Rubriche - La Nostra Romagna

Se c’è qualcosa che contraddistingue la nostra terra da un punto di vista culinario, è sicuramente l’unica e inimitabile, vera piadina romagnola (la pìda).

La Piadina

La piadina, solitamente in passato, non mancava mai nelle tavole delle famiglie contadine al posto del pane quando la povertà si faceva maggiormente sentire, essendo preparata con un tipo di impasto che procura una maggiore sensazione di sazietà poi, negli anni, l'evoluzione nella sua ricetta ha fatto si che essa venisse modificata in base alle tradizioni ed alla cultura di ogni città della Romagna inserendosi a pieno titolo nella cucina tradizionale romagnola fra i prodotti gastronomici tipici e divenendo famosa oltre che in Italia anche all’estero.

Per chi vive in Romagna è molto facile riuscire a gustare una vera piadina romagnola, basta andare in uno dei tanti chioschetti facilmente riconoscibili che si trovano per la strada, i quali la propongono in maniera classica, alla quale si può accompagnare qualche buon affettato oppure, come preferisco io, gustarla calda spalmandoci il nostro tipico formaggio scquacquerone e condito da una pioggia di rucola tritata. Esiste poi il crescione (anche detto cassone, in altre zone della Romagna), che si può farcire nelle maniere più fantasiose, partendo dal classico mozzarella-pomodoro, per finire verso dolci depravazioni come nutella e marmellate varie. E’un ottimo accompagnamento, direi, in pantagrueliche abbuffate a base di una bella grigliata mista di carne, innaffiata da tanto buon vino rosso, il nostro Sangiovese su tutti. Concedetemi un po’ di sano campanilismo, ma secondo molti è proprio a Cesena e nei suoi dintorni che si gusta la migliore piadina, quella ben riconoscibile all’occhio e di uno certo spessore, di quelle insomma che ti sanno riempire, e magari cotta in una delle tipiche teglie in pietra refrattaria prodotte artigianalmente in quel di Montetiffi, piccola località situata nelle colline cesenati. Man mano che si va verso la costa, essa viene fatta molto più sottile; è la piada riminese, una valida variante che si fa apprezzare, ma sicuramente una cosa ben diversa da quella classica. Spingendosi invece verso l’entroterra cambiano i modi in cui viene proposta, dalle parti di Imola la si fa anche fritta; già gustata e molto apprezzata.

Ora la piadina romagnola ha finalmente anche un Indicazione Geografica Protetta (IGP) che attesta che per essere quella vera, deve essere prodotta in un determinato territorio che è quello solamente romagnolo (e x una volta i nostri amministratori non hanno fatto confusione a riconoscerlo, da non crederci !!!) e soprattutto seguendo una ricetta apposita. Questo è stato fatto anche per evitare che una cooperativa di Modena speculasse su questo prodotto, commercializzandolo nei supermercati (e fin qui nulla di male) ma spacciandola poi per originale, quando invece è prodotta in maniera asetticamente industriale. E comunque sono certo che come la pizza, che è prodotta e venduta in tutto il mondo, anche la piadina ha un grande futuro di fronte a sé, e può senz’altro rappresentare un’alternativa valida e soprattutto molto più sana a generi propinati da certe multinazionali, tipo McDonald’s o Burger King, e fare concorrenza magari riuscendo ad esaltare le tipicità gastronomiche di ciascun paese. Ed è certo che se i nostri governanti che reggono le sorti del mondo (non quelli ridicoli che ci troviamo in Italia, loro sono senza speranza !) si trovassero davanti ad una bella tavola imbandita (con il vinello a fiumi a renderli allegri), alla fine del pasto sarebbero più di buon umore, e riuscirebbero a discutere meglio uno di fronte all’altro, e di questo ne gioveremmo sicuramente un po’ tutti.

E allora avanti con la pìda, the ”rumagnoul” fast food !!!

 

- MONARKA -