Banner
Banner
Gallery

Vox Populi

Era un peccato concludere, con la fine del rapporto "cartaceo", quello che era ed è uno spazio importante per cesenainbolgia, per i tifosi bianconeri, e perchè no, anche per gli addetti ai lavori che leggono queste pagine. Per questo abbiamo deciso di mantenere vivo l' angolo di VOX POPULI, cambiandone la forma, non più sottoposta ai vincoli di impaginazione, e lasciando massima flessibilità agli argomenti trattati. Calcio, ovviamente, ma non soltanto: tutto quello che riguarda, a 360 gradi, le gioie, le emozioni e le arrabbiature di un tifoso bianconero. Un bentornato, quindi, alla rubrica di Mattia Guidi.

Buona lettura!

 

Ciao Fabrizio

Rubriche - Vox Populi

Ciao mister, sta succendendo di tutto e di più in questi giorni, ma di certo lo saprai; pensavo che tra presentazioni, saluti, trattive e passaggi di proprietà, magari poteva passarti per la testa che qualcuno, anche uno solo, si fosse già dimenticato di te. Non è così, e non potrebbe mai esserlo.

Ricordo ancora il giorno in cui arrivasti a Cesena: lessi il tuo nome sul giornale e vidi la tua foto. Sapevo che avevi fatto molto bene a Lanciano, ma noi venivamo da una grande delusione, la semifinale playoff persa contro il Pisa, e il nostro condottiero di allora, Beppe Iachini, aveva abbandonato il fantomatico “progetto” per approdare comunque in serie B. Arrivasti tu, dicevo, e nella situazione tumultuosa che c’ era nel tifo bianconero, trovasti il coraggio per chiedere alla gente di credere nella squadra e di stargli vicino; lo avessi fatto oggi avremmo detto che sei un grande uomo, ma ai tempi eri solo il neo – arrivato, eri solo l’ allenatore (non volermene, pure parecchio panciuto!) di una nobile decaduta in C1, e ricordo che gli appellativi per te non furono propriamente coccole.

Poi arrivarono 3 anni eccezionali, in cui oltre a dimostrare di essere un uomo come ce ne sono davvero pochi nel calcio, riuscisti pure a portarci in B e a sfiorare la serie A. Ancora mi chiedo come riuscimmo a salire in cadetteria, con una squadra che non era certo una corazzata, ma che aveva pienamente raccolto la tua mentalità, quella sì operaia, grintosa e “cattiva”, ma vincente. Perché è quello che hai sempre dimostrato di essere, un vincente. Non è stato un errore quel “3” qualche riga più su, perché sulla panchina del Cesena, Fabrizio Castori è stato seduto per 3 stagioni: lo scorso anno quello lì non eri tu, mister; lo scorso anno sulla nostra panchina c’ era un uomo vittima del proprio grande amore, un amore disinteressato, perché non penso sia costume di San Severino Marche tifare per il Cesena. E’ questa la grande differenza tra te e qualunque altro allenatore, anche il più longevo sulla panchina di una “grande”: tu mister, sei tifoso del Cesena, e so che lo resterai sempre. Lo sei rimasto dopo le grandi vittorie, così come dopo le debacle clamorose come Salerno, Modena, e dopo la rissa che ti ha, probabilmente, infangato la carriera; ma non era per la carriera che combattevi a Lumezzane, era per Cesena e per il Cesena, per i tuoi guerrieri in campo e per quelli che vi avevano seguito, convinti che la serie B non era un miraggio, se a guidare c’ eri tu. Poi, poco alla volta, i tuoi “uomini”, non giocatori, ma uomini, si sono allontanati da te: Ambrogioni, Bocchini, Pestrin, Zaninelli, Pinto, e sono convinto anche Ficagna avrebbe potuto esserlo, se solo l’ ego non gli avesse impedito di capire quanto poteva diventare forte e non solo in campo con te. Quello dello scorso anno, mister, non eri tu, era un uomo a cui è stato chiesto di essere solo un allenatore qualunque, e quello, ammettilo, è un tuo limite. Non sei e forse non potrai mai essere un allenatore, uno di quelli che studia il “modulo”, che sceglie la tecnica al posto del temperamento, che mette in campo i giocatori esclusivamente in base alla loro bravura col pallone. No, tu non sei così, tu non sei mai stato come gli altri.

