ’20, vedendo sorgere alcune cittadine nelle quali sarebbero emigrati abitanti di altre regioni, per la maggior parte romagnoli, veneti e friulani. In un certo senso un’immigrazione al contrario, da nord a sud. Città simbolo di quell’opera, capoluogo dell’attuale provincia, era/è Littoria (l’attuale Latina) fondata nel 1932 con tutto lo sfarzo tipico di quella che era la propaganda fascista. Ad essa seguirono le città di Aprilia, Pontinia, Sabaudia e Pomezia, che come Littoria presentano quell’ assetto urbanistico tipicamente squadrato che caratterizza il ventennio, nonché altri borghi minori sparsi nella campagna ordinatamente suddivisa in vari fondi agricoli. Esempio minore di bonifica fu quello della Piana di Oristano, dove nel 1930 si fondo addirittura la città di Mussolinia di Sardegna, rinominata alla caduta del fascismo in Arborea.

Anche se può sembrare tristemente grezza, trovo affascinante l’architettura futurista del ventennio, e al bando eventuali rigurgiti nostalgici che qualcuno potrebbe avere, ritengo che sia - al pari di altri stili - qualcosa che vada tutelato artisticamente. Essa si può riscontrare in tanti Palazzi di Giustizia, così come in quartieri di grandi città tipo la Capitale, e qui mi viene di pensare all’EUR, progettato per ospitare un’Esposizione Universale che a causa della II guerra mondiale non si svolse mai. Forlì, città di riferimento del Duce (ma fece le magistrali a Forlimpopoli), ha proprio una piazza eloquentemente dimostrativa di quel periodo, Piazza della Vittoria, con il suo obelisco del Monumento ai Caduti, insieme ai palazzi che la circondano continuando in unico serpentone, nel viale fino alla Stazione, per non parlare poi infine della natale Predappio. Quanti altri esempi architettura in Italia di quella dittatura che i nostri padri/nonno si sono dovuti subire, così simili nello stile a tante Togliattigrad o Leningrado, e tante altre città sovietiche dell’ex URSS.

Ho citato solo un esempio di operato, ma potrei farne altri legati a interventi di diverso genere, tutti però con un errore di fondo, e cioè la mancanza di diritti fondamentali quali democrazia libertà, termini dei quali si abusa tuttora a torto da parte dei maggiori partiti di entrambe le parti. Fascismo e comunismo in questo pari sono, fondate su giuste ragioni dettate dall’esasperazione popolare, che si sono basate molto sui fallimenti dell’abuso democratico; non è raro quindi riscontrare l’attuazione di punti sociali, anche se in maniera totalitaria.. Poi si possono fare ragionamenti filosofici so cosa significa essere liberi, ma è ovvio che intenda un regime democratico. O pseudodemocratico, come nel caso italiano.

Benito Mussolini

Insomma quello che ho fatto è stato un gran giro per potere parlare di BENITO MUSSOLINI, statista e dittatore, ROMAGNOLO. Per parlarne per l’appunto basta! In realtà mi basta citarlo. Insomma quello che ho fatto è stato un gran giro per potere parlare di BENITO MUSSOLINI, statista e dittatore, ROMAGNOLO. Per parlarne per l’appunto…basta ! In realtà mi basta citarlo. Posso solo dire che è stato un grande, e non per forza questa mia affermazione deve avere valenza positiva o negativa. Ha fatto senz’altro la storia, nel male..nel bene…dipende dai punti di vista. Parlarne da parte mia sarebbe inutile, sulla sua figura si sono scritti fiumi d’inchiostro, tanti di quei libri, inoltre già nella rete si può trovare molto. Esiste ad esempio un sito alquanto documentato sulla sua figura Inoltre ne approfitto per rispolverare una datata discussione a proposito, dove si può tornare a discutere, ma anche scannarsi in molta leggerezza.

 

- MONARKA -