Rubriche - La Nostra Romagna

Stavolta niente perizomi, niente donne perfette, niente appelli, niente considerazioni più o meno facete sull’essere umano declinato al femminile.
Mi richiamo da solo all’ordine. Sì, perché mentre mi disperdevo a correre dietro alle gonnelle, è successo qualcosa. Qualcosa che ci riguarda direttamente nel nostro essere romagnoli.
Si parla di Romagna a Roma. Il problema è che si tratta di qualcosa velato da una glassa di politica, e se si parla di politica gli articoli li leggono solo gli addetti ai lavori. Perché la politica è noiosa, farraginosa, e i politicanti sono pure brutti e antipatici. Però va detto, per chi ha voglia di andare avanti a leggere; che un ammasso di parlamentari sta discutendo in questi giorni, alla Camera dei Deputati, della devolution, cioè di una lunga serie di argomenti. Tra i quali c’è anche indirettamente la Romagna.

Una cosa che quindi ci riguarda, e che potrebbe cambiare alcune cose delle nostre quotidianità.

Forse questa è la volta buona in cui ci verrà data in mano una scheda per decidere se staccasti dal governo bolognese e diventare regione romagnola oppure continuare ad essere trasformati nella grande provincia di una città "Bologna" che non è la nostra capitale. C’è di mezzo la devolution, gli umori leghisti e l’incapacità della classe politica di dialogare. Ma se un certo, emendamento andrà in porto,. forse faremo il referendum per la regione Romagna.

Perché diciamoci la verità, l’Emilia-Romagna non esiste.

Nonostante i palazzoni che crescono a dismisura a Bologna, l’istituzione regionale è fuori dalla realtà e dalla storia. Nonostante gli uffici che spuntano come funghi in giro per il mondo, la regione Emilia-Romagna è un contenitore vuoto. Sì, perché smercia un prodotto che non esiste: la "riviera adriatica dell’Emilia-Romagna", piuttosto che l’imprenditoria emilianoromagnola, piuttosto che i prodotti tipici emilianoromagnoli. Quando invece avremmo una miriade di prodotti tipici romagnoli da valorizzare, differenze territoriali da sfruttare, campanilismi e storie su cui costruire una splendida unità nella diversità. Invece no. A Bologna qualcuno ha deciso, e non esistono più emiliani e romagnoli, ma solo emilianoromagnoli. La storia viene riscritta dalle penne al soldo del potere, e intanto i centri decisionali vanno in regione, a Bologna. Ogni anno che passa abbiamo meno opportunità di decidere del nostro futuro. I poteri della regione crescono, e visto che là dentro la Romagna è così tanto considerata che non se ne ammette neppure l’esistenza (vedere il nuovo Statuto regionale), noi contiamo sempre meno.

Non possiamo decidere delle sorti del nostro turismo. Non abbiamo i canali che Bologna ha costruito (anche alle nostre spalle) con i reali centri economici e di potere. Il nostro peso politico rasenta lo zero. A Roma non abbiamo nessuno sponsor, tantomeno a Bruxelles. Se poi passasse la devolution di Bossi senza avere la regione Romagna, per noi si aprirebbero tempi veramente grami.

Tutto il potere - compreso quello che ora sta a Roma - si concentrerebbe a Bologna. E visto che per questa regione noi non esistiamo, prima o poi finiremmo col mangiare anche noi i tortellini. Schiacciati da un potere che non possiamo più controllare,

Ma allora, vogliamo tirare fuori un po’ di ambizione o no? Alla Camera si discute anche di noi romagnoli, e noi cosa facciamo? Quelli che rispondono all’ordine del partito che è sceso da Bologna obbediscono, e dicono semplicemente "no", riempiendosi la bocca di parole di cui non sanno neppure il significato, come "globalizzazione", "Europa", "competitività".

Anche perché il sistema prevede che le cose vadano così. Ma cosa fanno le categorie produttive? E le associazioni? E gli uomini liberi? Dov’è la loro voce, il loro coraggio di informarsi su un argomento che può entrare nelle case di ciascuno di noi? Per non parlare dell’opposizione, che a quanto pare in Romagna non esiste.

Allora, vogliamo sostenere un po’ di orgoglio romagnolo, entrare nel dibattito, informarci ed informare, o preferiamo morire emilianoromagnoli senza neppure rendercene conto ?

 
(AUTORE: Paolo Gambi  FONTE:  "La Voce di Romagna" del  30/09/ 2004)

 

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