Per questo, e per la grande stima che nutro nella tua persona, non avrei mai voluto privarmi di te, nonostante fosse evidente che qualcosa tra te e il branco di viziati si era rotto, per questo, avessi avuto potere decisionale, sarei stato un pessimo manager, e sarei affondato in C con te al timone. Perché l’ amore è così, preferisci trascinare un rapporto usurato piuttosto che pensare di poter vedere chi ami e stimi con qualcuno che non sei tu. Ho provato a pensarti seduto su di un’ altra panchina; ad applaudire un altro pubblico, a urlare, sbraitare per un’ altra maglia. Mi ha attraversato un brivido… Ma sai cosa ti dico? Te lo auguro di tutto cuore. Cesena ha privato Fabrizio Castori di sé stesso per un anno: le dichiarazioni, le interviste, i risultati, tutto quanto strideva con quanto eri prima, con quanto sei sempre stato e con quanto traspare tu sia dal solo modo in cui cammini: rapido, deciso, proiettato in avanti. Ricordo ancora quel tuo modo di camminare, che mi saltò all’ occhio il giorno in cui grazie a 4porri ebbi la fortuna di conoscerti e di stringerti la mano. Mister, spesso i grandi amori sono quelli che riservano le più grandi sofferenze, e il tuo esonero è una sconfitta (sportiva) per tutti; ma quanto abbiamo costruito in questi 4 anni e mezzo è qualcosa di cui essere davvero orgogliosi. Si parla spesso di favole nel calcio, lo fanno per il Chievo, per l’ Albino, per il Pisa… beh, questa volta penso proprio abbiano mollato troppo presto la storia e perso lo scoop: l’ orco cattivo e violento di lumezzane, che conquista l’ amore e la stima di un’ intera regione anche, e soprattutto, nel momento sportivo più difficile di sempre…e quando la trovano un’ altra storia così???

Grazie di tutto Mister, so che il tuo cuore ti terrà vicino a noi, a tifare per la salvezza di un Cesena che anche se non è più tuo, sarà sempre tatuato addosso a te nel nostro grande affetto.

Buon riposo, guerriero!

Mattia Guidi

 

Pronti, partenza... via!

Rubriche - Vox Populi

Signore e signori, si alzi il sipario. La stagione 2007 / 2008 apre i battenti, e lo fa ancora al sabato pomeriggio, nonostante il tanto decantato “prodotto serie B” abbia riscosso presso le televisioni un successo paragonabile solo a quello dell’ edizione tradotta della Bibbia ai mercatini di Kabul. Fallimento? Beh, è la prima cosa che verrebbe da pensare, ma poi se si da un’ occhiata al mercato del Bari del signor Matarrese (Bonanni è solo la ciliegina), ci si rende immediatamente conto che forse per qualcuno è stato un vero affare. Mercato, appunto, una parola che provoca immediata sudorazione e grande agitazione nei tifosi bianconeri, che anche in questa estate 2007, come da tradizione, non sono riusciti a concedersi sonni tranquilli; e pensare che le premesse di fine campionato scorso erano rasserenanti, con un Rino Foschi nuovamente al timone delle contrattazioni, le imminenti partenze degli sfascia – spogliatoio catanesi, tanti euro freschi per l’ affare Papa Waigo. E invece? E invece abbiamo sofferto, e tanto, fino agli sgoccioli, fino ad un 22 agosto che ha portato in dote un bomber di razza come Davide Moscardelli, che è già un buon acquisto di per sé, ma acquista tutto un altro sapore se si pensa che lo si è portato al Manuzzi direttamente da Rimini e superando le offensive del Bologna, in una sorta di derby infinito dalla sceneggiatura quasi shakespeareiana. Il colpo, quindi, è arrivato, anche se in colpevole ritardo per una compagine che adotta un modulo di gioco nel quale il centravanti è, eufemismo, molto importante; ma tra voci bene informate e malelingue, tra presunti screzi fra tecnico e consulente (vedi Evacuo), tra dichiarazioni equivoche della società alle persone sbagliate, essere arrivati ad una firma importante su di un contratto non può che infondere un po’ di ottimismo. Ottimismo che si era, ragionevolmente, defilato per lasciare spazio alla preoccupazione durante le amichevoli estive, che hanno evidenziato lacune quantomeno evidenti, e non solo in attacco. Il Cesena dunque, è doveroso sottolinearlo, non sembra ancora completo sulla carta con il solo arrivo di Moscardelli; servirà probabilmente qualcosa di più, 2 pedine (un terzino destro ed un esterno sinistro) che permettano di rimediare alle prime leggerezze di valutazione, e che al contempo possano consentire a Mister Castori di girare le chiavi di quel sogno chiamato Serie A. Un sogno che per qualcuno è una chimera ma che un pubblico ed una società ambiziosa non dovrebbero mai smettere di inseguire.

