Rubriche - La Nostra Romagna

(Va premesso che il seguente articolo non è stato scritto da me, ma da persona stimata a me nota. Lo riporto in modo da far comprendere quanto questa questione sia trasversale, e posso tranquillamente sostenere di rispecchiarmici in pieno).

Da diversi anni aderisco al M.A.R. (Movimento per l’Autonomia della Romagna) che è l’unica associazione apartitica e quindi trasversale che dal 1990 cerca di sensibilizzare tutte le forze politiche sull’utilità di una Romagna Regione che sia più vicina alle aspettative dei cittadini e quindi ai loro interessi.

Mi rendo sempre più della bontà di detta scelta anche in considerazione che la “questione” tiepida negli anni ’90, oggi si è arroventata. Arroventata perché è divenuta di vera attualità ed anche perché stanno venendo finalmente alla luce gli atteggiamenti, e di converso gli scopi, di coloro che marciano contro l’autonomia romagnola. Ho potuto verificare che la questione è più che altro di carattere politico (nel senso partitico), a volte anche di prese di posizione preconcette. Quello che mi disturba di più è che gli atteggiamenti contrari scaturiscono proprio da una parte di quella sinistra alla quale pure io aderisco.

Ho avuto modo anche in precedenza, sulla stampa locale, di esporre il mio pensiero sempre considerando in primo luogo (sia di destra che di sinistra) anteponendolo a quello di partito. Sì, perché la Romagna è di tutti i romagnoli senza distinzione di colore, come del resto l’Italia è di tutti gli italiani.

Io, fondamentalmente “voltairiano” e quindi libero nel pensiero, rispetto tutte le posizioni, anche quelle contrarie, pur non condividendole. Il rispetto e la tolleranza però devono fondersi con gli argomenti addotti, ed ancor meglio se riferiti all’interesse collettivo. Se l’interlocutore però non ha argomentazioni o ti vuol far credere che tre è un numero pari, allora il rispetto e la tolleranza vengono meno in quanto meno diviene il rispetto verso di te. Devo ammettere e sarei ben felice che qualcuno mi smentisse, che i denigratori della Romagna non hanno mai posto un argomento sostenibile dal punto di vista della convenienza o meno per il cittadino, ma si sono solamente espressi su posizioni generiche e partitiche.

Capisco che dal punto di vista di interesse politico e quindi personale per molti rappresentanti della nomenklatura di sinistra, la Regione Romagna rappresenterebbe un problema, se non altro per il fatto che si porrebbe un grosso interrogativo circa l’assetto governativo dell’Emilia, cosa che non sarebbe per la Romagna, poiché da sempre è stata portatrice e calmieratrice di voti nell’attuale Regione Emilia-Romagna.

Però l’interesse di cittadini non può essere merce di scambio con la poltrona o ancor meglio con il principe che siede sulla poltrona. Sì perché chi decide chi debba sedersi sulla poltrona non è il cittadino, ma l’oligarchia dei partiti.

Uno degli argomenti contrari alla Romagna è che una piccola regione non potrebbe sostenersi. E’un argomento senza capo né coda, senza alcun riferimento concreto e supportabile. L’Europa è l’Europa delle Regioni, dove sempre più le autonomie regionali devono avere i loro spazi. In Italia ci sono 5 regioni più piccole della Romagna ed in Europa oltre 30. Non è affatto vero e quindi non è dimenticabile che una piccola regione non sia in grado di potersi sostenere autonomamente, oltretutto se si pensa che la Romagna è il primo polo turistico d’Europa.

In tal senso poi la Svizzera , anche se non fa parte dell’Unione Europea, ci insegna che i piccoli territori possono essere meglio governati soprattutto perché sono più vicino ai cittadini ed alle attività produttive.

Ancora si dice che le spese di gestione di una nuova regione arrecherebbero un danno economico alla collettività. Sembrerebbe vero, ma non è così. Le spese dell’Emilia-Romagna, sarebbero divise pro-quota fra Emilia (tre quarti) e Romagna (un quarto) senza alcun costo in più per i cittadini, ma le distanza fra i governanti ed i governati sarebbero ridotte, oltre al fatto che non risarebbero dubbi su dove intervenire con gli investimenti. I Comuni avrebbero un rapporto più snello con l’istituzione regionale anche se personalmente sono favorevole ad una maggiore autonomia comunale e contrario alle istituzioni provinciali che in uno Stato moderno ed in Regioni e Comuni efficienti, non servono a nulla, se non a produrre costi e burocrazia, spesso inutile. Non voglio tornare sugli stessi argomenti a beneficio della Romagna, poiché sono risaputi, ma chi non fosse attento o mai si fosse addentrato nel “problema” cito riferendomi ai problemi del decentramento e quindi tralasciando quelli che potrebbero essere di iniziativa locale, la possibilità di avere, la possibilità di avere un Istituto Universitario Autonomo e non dipendente da altri, una nostra Corte d’Appello, un TAR, una sede RAI, ecc.

Non mi dilungo oltre, ma vorrei che anche la sinistra fosse protagonista nella costruzione della Regione Romagna dimostrando ai cittadini che ciò che conta sono loro e non le parole, a volte buttate al vento, o gli interessi di bottega.

Ugo Cortesi - Alfonsine

(tratto dal settimanale d’informazione “La Romagna” n. 5/2006 ) 

 

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