Rubriche - La Nostra Romagna

“Alea Iacta Est”  ovvero “Il dado è tratto”.

Con queste parole il console della Gallia, Giulio Cesare, nel 49 a.c. varcò con le sue truppe in armi il fiume Rubicone che segnava il confine fra l'Italia propria e la Gallia Cisalpina, per avanzare su Roma e riprendersi il potere, messo in discussione da tale Pompeo che se ne  scappò a gambe levate.

Non sa però la gente in genere, e nemmeno molti romagnoli, che quello che viene spacciato per essere il  fiume Rubicone, in realtà è il risultato distorto di un toponimo  affibbiato nel 1933 da Benito Mussolini, che cambiò il nome di Savignano di Romagna in quello di Savignano sul Rubicone. Questo venne fatto per risolvere un’antica diatriba tra cesenati e riminesi, quest’ultimi i quali sostenevano che il Rubicone corrispondesse all’attuale fiume Uso, che transita di fianco a Sant’Arcangelo di Romagna, solo perché in quella che era l’antico corso della via consolare Emilia nei pressi della località di San Vito è possibile scorgere tuttora un ponte romano con un iscrizione in latino che indica in maniera erronea la seguente scritta “Heic Italiane Finis Quondam Rubicon”; essa è stata posta in realtà solo nel 1748 dall’allora sacerdote di San Vito Don Giovanardi su ispirazione del riminese Giovanni Bianchi, ma senza una precisa cognizione storica.

In realtà se il fiume storico ha una foce unica e certa che raccoglie le acque di vari rami (Pisciatello, Rigossa e Fiumicino), ed è situata tra Gatteo Mare e Savignano Mare, ben scorgibile per chi si trova sulla statale Adriatica e sta uscendo da essa per arrivare ad un famoso centro commerciale, sembrerebbe proprio che non sia quello di Savignano il vero ramo storico, ramo che dagli abitanti del luogo era prima comunemente conosciuto come Fiumicino o Fiumicello.

Boccaccio già nel ‘300 in suo trattato (De montibus, silvis, fontibus, lacubus, fluminibus, stagnis seu paludis, et de nominibus maris liber, 1360) identificava il Rubicone nel Pisatellum, quello che è oggi conosciuto il torrente Pisciatello. Questo ramo infatti è anche chiamato con l’appellativo di Urgòn (in dialetto appunto, Rubicone) e nasce ai piedi della località di Strigara, nel territorio di Sogliano al Rubicone, dove alla sorgente è posta un cippo che l’identifica. Esso continua il suo corso in una stretta vallata che si incunea tra Montecodruzzo e Ciola Araldi prima, e tra Sorrivoli e Monteleone poi, per arrivare in pianura all’altezza della località di Calisese. Qui si incontra un antica pieve già identificata intorno all’anno 1000 come Pieve di San Martino in Rubicone, e a prova di questo vi è una pergamena tuttora conservata nell’Archivio Arcivescovile di Ravenna. Ebbene l’alveo dell’ Urgòn - Rubicone Cesenate deviò in pianura verso il corso dell’attuale Pisciatello tra il 400 d.c. e il 750 d.c., a causa di una lenta e graduale variazione morfologica dovuta ad un deterioramento climatico, con aumento della piovosità e diminuzione della temperatura media. In realtà l’antico corso continuava in quello che ora è il rio Rigoncello (da non confondersi con la Rigossa che transita da Gambettola) per arrivare fino al mare nei pressi di Ad Novas, colonia romana  localizzata nelle vicinanze di Cesenatico, e la cui foce si è spostata nel tempo sempre più verso sud. Non si sa però esattamente il luogo in cui Cesare varcò questo storico fiume; va detto che si è tramandata nei secoli presso la comunità di Calisese la leggenda della Malanotte, che non sarebbe nient’altro che il racconto popolare della battaglia che in quel tempo si svolse. A parziale conferma che qualcosa di molto simile possa essere effettivamente avvenuto è stata la scoperta di molti reperti storici, fra cui armi, monete e addirittura il coperchio di un sarcofago risalente a quell’epoca, il che farebbe pensare all’esistenza di un accampamento nel luogo è stato trovato.

Questa è da parte mia solo una mia breve e molto riduttiva  sintesi, chi è interessato può approfondire il discorso leggendosi il valido testo “Il Rubicone” di Antonio Veggiani – Società Editrice “Il Ponte Vecchio”. Inoltre da 13 anni esiste l’associazione “Pro Rubicone” della quale è presidente il sig. Rino Zoffoli, che si dedica alla divulgazione culturale, approfondendo temi dedicati alla storia locale curandone anche gli aspetti geografici e naturalistici.
Beh vabbè, qualunque sia il vero Rubicone storico, resta il fatto che esso in Romagna resta, e questo perlomeno non ce lo potranno togliere.

 

- MONARKA -