Il campionato riparte, come detto, e l’ inizio non è certo dei più accomodanti: arriva infatti al Manuzzi il Chievo, appena retrocesso e che si presenta con un arsenale che non ha bisogno di presentazioni; Obinna, Bogdani, Pellissier, Greco, Italiano, Ciaramitaro, Luciano, bastano questi nomi per capire che affrontare un esordio del genere è auspicabile quanto una gastroscopia, e lo testimoniano i primi interventi. “ad oggi il mio pronostico è Cesena – Chievo 0 - 3”, esordisce Cesenanelcuore, seguito da altri “ottimisti” come jerro2: “ora come ora prendiamo 3 palle”. Ma la notizia dell’ arrivo di Moscardelli sembra far smuovere la bilancia: “con Moscardelli in campo, da 0 - 3 finira' 1 - 3 per loro!” scherza yoyo711, e speriamo di poter scherzare anche a fine gara… Barrylindon, al contrario, è più sereno: “visto che non ho seguito molto il precampionato parto senza pregiudizi verso questo nuovo cesena, e non vedo l'ora di vederlo all'opera! Partire con il piede giusto sarebbe importante. La fiducia non mi manca!”. Intanto il Chievo visto a Ravenna in Coppa Italia non ha particolarmente impressionato, anche se il neopromosso “cugino” Crapa ci mette in guardia: “Spero che abbiate terzini veloci. Eriberto/Luciano è una scheggia”; e l’ imbeccata è un assist irriununciabile per bevibeviturchetta “Tranquillo, Doudou è un fulmine”… Speriamo, ed aspettiamo (con fiducia?) il 31 agosto…

Mattia Guidi

 

