Rubriche - La Nostra Romagna

1) Esiste veramente la Regione Romagna ?

Di Romagna si parla almeno da 1300 anni, ed il suo territorio viene pacificamente considerato Regione storica d’Italia. La sua autonomia venne ipotizzata all’indomani dell’Unità nazionale.

La rivendicazione autonomistica romagnola non è un capriccio o un atto di presunzione, ma ha profonde motivazioni storiche e di principio ed è volta ad eliminare una persistente ingiustizia nei confronti dei romagnoli. Tende, con l’autogestione, a meglio cogliere le nostre potenzialità sinora trascurate, nell’interesse anche del Paese.

2) E’ vero che con la Regione Romagna si farebbe un altro carrozzone ?

Per rendersi conto della veridicità di questa affermazione basterebbe visionare il bilancio di previsione regionale del 2004, presentato dalla giunta Errani. Le spese correnti di funzionamento, non comprensive quindi del servizio sanitario, trasporti ecc., ammontano a complessivi 241 milioni di euro (più di 466 miliardi delle vecchie lire). Si spenderanno per le indennità di carica di consiglieri, giunta e presidenza più di 63 miliardi di lire mentre per spese generali, di personale, affitti e consulenze varie se ne andranno altri 403 miliardi di lire. Si tratta di soldi provenienti dalle tasche dei cittadini, direttamente dalle tasse sulla proprietà automobilistica ed altre, o indirettamente dai trasferimenti statali. La Romagna conta più del 25% del totale della popolazione regionale: nel caso di istituzione della Regione Autonoma di Romagna la spesa complessiva verrebbe ripartita proporzionalmente. Circa 350 miliardi di lire all’Emilia e 116 miliardi di lire alla Romagna. Per lo Stato e per i cittadini non vi sarebbe alcun aggravio di spesa.

Per i Romagnoli vi sarebbe il vantaggio che i propri soldi sarebbero spesi in casa e con 116 miliardi di lire non solo si farebbe funzionare la nuova Regione ma potrebbe rimanere qualche decina di miliardi da destinare a servizi di pubblico interesse e quindi a favore dei cittadini romagnoli.

3) E’ vero che una Regione piccola è anche più debole ?

Prima di tutto la Romagna supera le "soglie" previste dalla Costituzione, che è il triplo della Regione Molise nata non molti anni fa. In Italia oltre a questa esistono altre quattro regioni (Valle d’Aosta, Basilicata, Umbria, Trentino - Alto Adige) con popolazione fortemente inferiore a quella romagnola e, infine, in Europa i territori di minore consistenza sono circa una quarantina.

A chi si configura un’economia mondiale globalizzata e si chiede come la Romagna potrebbe reggere all’urto della Baviera, della Catalogna ecc., basta ricordare che per avere un ruolo nel mercato non è la dimensione regionale che conta, bensì quella dell’efficienza, della produzione di beni e servizi "eccellenti", della competitività in senso generale. A fare "sistema" ci sono, a varie dimensioni, sia l’Italia che l’Europa, ciascuna delle quali ha il compito istituzionale di mettere "in rete" le cose migliori e più appetibili dei vari territori di competenza, proponendole e sostenendole nei vari mercati. Diversamente, ad esempio, come si sosterrebbe la Valle d’Aosta con appena 110 mila abitanti (il 10% rispetto al numero degli abitanti romagnoli) ?

Le "eccellenze" romagnole si chiamano voglia di lavorare e di intraprendere della relativa popolazione, senso di ospitalità, la Riviera ( che è la prima d’Europa e la seconda del mondo dopo la Florida), il suo complessivo territorio, il quale rappresenta un eccezionale "mix" di mare, pianure, collina, montagna, terme, città d’arte, ecc. A questo va aggiunto il Porto di Ravenna , con potenzialità assai superiori, all’attuale utilizzo, gli Aeroporti di Forlì e Rimini e la nostra agricoltura specializzata.

4) E’ vero che l’attuale Regione Emilia-Romagna è equilibrata nel suo territorio ?

Le Regioni sono nate col compito di equilibrare le condizioni di vita e di sviluppo dei relativi territori. In Emilia-Romagna ("Il Sole – 24 Ore" del 22/12/04), nella graduatoria nazionale relativa al "tenore di vita" nelle 103 Province italiane, Bologna, Modena, Parma e Reggio Emilia, sono presenti nei primissimi posti. Le restanti cinque Province sono disseminate fino al 67° posto. Ciò evidenzia che 35 anni di vita regionale emiliano-romagnola, anziché creare "equilibrio" e "pari opportunità", hanno ulteriormente "squilibrato" la regione ad esclusivo vantaggio delle "zone forti emiliane", le quali succhiano sistematicamente, ai danni delle consorelle, più di quanto di loro competenza.

5) E’ vero che in Romagna le infrastrutture e il turismo sono ai massimi livelli ?

La Romagna occupa i primi posti nella graduatoria nazionale degli incidenti stradali. E ciò in rapporto soprattutto alle condizioni della nostra viabilità, la quale è ancora in larga misura, quello dello Stato Pontificio e del Granducato di Toscana. Con una simile realtà il nostro turismo, e il complessivo sviluppo economico, sono mortificati.

6) E’ vero che in Romagna la Sanità è efficiente e ben organizzata ?

La Romagna occupa i primi posti nella graduatoria nazionale delle malattie mentali e nei decessi per tumore. E questo sinora non ha comportato la realizzazione di alcun presidio sanitario specifico.

In Emilia-Romagna le cliniche universitarie esistono solo a Bologna, Modena, Parma, Reggio Emilia e Ferrara. Negli anni trascorsi, addirittura, in Romagna – solo in Romagna – sono stati chiusi o declassati una trentina di ospedali periferici. Inoltre, come se non bastasse, sono stati ridotti i posi letto negli Ospedali maggiori.

Peraltro, le superspecialità di tipo "regionale" in Romagna sono irrilevanti. La Sanità in Emilia-Romagna è fra le più indebitate, nonostante negli anni passati, la regione sia stata l’unica in Italia a mettere il "superbollo" sulla circolazione stradale degli automezzi. Così i romagnoli della periferia oltre alla perdita degli Ospedali locali hanno anche dovuto contribuire al "superbollo" in maniera sostanziale. La Sanità in Romagna è ancora gestita in termini commissariali dai Direttori Generali delle A.U.S.L. locali, nominati, essenzialmente con criteri politici, dalla giunta regionale.

Si è, pertanto, creato un distacco pesantissimo fra la realtà civile e quella sanitaria, non certamente colmato dal ruolo dei Sindaci, di fatto subordinati alle decisioni regionali ed alle relative rappresentanze. Come non bastasse, anche le Case di Riposo (ex-Ipab) della Romagna, un patrimonio esclusivamente sorto per la generosità dei cittadini, corrono il rischio, burocratizzato ed accorpato in dispregio al proprio ruolo locale, di entrare fortemente nell’orbita regionale per favorire gli interessi egemoni del potere locale.

(continua..)

 

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