Rubriche - La Nostra Romagna

Quando uno entra in Romagna non potrà di certo non notare che tra gli elementi che la caratterizzano, in quanto presente in molte immagini e insegne, c’è la Caveja. Esso è un simbolo molto legato alle nostre radici, che richiama a quella vocazione prettamente rurale che ci ha contraddistinto in passato.

Navigando qua e là per la rete (mai dimenticando che tutto va sempre preso molto con le molle, non deve mai mancare una certa criticità) mi sono informato quali potessero essere i rimandi storici o leggendari legati alla tradizione, che possono in parte spiegare la nascita di questo segno identitario.

A quanto pare sembra che la caveja avesse il compito di bloccare il giogo portato dai bovini al timone di aratri e carri. Molte le sue funzioni simbolico-rituali. Tra queste, serviva a riconoscere il sesso del nascituro: la levatrice si faceva il segno della croce e con la caveja in mano compiva 3 giri attorno alla partoriente. Al termine poneva la caveja su di un piedistallo e osservava l’ondulare degli anelli: se per primi si fermeranno quelli di destra nasceva un maschio, se quelli di sinistra una femmina. La caveja era usata anche per la difesa degli sposi: all’arrivo nella casa dello sposo, amici e parenti impugnavano una o più caveje facendone emettere un suono. L’atto era considerato purificatorio per gli spazi della casa. Ma veniva anche impiegata per la cattura delle api: si attendeva che uno sciame si staccasse da un alveare e si faceva suonare la caveja per attirarle nel luogo desiderato per la cattura.

La caveja anticamente veniva impiegata anche per la difesa delle messi: al mattino del giorno successivo alla semina, si andava sui campi con una croce di canna e una caveja. Il suono degli anelli della caveja scacciava le forze negative per le messi.

CavejaCaveja

Riporto qui sotto un interessante articolo in merito del giornalista Paolo Gambi, dal titolo

“ I mille “usi” della caveja - Con il gallo è il simbolo che arricchisce la bandiera ”

I simboli, si sa, sono lo specchio di un popolo. Vanno a riassumere storie e vicende, inclinazioni e tormenti. In questo quelli romagnoli sono chiarissimi. Tradizionalmente i simboli principali di questa terra sono la caveja ed il gallo.

La prima rappresenta il profondo legame che la Romagna ha da sempre avuto con la terra, con il mondo contadino e con l’orizzonte dell’agricoltura. Legame che peraltro risale quantomeno all’epoca romana. La caveja infatti è un’asta che aveva la funzione di bloccare il giogo portato dai buoi al timone dell’aratro o del carro, allo scopo di evitare al timone di slittare in caso di rallentamento improvviso. Ma non solo. Le forti tradizioni scaramantico-religiose contadine fecero sì che la caveja assumesse nella cultura popolare il ruolo di oggetto magico, con proprietà propiziatorie. Frequente era il suo uso infatti in rituali specifici. Veniva impiegata, sempre a fini propiziatori, nelle case degli sposi novelli. Aveva insomma assunto il ruolo di oggetto quasi magico da utilizzare a fini propiziatori. Inoltre, durante il periodo della Settimana Santa, gli anelli della caveja venivano legati, come avveniva per le campane della chiesa, dal Giovedì fino al Sabato Santo. I simboli più diffusi, inseriti fra elementi decorativi, erano quelli della mezzaluna, del sole, dell’aquila e alcuni simboli cristiani come la croce e la colomba.

 

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