Cesena vs Cesena

Rubriche - Vox Populi
Ed eccoci all' alba di una nuova stagione. Di nuovo qui, di nuovo in attesa di raggiungere un obbiettivo, di nuovo con quella smania di tifare, di soffrire, di esultare, di imprecare contro tutto e tutti; perché il calcio è fatto di questo, di passione e di trasporto, di mille emozioni contrastanti, come tutti i grandi amori, quelli veri, quelli che durano per sempre. Cesena e Il Cesena, un amore che per molti è scaturito nel salottone della serie A, per altri nel moderato fascino della B, e che per i più giovani significa soprattutto serie C, pardon, lega pro; e allora eccoci, come qualcuno ha voluto ricordarci, al sesto campionato di terza divisione negli ultimi 10 anni. Ci apprestiamo ad affrontarlo con tanta rabbia, tanta voglia di ripartire e di riscattare una stagione, quella scorsa, ai limiti della decenza, dove forse era più difficile riuscire a retrocedere piuttosto che raggiungere la salvezza. E’ cambiato tanto dall’ ultima serie C, quella che iniziò con Fabrizio Castori in panchina, intorno alla sfiducia generata dalle grandi delusioni dei playoff falliti prima, e della partenza di Iachini poi, il tutto condito dalle ultime folate di contestazione alla società. La società, appunto, la principale novità di questa nuova avventura: finita (una volta per tutte, a quanto pare) l’ era dei Lugaresi, o meglio, di Giorgio Lugaresi, inizia quella di Igor Campedelli & soci. Il periodo di insediamento può dirsi esaurito, e quindi saranno proprio loro i primi ad essere messi sotto esame; dalla gestione sportiva a quella economica passando per il delicatissimo aspetto comunicativo, che, lo abbiamo visto negli ultimi anni, a Cesena riveste un’ importanza vitale, perché la polemica qui ha sempre un fascino irresistibile per chi vive per avere sempre e comunque “ragione”. Poi c’ è il nuovo allenatore, Bisoli, uno che viene da una grande stagione a Foligno, e che per certi versi incarna la tipologia di allenatore che serviva per scrollarsi di dosso il fantasma del Mister, che per quanto ringrazieremo sempre, ora è volato in altri lidi, pronto per una serie B che stramerita e che speriamo davvero possa regalargli tante soddisfazioni; capacità, competenza, temperamento,e voglia di arrivare in alto con i risultati più che con le amicizie, Bisoli potrebbe essere l’ uomo giusto al posto giusto, per fare il bene di sé stesso e del Cesena, e se uno come lui, con importanti possibilità di lavoro, ha scelto proprio l’ erba del Manuzzi, che a giugno non era di certo la più affascinante all’ orizzonte, beh, probabilmente significa che le premesse per iniziare un ciclo vincente ci sono tutte. Certo, il primo, importantissimo, passo dovrà essere fatto sotto il profilo societario, dove continua a pendere come una spada di damocle, il tremendo buco di 16- 17 milioni di euro, personalissimo regalo della vecchia dirigenza, che vuoi per incapacità, vuoi per volontà di mettere in tasca qualche euro di troppo, ha rischiato seriamente di far saltare in aria tutto quanto, con conseguenze che nemmeno vogliamo immaginare; il suddetto passo sembra essere già stato intrapreso, con il considerevole aumento di capitale, una prima assoluta a Cesena, e il piano triennale con il quale Della Vedova ci ha riferito di voler ripianare ogni debito, promessa di cui ad oggi, non abbiamo alcun motivo di dubitare. Una buona notizia, certo, ma sempre all’ interno di un teatrino dell’ assurdo, quello del calcio, in cui gli aspetti economici di sopravvivenza hanno sopravanzato quelli sportivi che, per definizione, dovrebbero e dovranno tornare ad essere al primo posto; dove le ambizioni sono soffocate dai debiti e dettate dai bilanci e dagli introiti esterni al tifo e ai tifosi. E’ relativo, quindi, analizzare la squadra, le sue potenzialità, la caratura dei nuovi arrivati, e non perché Padova, Cremonese, Ravenna e compagnia sembrino attrezzate per fare meglio, ma perché la partita vera, ahinoi, è quella economica che da anni stiamo ancora giocando, o che più probabilmente, abbiamo appena iniziato a giocare per davvero; quella contro noi stessi ed i nostri fantasmi, che la nuova dirigenza è chiamata senza appello a debellare. Forse è questa la principale speranza, quella che il Cesena possa programmare, agire ed ambire pensando solo al bilancio annuale, e non ai debiti accumulati; non sarà romantico, ma ad oggi è il meglio che possiamo augurarci. E che intendiamo pretendere.

Mattia Guidi
 

Vox Napoli

Rubriche - Vox Populi

Roma – Napoli, prima giornata del campionato di serie A 2008 \ 2009; aprendo, in vecchio stile, la pagina 202 di televideo, trovi il risultato: 1 – 1. Dietro il risultato, invece trovi molto di più, come 1500 ultras napoletani che, in ordine sparso, assaltano un treno cacciando qualche centinaio di passeggeri per farsi posto, fermano per 3 volte il loro stesso convoglio per giocare con i freni di sicurezza, danno vita all’ effetto tutto padano della nebbia alla stazione Termini accendendo fumogeni appena scesi dal suddetto treno… Ah, il tutto, ovviamente, senza possedere, in buona parte, un biglietto delle Ferrovie dello Stato. Provvedimenti dal Viminale sono attesi già per la giornata odierna, e magari non saranno generalizzati a tutte le tifoserie (o magari si), ma comunque vada non porteranno sicuramente nulla di buono anche a chi napoletano non è.

Passettino indietro: Cesenainbolgia ha vantato tanti editorialisti ultras o per lo meno intrisi di quel senso di comprensione di determinati valori (potremmo chiamarlà mentalità): Jules e A Mano Armata su tutti. Chi vi scrive, purtroppo, non riesce con tutta la buona volontà ad entrare in certe dinamiche di pensiero, e spesso non può far altro che strizzare gli occhi nel tentativo di capire; vivo, diciamo, in una sorta di limbo tra chi “mastica” mentalità, e chi confonde il termine ultras con delinquente. Non ho mai considerato gli ultras il male del calcio, anzi, ricordo ancora il fascino del mio Manuzzi vestito di bianconero, carico e rumoroso grazie proprio al loro impegno; no, considero gli ultras (mi si conceda la generalizzazione), piuttosto il male di sé stessi. Perché? Perché se io, ibrido del tifo, resto schifato da quanto accaduto ieri a Roma, un ultras, infangato nel nome e demonizzato ancora una volta di più senza che ce ne fosse bisogno, dovrebbe urlare ai 4 venti e con tutta la sua voce che tutto questo non c’ entra nulla con lui e con quello che è il suo credo e il suo modo di vivere il calcio; o almeno questo è quello che un ideale e la convinzione nello stesso mi spingerebbero a fare. Così apro il settore ospiti del mio amato forum, e stranamente mi trovo pienamente in accordo con chi è molto più ultras di me, con chi ritiene pretestuosa la concessione della trasferta in libertà, con chi sottolinea che non sono questi i “tifosi”, e con chi biasima l’ operato dell’ osservatorio. Fin qui, tutto bene; faccio un giro in rete, facendo lo slalom tra i commenti scandalizzati di chi ancora è convinto che il mondo sia brutto e cattivo, e con mio grande stupore trovo il nulla nei forum di taglio “ultras”; non un editoriale,non un comunicato, neppure il copia – incolla delle notizie di agenzia, il nulla totale. Quello che si chiede ora il sottoscritto, è semplicemente: perché? Perché un atteggiamento così sproporzionato tra il sottolineare le assurdità dei decreti legge e il tacere su coloro che li infrangono nei modi più beceri? Spesso, molto spesso, ci lamentiamo in primis sulla rete, per i discutibili “pesi” che vengono dati alle notizie da parte dei media, pronti ad enfatizzare piuttosto che tacere sugli argomenti a seconda dei propri interessi; ma le possibilità del media internet sono proprio quelle di offrire un’ informazione più “corretta”, mentre in tutta franchezza pare che i metodi utilizzati dall’ altra parte della barricata della comunicazione siano i medesimi: la polizia abusa del proprio potere a 1000 chilometri da qui? Squillino le trombe! I tifosi dietro l’ angolo si comportano da delinquenti che nulla hanno a che vedere con ogni tipo di valore sportivo ed etico? Ssshhh, un bel “Matarrese in galera” e si cambia argomento. Eh si, perché quello che dispiace è che nelle curve continueremo a leggere intere pagine di frasi fatte e motti, e soltanto (nella più rosea ipotesi) una o due righe di disappunto riguardo argomenti che un ultras più di chiunque altro dovrebbe aver a cuore condannare. Questo proprio non riesco a capirlo, e per una volta, anziché dire qualcosa io a voi, ho pensato di mettermi dall’ altra parte e chiedere delucidazioni. Perché se davanti ad episodi che infangano gratuitamente il nome degli ultras, quel che continua a contare di più è riempire pagine di slogan contro “repressione” e “calcio moderno”, a scapito di una doverosa e strenua difesa del proprio onore macchiato, allora qualcosa davvero mi sfugge…

Mattia Guidi

 

Da Cazzioli a Bisoli

Rubriche - Vox Populi

Il periodo di tempo che intercorre tra un numero e l’ altro di questa rubrica non è mai tempo perso; tutt’ altro è di estrema utilità per cercare di comprendere, interpretare, confrontare i pensieri e le impressioni personali con quelle di tante singolarità sommate l’ una all’ altra. Ed è così, che come una sorta di Piero Angela nostrano, me ne torno “in onda”, dopo settimane di sano svago alternato al proficuo studio degli umori bianconeri.

In tutta sincerità, questo è uno di quei momenti in cui un editorialista, o presunto tale, si sente tremendamente a disagio: non possiamo parlare di campionato esaltante, ma nemmeno fallimentare; non vi sono notizie di estremo rilievo in positivo, ma nemmeno in negativo. Tutto quanto riguarda il Cesena sembra galleggiare in un limbo di indefinibile “normalità”, dal campo di gioco, passando per la società, fino ad arrivare al tifo; inutile soffermarci sui salotti televisivi, che oramai da tempo ci avevano rassegnato alla mediocrità di interviste e dibattiti, cogliendo picchi di fantasia soltanto nell’ ambito di battute ed ammiccamenti riguardanti “il balcone più bello della romagna”. Mediocrità, appunto, penso che sia il termine più rappresentativo di questo periodo dove non si stravince ma nemmeno si straperde, non si contesta ma nemmeno si esulta. Polemiche e lodi, quindi sono rimandate a data da destinarsi, e quel che ci resta sono le riflessioni; e le riflessioni mi portano, tramite contorte associazioni di idee, alla stagione 2000 \ 2001, e a quella 2003 \ 2004.

Quella del 2000 fu la stagione del ritorno nella vecchia serie C: dopo una ridicola quanto rovinosa retrocessione agli spareggi con la Pistoiese, il cavalluccio ripartiva con l’ obbligo autoimposto di tornare immediatamente al palcoscenico della categoria superiore; via il vecchio tecnico, e dentro il nuovo che avanza, Fabrizio Tazzioli, in fase di ascesa dopo ottime stagioni a Carrara e Livorno, e così presentato dall’ allora ds De Falco: “un allenatore giovane, preparato e pieno di entusiasmo. Proprio quello che serviva a noi”. Il neo allenatore potè contare su un organico di valore indiscutibile (basti ricordare il tandem d’ attacco Campolonghi – Taldo, o il lusso di Mantelli centrale difensivo, e Superbi - Scienza a centrocampo), portò con sé qualche suo pupillo (come non ricordare Stringardi), ma dovette pure fare i conti con un ambiente logorato dall’ annata appena conclusa, e poco paziente in termini di risultati. Così il buon “Tazzio” rimediò un esonero che segnò di lì in avanti la sua carriera. Tre stagioni più tardi, dopo illusioni, beffe, e gestioni da dimenticare, fu un altro Fabrizio, Castori da Tolentino, ad avere il coraggio di sedersi su quella che era una delle panchine più delicate della terza serie; il resto è storia nota, con il Mister che raccolse la difficile eredità di Iachini e riportò il Cesena in serie B, puntando fortemente anch’ egli su uomini di sua fiducia quali Bocchini, Ambrogioni e Pestrin. Oggi sulla panchina bianconera siede Pierpaolo Bisoli, simile per molti tratti ai due sopracitati ex tecnici dalle antitetiche fortune calcistiche: in primis Bisoli, come Tazzioli, arriva con la fama di allenatore giovane, emergente e voglioso di mettersi in mostra, e come lui è chiamato a riportare in serie B una società reduce da una retrocessione ignobile; allo stesso modo ricorda molto Castori nel suo carattere deciso, nell’ agonismo che trasmette con le proprie dichiarazioni e nel suo farsi volontariamente bersaglio delle critiche ai suoi ragazzi. Con entrambi condivide la scelta di portare con sé uomini di fiducia, vuoi per lo spogliatoio, vuoi per il loro valore sul campo: in quest’ ottica inutile sottolineare come le scelte di Castori siano state talmente fortunate da meritarsi un piccolo pezzo di storia bianconera, mentre quelle del suo predecessore non sono state, eufemisticamente, altrettanto azzeccate. E Bisoli? Bisoli si trova, guardacaso anche sotto questo aspetto, a metà strada tra le due tipologie di confronto, con i “suoi” Zebi, Segarelli, e Bonura che dovevano rappresentare un investimento sicuro, ma che ad oggi sono solo un grosso punto interrogativo; e mi sembra onesto dire, pur con tutta la massima fiducia che da sempre il nuovo mister ispira, che se tali punti saranno interrogativi anche a dicembre, il rapporto di similitudine si sbilancerebbe pericolosamente verso il Fabrizio sbagliato… Lungi da queste poche righe dare spunti polemici o di contestazione, un periodo di assestamento è fisiologico in una squadra del tutto nuova e che per di più deve affrontare un campionato equilibrato e agonisticamente impegnativo come la nuova “Prima Divisione”; la riflessione vuole solo sottolineare quanto gli equilibri e le alterne fortune nel calcio possano rendere in bilico un allenatore, e la sua relativa epoca calcistica, tra due posizioni del passato recente così opposte. Chissà, magari tra qualche mese Bonura si rivelerà un nuovo Ciaramitaro e Zebi si metterà a fare il Pestrin, con Motta e Chiavarini che bucheranno a raffica le reti avversarie, ma per il momento, in attesa di certezze in positivo o in negativo, non ci resta che attendere che dal bozzolo dell' ibrido “Cazzioli” nasca un memorabile e vincente Bisoli.

Mattia Guidi

 
<< Inizio < Prec. 1 2 Succ. > Fine >>

Pagina 1 di 2

Questo sito web utilizza cookies di profilazione di terze parti per inviarti pubblicita' e servizi in linea con le tue preferenze e per migliorare la tua esperienza. Chiudendo questo banner o cliccando qualunque elemento sottostante, acconsenti all'uso dei cookies. Se vuoi saperne di più guarda le nostre privacy policy.

Accetto cookie da questo sito.